COME E’ ALLEGRA VENEZIA ORA IL PUBBLICO PER IL PRIMATO

Arrivo tardi e chiedo scusa. E’ che ci ho pensato molto, in questa settimana, trascorsa in modo ostinato e contrario alla rubrica del maestro Gianni Mura su “Repubblica”. I miei, infatti, sono stati sette giorni di buoni pensieri. Merito della Spal, manco a dirlo e scriverlo, e merito soprattutto del passato recente. E’ andata così. Ho letto di Spal, dopo una vita, su tutti i quotidiani sportivi nazionali. Peccato che non abbiano quasi mai citato l’incredibile maratona corsa dal presidente (Ave) Cesare Butelli con il gagliardetto in mano. Pazienza. Comunque sia mi è venuta in mente l’estate appena passata. Mi sono ricordato di quelli che dicevano che la Spal sarebbe finita, che senza ferraresi potevamo dire addio al calcio nostro. Sono state interminabili quelle settimane e posso scrivere di averle vissute in prima persona, spesso senza nemmeno riuscire a prendere sonno. Poi è successo quello che è successo, è arrivata la nuova società e, oggi, a distanza di pochissimi mesi la sfortuna si è finalmente trasferita in altri luoghi. Si dice: ognuno ha quel che si merita. Bene. Allora noi spallini ci meritiamo davvero questa (rara) rivoluzione compiuta. Abbiamo avuto culo, e richiedo scusa, ma è stato proprio così. I segnali sono praticamente quotidiani e molti, anche giustamente, neanche ricordano tutta una serie di disservizi, di problemi e di altre cosucce mica da ridere che ora sembrano appartenere a una vita fa e invece era ieri. Pensavo a tutto questo e pensavo pure che era un secolo, o quasi, che non aspettavo fiducioso la domenica, che non mi fiondavo a leggere gli squalificati e gli infortunati della squadra avversaria, che non vivevo la partita con il terrore di prenderne un sacco e una sporta. E qui arrivo all’attualità che si chiama “Come è allegra Venezia” e all’ultima dimostrazione, ammesso ce ne fosse bisogno, del fatto che quello che dicevo prima, modestamente scrivendo, è verità sacrosanta. Diceva Mazzone, qualche anno fa: “Ce poi avè pure Maradona ma se a dirige ce metti Giggetto quello che venne er pesce a Testaccio nun vinci manco a scopetta”. Ha ragione Carletto. La società è la base di tutto. E questa Spal assomiglia un po’ a “La fiera dell’est” di Branduardi. Il presidente che sceglie i soci, che scelgono il direttore generale, che sceglie i giocatori e l’allenatore, che sceglie il tipo di gioco e…. venne il campionato che si mangiò i pronostici e per i suoi tifosi la Spal dominò. Chiuso il delirio musicale (sono messo male, lo ammetto, ma è colpa di questa euforia spallina), quello in corso non è un torneo dominato ma la rima serviva per adeguare il testo di Branduardi. Di vero, però, c’è tutto il resto e quest’ultima partita a Venezia (dove non si vinceva addirittura dal 1962!) è soltanto l’ultima conferma in ordine di tempo. Anche in Laguna, infatti, Dolcetti e i suoi hanno giocato per vincere. Subito in vantaggio, poi il pari che non ha abbassato il morale e la voglia, infine il gol vittoria di La Grotteria che ritorna titolare e decide subito a dimostrare che è tutta la Spal a convincere e che il gruppo c’è. Ogni domenica la squadra cambia ma difficilmente cambiano le prestazioni. La classifica di oggi sembra compilata da un ultrà incallito. Due punti dal primo posto. Cosa che a dirla, o anche soltanto a pensarla, due mesi fa si rischiava di passare per pazzi. E pazzi lo siamo tutti, e sul serio, ma per questa Spal. Che domenica prossima affronta proprio la capolista con un obiettivo che io non mi sogno di scrivere nemmeno sotto tortura. Però ci spero, e parecchio. Altro da dire o scrivere non c’è. Se non il solito, ma ancora più forte e sentito invito a Ferrara tutta. Andate al Paolo Mazza. Questa società e questa squadra meritano un affetto e una stima costanti. La curva ha già dimostrato tutto e anche di più fino all’ultima gara, in quel di Venezia, con più di cinquecento tifosi presenti. Adesso tocca al resto della città. Scuse non ce ne sono più. C’è, invece, la Spal. Tanta Spal. E non è poco.

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