LA DECISIONE INEVITABILE E L’UNICA SCELTA POSSIBILE

Habemus mister. Per il resto cominciamo male. Dai passi indietro, cioè, ma prima ancora, come comandamento giornalistico comanda, dalla notizia. La società Spal ha deciso di esonerare Dolcetti. E’ stata una decisione soffertissima, lunga, faticosa perché il tecnico è sempre stato difeso con un coraggio difficilmente riscontrabile in questo mondo e perché la persona, alla faccia di chi ha sempre storto il naso davanti al suo stile, alla sua intelligenza, alle sue parole sempre azzeccate. Fatale al’Aldo è stata la partita di domenica scorsa. Incomprensibile. Forse anche per lui. La scelta è caduta su Egidio Notaristifano, uguale allo stesso Dolcetti come modo di giocare, e anche amico dell’ormai ex tecnico spallino. Una scelta che personalmente condivido (chiedere a Pozzi o a Schena per credere) perché si tratta di un allenatore che ha fatto miracoli a Legnano e bene a Novara e che privilegia la ricerca del gioco. Notaristefano è stato preferito a Ezio Rossi, l’altro papabile dopo una giornata infinita di riunioni al vertice della società biancazzurra. E’ piaciuto subito, l’ex giocatore del Como, per voglia, chiarezza, ambizione, carattere. A lui va ovviamente il più grande e sentito in bocca al lupo. A Dolcetti e al suo ottimo staff va invece un abbraccio stritolante accompagnato dal rammarico di non aver potuto concludere insieme all’Ars et Labor questa bella avventura e unito a un grazie grande così per tutto ciò che è stato fatto partendo da zero l’estate scorsa. Un inchino, poi, allo stile che si conferma nelle sue prime parole.    
Il resto di questa rubrica l’avevo scritto prima della decisione societaria e lo confermo oggi anche se, ovviamente, va letto sapendo che è stato scritto a caldo, domenica sera. Dopo il quarto ko casalingo i casi erano due. O la squadra non era all’altezza della situazione e da qui ne derivano queste prestazioni piene di alti e bassi e di atteggiamenti timorosi, oppure era l’allenatore a non riuscire a ricavare il massimo da questo gruppo di calciatori. Alternative, purtroppo, non ce n’erano. Personalmente, per quello che conta saperlo poi, confesso di essere stato in grande difficoltà. Da una parte ho sempre pensato e scritto che la Spal di oggi è più forte dell’anno scorso, dall’altra credo di essere tra i pochi che hanno sempre attribuito capacità all’allenatore Dolcetti. Oggi, però, è giusto rimandare il problema agli unici che possono rispondere alla mia domanda di cui sopra: i dirigenti. Non a caso sono stati il presidente Butelli, il direttore Pozzi, l’amministratore delegato Bena e anche l’uomo più a contatto con la squadra, cioè il team manager Schena, a rispondere alla stessa domanda di prima. In fondo non era nemmeno troppo difficile. Se fosse stata la squadra a essere sopravvalutata si poteva intervenire a gennaio. Invece no. Si è scelto di cambiare anche perché era ed è davvero difficile spiegare e motivare questa discontinuità che, dopo tredici partite, non chiarisce il potenziale di questa Spal.
Tornando a domenica, la Spal che avevamo (evidentemente sbagliando) già considerato guarita e rinata è invece caduta proprio come e dove aveva già perso. Senza fare niente di particolare, quindi, e al Paolo Mazza. Un dato, ancora più del gol su rigore che ha deciso il match, fa particolare impressione. Riguarda il numero degli ammoniti tra i biancazzurri, cinque, rispetto agli appena due cartellini comminati al Lanciano. A prescindere dalla prestazione dell’arbitro si tratta di numeri che raccontano del nervosismo ingiustificabile in una partita che era soltanto da giocare serenamente sull’onda dell’entusiasmo della partita precedente. Invece no. Poche occasioni da gol, troppi rischi nonostante uno schieramento all’inizio (troppo) poco offensivo visto che anche in casa Bazzani si è accomodato in panchina – ma la ripresa giocata a due punte non è che sia andata meglio – e spiega decisamente poco l’atteggiamento super-mega-iper fiscale dell’arbitro se crei così poche occasioni e, bene che vada, alla fine avresti meritato un pareggino ininfluente. Così come non basta, alla voce scuse, chiamare in causa la comunque pesante assenza dell’unico capace di dare ordine, Migliorini, soprattutto in una giornata in cui la prestazione di Centi è da dimenticare.
Inutile ripetere concetti già messi nero su bianco quest’anno. Quest’ultima sconfitta è più fastidiosa delle altre proprio perché temporalmente in mezzo al periodo migliore dei biancazzurri. Mi preoccupa l’aspetto-mentalità perché dopo essersi rimessi in carreggiata non si può proprio perdere in casa. A proposito. Leggevo la webcronaca de Lo Spallino, domenica, e intanto sentivo la radiocronaca. Mi aggrappavo anche al giudizio del bravo radiocronista Stefano Calasso che raccontava di una Spal che non meritava di perdere. Mi fido ma manca un pezzo al giudizio. Non meritava di perdere, la Spal, ma nemmeno di vincere nonostante la voglia del debuttante (dall’inizio) Marongiu, una delle note positive di questa domenica da mettere subito in archivio e, purtroppo, non in classifica alla voce: dimenticare in fretta. Quello che invece non si può dimenticare e, anzi, bisogna tenere ben presente è il fatto che al Lanciano, squadra sì da trasferta visto che è ancora imbattuta ma certo non formazione insuperabile, è stato concesso decisamente troppo e più dalla Spal che da un arbitro scarso.
Per fortuna il calendario mette subito in programma la partita più impossibile che c’è. Quella di Verona. La gara ideale, insomma, per provare a farsi perdonare una brutta domenica e una brutta ricaduta. La speranza è che la squadra possa andare a giocarsela insieme con i suoi tifosi alla faccia degli ormai tradizionali, probabili, assurdi divieti. Anche questa, però, non potrà essere e non sarà una scusa. Per ora vince la (personale e non solo) delusione per un risultato che proprio non ci si poteva aspettare e la voglia di smetterla qui, di scrivere, perché resta davvero poco da aggiungere a parte il solito, sempre doveroso Forza Spal rinvigorito perché ora aggrappato al cambio in panchina deciso dalla società. Tanto per essere chiari va aggiunto che ora gli alibi sono finiti, lo devono sapere tutti a cominciare dai giocatori. Ora è inutile continuare a parlarne o a scriverne. C’è soltanto, si fa per dire, da lavorare e da pensare positivo per recuperare il tempo perduto. Come cambio di allenatore conferma Butelli e i suoi collaboratori ci credono. Quindi come prima, più di prima… Forza Spal.      
C’entra nulla ma mi va di rendere noto che, sempre da questa deludente domenica, ho trovato la mia seconda squadra. Si tratta dello Stromboli, formazione che milita in Terza Categoria. Il motivo è facile facile. Un guasto all’aliscafo che doveva portare a Milazzo i miei campioni di riserva non ha impedito ai ragazzi di tentarle tutte per non arrendersi a un giorno di festa senza calcio e ha obbligato i nostri eroi a percorrere quaranta miglia marine a loro spese a bordo di un gommone di proprietà di un giocatore dello stesso Stromboli. Loro sì, grandissimi.

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