LA FESTA DEL RITIRO GOLIARDICO E QUELLI CHE SONO LORO LA SPAL

Ho compiuto quattordici anni il giorno di Spal-Bolzano. E’ stato in quel momento, lì sugli spalti dell’impianto di Mezzano, che ho capito che è veramente questa l’età più bella. E pazienza se a vedermi sembro decisamente più vecchio. La pancetta, i capelli bianchi ai lati, il fatto che fumo e che bevo e mica poco, insomma l’età fanciullesca è soltanto quella dello spirito. Da quando sono venuto qui in ritiro con la Spal sono ringiovanito in un battibaleno. La lettura dei giornali in albergo con Loro, la colazione con Loro, la sigaretta con Loro, poi l’allenamento, la cena, due chiacchiere, le carte, Meloni detto il biscazziere, il poker dove comanda Zambo… mi sembra di giocare a subbuteo con omarini in carne e ossa e decisamente poco miniature. Ecco perché questa mia regressione fatale che, soltanto in parte, può spiegare quello che non sarà un articolo ma una lista di pensierini tipica dei quattordici anni. Che comincia dal viaggio di partenza.
Il ritrovo alle 7 del mattina in piazza Verdi. Il trasferimento verso Mezzano con Maurizio, il fratello di Sir Pongo. L’arrivo a Mezzano e l’incontro con la squadra. La conoscenza dei nuovi finora conosciuti soltanto via facebook. Il primo pranzo che non si scorda mai su in baita con Hoss, 10may, Ditto e la Stefi. Il via all’alcool libero a prescindere dalle ore della giornata. La grappa che è alla genziana o all’arancia. Il primo allenamento. Le chiacchiere con il Comandante.  Poi la serata a sorpresa quando tra Vecchia guardia e Astra l’arrivo in albergo è in massa e il buon Pozzi al suo bel daffare per convincere Pv che no, a quest’ora non può andare a salutare Bazzani. Poi succede di tutto di più. Pv che perde i pantaloni un minuto sì e l’altro pure, la proprietaria dell’albergo che chiede al Comandante di vietare l’accesso alle camere all’uomo nudo, cioè al solito Pv che chiede cento euro alla moglie di Pozzi per accettare il divieto alle stanze. Detta o scritta così non da l’idea del divertimento. Il resto è la messa, sì la messa, per mantenere il voto fatto quando il Comandante ha detto no al Bassano, l’arrivo di Serg e di Manu che sono partiti da casa Butelli a Lucca a notte fonda e passando per Ferrara sono arrivati in tempo anche loro per la funzione religiosa obbligata dal voto fatto e la Stefi costretta ad alzarsi all’alba perché la nostra messa va documentata. Quindi un altro pranzo e stavolta c’è anche il mitico Francesco Ulivi spallino da Poggibonsi, l’attesa per l’amichevole con il Bolzano neanche fosse la finale di Champions con il Chelsea, l’arrivo al campo mezzora prima nemmeno fossimo al Bernabeu e poi il delirio, la festa, un pomeriggio che entra tra i primi dieci di una vita onestamente più che soddifacente, tre ore di risate che è impossibile scrivere al computer la cronaca della partita e anche qui tocca ricorrere al pensierino, a una serie di pennellate perché ci vorrebbe un’enciclopedia per raccontare tutto e un artista per decrivere lo stato d’animo. Da Roma, tanto per dire, nessun collega si azzarda a telefonare perché sanno dell’esperienza indimenticabile per un malato di Spal. Quelli che riescono a leggere il mio stato entusiasta su facebook o si preoccupano per quel che rimane della mia salute mentale, tipo Dario Celli del Tg2, oppure ridono giustamente di questo povero pirla che sono io in balia degli eventi biancazzurri e della goliardia più sfrenata. E allora eccoci.  
Arrivano i tifosi e lo spettacolo comincia. Giagio chiede se qualcuno vuole una birra e dopo cinque minuti riappare con una cassa in mano, Leo fa suonare un megafono techno, Pv urla a Zambo che a Lecce “a ghe un sol ristorant, un molo e le fighe sono tutte da Massimo”, Red che fa partire il coro “noi non siamo uno Spal club”, Geo che lancia “Don Bedin” e lui che risponde con una benedizione, tutti che partecipano, Riccardo che canta, Smoking pure, Fioro fa il capo degli ultras e io ci metterei la firma perché fosse così ancora, le fidanzate che partecipano, le battute che si sprecano. Nel dopo partita, poi, la goliardia prosegue, il collega Sovrani subisce pannelli pubblicitari con scritte tipo bagni e servizi che Pv mette dietro l’intervistato, i giocatori restano lì a scherzare, Schiavon, Meloni, Zamboni e anche Dolcetti si prestano a questo nuovo e familiare clima che si respira. E qui il quattordicenne che di questi tempi è in me ha un improvviso scatto di maturità (apparente) prima di chiudere questa versione estiva di una rubrica che da quest’anno andrà in stampa soltanto sul sito de Lo Spallino. Il resto, infatti, sono pensieri e parole in seria libertà. Considerazioni sparse e personali sulla nuova Spal.
In attesa che il mercato si concluda la squadra è più forte dell’anno scorso. Il reparto maggiormente rafforzato è il centrocampo dove Bedin e Migliorini già sembrano una coppia piuttosto assortita. Bazzani è una scommessa che in caso di vittoria vale tantissimo. Meloni può solo crescere ma il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette. Zambo deve per forza rimanere. Bortel sembra essere spallino da parecchio per sicurezza e tranquillità. Dolcetti ha un organico più consono alle sue idee calcistiche. Il clima che si respira attorno alla squadra, rispetto a un anno fa, è decisamente migliore. Le amichevoli contano zero ma i tantissimi tifosi venuti a fare scampagnate a Mezzano dimostrano l’affetto ritrovato e contagioso. Ce ne sarebbe tanto altro da dire e scrivere. Per ora, però, basta così. Anzi no. Siamo noi e sono loro, la Spal.

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