LA FIDUCIA DI UN BASTIAN CONTRARIO E LE REGOLE NON UGUALI PER TUTTI

Avvertenze: non sono impazzito e scrivo subito che la Pro Patria ha meritato. Modalità d’uso: fermatevi qui o voi che leggete e sul due a zero per i bustocchi stavate già pensando, e purtroppo anche scrivendo, dei presunti errori del tecnico e poi che Arma è scarso, che i playoff sono a rischio. Ecco, non condividerete una sola riga di questo articolo. Meglio. Vado fiero di questa differenza non solo calcistica. Ha perso una gigante occasione, la Spal, questo è poco ma è sicuro, e parecchie cose non sono funzionate ma se si parla o scrive a caldo è normale che escano colossali cazzate. Personalmente credo che i veri errori siano stati due. Uno: disputare quel brutto primo tempo. Si fosse immeritatamente rimasti sullo zero a zero fino al riposo (e mannaggia all’infortunio di Lorenzi!) saremmo qui a commentare un’altra partita e forse un risultato opposto. Due: non avere avuto l’umiltà di giocare più coperti all’inizio con quel super Centi nella sua antica posizione a scapito dell’ottimo, ma a partita in corsa, Agodirin. Siccome resto dalla parte degli ottimisti e non cambio il mio pensiero ogni domenica o, peggio, ogni risultato, continuo a pensare positivo. Perché anche questa domenica ha ribadito che ogni settimana succede di tutto e la classifica continua a dire che la Spal disputerà i playoff, cioè quello che nemmeno qualche pazzo più ottimista di me poteva immaginare all’inizio della stagione. E visto che sono in tema bicchiere mezzo pieno aggiungo tutto d’un botto, in modo che i critici, leggendo, pensino per un attimo di avere un crollo immediato e verticale della vista, che a me è piaciuta tantissimo la reazione della Spal nella ripresa, quel modo di ritornare in campo dopo, ribadisco, un primo tempo più che sofferto. Un’occasione dopo l’altra, un palo, un gol annullato, uno sbagliato, uno salvato sulla linea e quella cosiddetta rete della bandiera che dopo lo sconforto del meno tre non era facile realizzare. I quarantacinque minuti forse migliori dell’anno. La Spal può essere questa, cari depressi cronici. Una squadra buona che sta facendo un torneo ottimo. Una squadra che nelle ultime settimane ha ritrovato il carattere e la voglia che, forse per presunzione, aveva smarrito. Una squadra che ora, ma anche prima, deve guardarsi dalla rimonta di squadre importanti costate quattro volte tanto, vedi Padova e Verona (no, la Pro Patria qui non c’entra perché non è costata nulla, zero, nisba, gratis!), ma può arrivare in fondo e regalare al suo pubblico la meritatissima e inaspettata appendice di fine stagione.
Fanno abbia anche i risultati delle prime della classe che hanno dimostrato, pure loro, parecchie difficoltà giusto per confermare che questo campionato si deciderà all’ultimo secondo dell’ultima giornata. Ecco perché con un diverso approccio iniziale il punticino, utilissimo, si poteva portare a casa e avrebbe anche avuto un signor peso in un paese e in uno sport normale, quindi aspettando la tosta penalizzazione, anzi la cancellazione, della Pro Patria perché rispettare le regole non può essere un optional. Garantisco al Comandante Pozzi che se mi assume come suo collaboratore l’anno prossimo facciamo una squadra più forte della Pro. Senza pagare nessuno, s’intende.
Vabbè, guardiamo in casa nostra. Quest’ultima sconfitta, paradossalmente, può dare forza e convinzione. E guai a pensare alla prossima trasferta di Novara. Prima c’è il Legnano che ha appena fatto diventare un po’ più quadrate le teste dei reggiani. Dopo aver visto la partita grazie a un “miracolo” di un amico, scrivo forte e chiaro che da Busto, proprio come da Verona all’andata, la Spal porta via zero punti ma anche la consapevolezza di quale sia il suo potenziale. Si cresce così. Scorciatoie (legali) non ce ne sono. Peccato, sì, perché guardando indietro qualche rimpianto per una classifica che poteva essere persino migliore esiste. Nel mio piccolissimo ci credo ancora di più. E ho la certezza di essere in buona compagnia. Di quelli che a Busto c’erano. Certo, non di quelli che da uno streaming, oltretutto mal funzionante, anche stavolta hanno capito tutto. Di moduli, prestazioni, tattiche. Beati loro. E si fa per dire.  

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