LA PRIMA BRUTTA SPAL E L’OCCASIONE IMMINENTE

Dice il saggio che la prima volta non si scorda mai. E invece questa prima, brutta Spal della stagione bisogna scordarla subito. Contro la Pro Sesto non si è vista la squadra che ha cominciato alla grande questo campionato. Non si sono viste le occasioni da gol, non si è vista la concretezza, non si è vista la testa giusta. Insomma non si è visto quasi niente malgrado la lunga superiorità numerica che anche con il Portogruaro era servita a poco. Si è giocato male, a tratti non si è proprio giocato, e dal punto di vista della maturità non è un bel segnale questo pareggino in extremis a casa di una squadra non così scarsa come la raccontano, ma di sicuro non al livello di Centi e compagni. Il problema è che se non metti in campo l’aggressività, la fame, la voglia, l’umiltà le prendi da chiunque e in qualsiasi categoria. E questa è una bella lezione da prendere e portare a casa. Aggiungo, per chiudere la parentesi negativa, che bisognerà abituarsi ad affrontare chi ti mena dal primo all’ultimo minuto. Così va il calcio, o i calci, e anche se non è cosa buona e giusta è comunque cosa vera. Punto.
Scritto tutto questo, siccome l’ottimismo, almeno quello calcistico, non passa come un raffreddore, il punticino rimediato in zona Zamboni mi fa sorridere, e parecchio. Se dopo la prestazione con la Pro Sesto riesci a muovere la classifica, allora va benissimo, altro che. Anzi, verrebbe da dire che, dimenticando il poco aiuto della fortuna (non) avuto in precedenti partite, stavolta ci è stato restituito un punto importante. Un punto che serve a tutti quei marziani poco equilibrati che il giorno dopo una vittoria parlano di serie B e magari, appena sette giorni dopo, davanti a un pareggio, si disperano immaginando in una sofferta salvezza il massimo dell’obiettivo possibile. Democristianamente dovrei scrivere che sto nel mezzo. E invece no. Perché di democristiano non ho nulla, almeno spero, e soprattutto perché credevo, credo e continuerò a credere che questa Spal sia una signora squadra capace di salvarsi serenamente e di sperare addirittura in un posto nei playoff se manterrà quella fame e quella voglia fin qui evidenti, Sesto San Giovanni escluso.
L’occasione per rifarsi, ammesso e non concesso che ci sia da rifarsi, è imminente. Stadio Paolo Mazza. Domenica 2 novembre. Spal-Padova. Partita da anni che furono, partita che non una vita fa condannò una Spal bellissima, quella di Discepoli, in pratica alla retrocessione in C1, partita che la parte più calda del tifo ferrarese considera la più importante della stagione. Certo, il passato è passato, confermerebbe anche Catalano. Quella di oggi è un’altra storia, un’altra Spal, un’altra società. Manca una settimana, o quasi, di lavoro prima di affrontare una delle formazioni migliori della categoria. Bisogna arrivare all’evento ritrovando l’umiltà e, ripeto ancora una volta, la fame. Queste devono essere le caratteristiche degli uomini di Dolcetti. Per aiutare questa squadra, poi, e anche qui mi ripeto per l’ennesima ma non ultima volta, Ferrara potrà dare una bella mano ritornando ad andare allo stadio, anzi: alla Spal, come ai bei tempi. Con il Padova non ci sono scuse. Cinquemila spettatori devono essere il punto di arrivo, ma soltanto per ora. Si deve sentire un “Forza Spal” trasversale. Un incitamento costante che parta dalla Curva, prosegua per la tribuna laterale e termini in quella centrale. Per quanto mi riguarda comincio subito. Forza Spal!

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