LA CONDIVISIONE DEL DOLORE, LA SCALA DELLE RESPONSABILITA’, GLI ATTI DOVUTI E IL FUTURO DEL CLUB SPERANDO NEL RISVEGLIO ECONOMICO DELLA CITTA’. MA OGGI E’ ANCORA IL TERREMOTO A SCONVOLGERE TUTTO E TUTTI

Pubblico questo articolo in ritardo rispetto al solito orario a causa dell’ennesima mattina di terrore per il terremoto soltanto perché, dopo la retrocessione, non vorrei che il mio silenzio fosse equivocato. Prima di tutto voglio mandare, da qui, un abbraccio sovietico (quelli stritolanti) a tutti i ferraresi e ai pensatori che soffrono. Quelli, cioè, che in giornate terribili, vedi domenica scorsa, non hanno tempo né voglia e nemmeno gli passa per il cervello di dare sfogo alla propria rabbia alla rinfusa semplicemente perché da innamorati spallini quali sono il dolore è troppo grande, forte, livido, immenso e non hanno parole ma solo tristezza. Marco da Pavia (!), Germa, Gianlu e tanti ma tanti altri che ci vorrebbero righe su righe per citarli tutti. Con loro, a parte l’amore per la Spal, condivido questa ferita che lascia attoniti, vuoti prima ancora che rabbiosi. Sto da sempre con tutti quei ragazzi o anziani o bambini che siano che mantengono la lucidità e non hanno frustrazioni represse da vomitare sul web o allo stadio o a casa loro. Fatta questa premessa, prima di arrivare al punto, spendo col cuore un altro po’ di spazio per fare un gigante in bocca al lupo, anche se non ne hanno bisogno, a tutti gli amici de LoSpallino.com che, come annunciato da tempo, hanno preso in mano questo sito e già domenica hanno dimostrato quanto sono bravi. A Orla, nuovo Direttore, a Diego molto più di un Caporedattore e a tutti gli altri va il mio grazie immenso per non aver fatto morire questa testata che in pochi anni ha fatto cose e raggiunto numeri per i quali andremo sempre fieri e orgogliosi. Quelli che, invece, hanno pensato che le mie dimissioni fossero dovute a chissà quale oscuro motivo immagino abbiano scoperto in questi giorni che si è trattato soltanto di una mia doverosa decisione figlia di un nuovo incarico professionale che rende incompatibile, e addirittura vietato (perché in Rai la qualifica di caporedattore è considerata dirigenziale e non ammette altri compiti), il mantenimento della direzione di questo sito. Devo scrivere con sincerità che visto il risultato sportivo della Spal sancito domenica avrei comunque rassegnato le dimissioni perché sarebbe stato giusto. Quando si perde, si perde. Vale per tutti, quindi anche per il sottoscritto.
Ma veniamo a domenica. Una domenica che se non fosse per il bellissimo, costante (e solito, almeno quest’anno) incitamento alla squadra da parte del popolo curvaiolo sarebbe stata persino più drammatica di quello stramaledetto spareggio perso con il Portogruaro. Ma se si tratta di partite decisive post campionato la memoria di spallini non ha un solo precedente tranquillizzante a parte un ormai lontanissimo confronto con la Solbiatese. E’ andata male anche stavolta. Malissimo, anzi. La Spal è retrocessa e in attesa di sapere se ci sarà la riforma dei campionati – cosa che nessuno oggi può assicurare o escludere semplicemente perché non si sa ancora chi si iscriverà o meno – tocca scrivere della realtà. La realtà è questa. La Spal è ritornata in Seconda divisione dopo il ripescaggio di quattro stagioni fa. Ha sbagliato partita, con il Pavia, ma può succedere e comunque la retrocessione è ovviamente figlia delle penalizzazioni senza le quali Vecchi e i suoi ragazzi non avrebbero nemmeno rischiato gli spareggi sfigati. E qui è evidente che le mancanze e i ritardi economici della società siano stati determinanti. Lo scrive uno, io, al quale anche in queste ore ma non solo viene comprensibilmente rinfacciata la vicinanza alla stessa società, e in particolare al Presidente Butelli, proprietario del club quindi primo responsabile delle mancanze di cui sopra. Che poi le penalizzazioni non siano cosa di ventiquattro ore fa sarebbe inutile sottolinearlo anche se è ritornato ovviamente a essere l’argomento principale. I meno otto punti ci sono, restano, contano e hanno deciso le sorti di Zamboni e compagni e questo basta anche se non ho cambiato idea perché, tenetevi forte, continuo a credere che aldilà di clamorosi errori di comunicazione, la questione economica del club sia figlia di tante cose già scritte e riscritte persino qui e addirittura da me e abbiano giustificazioni reali. Così come continuo a non riuscire a non mettere nell’argomento principale il “discorso alternativa”. Ma ci arrivo tra poco.
Quel che conta, oggi, è che la Spal è retrocessa e quando si perde bisogna accettare le sconfitte. Ha perso Butelli, dunque, ha perso Pozzi, ho perso anche io – quest’ultima frase la scrivo senza poterla sottolineare per quelli che già un minuto dopo la sconfitta con il Pavia ne chiedevano conto al sottoscritto  – ma aldilà della caccia al mostro di turno purtroppo ha perso la Spal, cosa che immagino, o almeno mi auguro, faccia star peggio la maggioranza dei tifosi biancazzurri a prescindere dalla scala delle responsabilità. Quando si perde così, succede ovunque, tocca resettare e ricominciare da zero. E’ inevitabile, giusto e aldilà dei singoli toni o dei singoli sfoghi sacrosanto. Chi chiede la testa di Butelli, chi di Pozzi, qualcuno addirittura di Vecchi… Io credo che quando si fallisce il traguardo minimo ognuno ha le sue responsabilità e, certo, la società, ha le principali. Ma lo sa anche lo stesso Butelli così come lo sa Pozzi.
E qui si apre il discorso futuro. Butelli si è impegnato a pagare tutti i debiti, e dovrà farlo, entro la prossima udienza in tribunale, quindi a iscrivere la Spal al campionato che sarà. Poi passerà la mano a chi vorrà acquisire il club sperando che i soggetti in questione, a parte la voglia, le buone intenzioni e l’impegno abbiano una forza economica necessaria per farlo. Paradossalmente la retrocessione favorirà questo passaggio di consegne perché i costi saranno notevolmente più bassi. Adesso si vedrà, e lo vedranno tutti, se dopo tanti anni di nulla assoluto – dal punto di vista politico, imprenditoriale ed economico – Ferrara finalmente risponderà presente. Me lo auguro io, atavico, folle e convinto butelliano, e se lo augurano tutti gli sportivi ferraresi. Altrimenti saranno dolori e, chissà, forse si capirà che il vero problema è proprio questo. Ma oggi, almeno io, ho già abbastanza dolore anche solo per immaginare uno scenario tanto apocalittico. Preferisco pensare a una reazione di orgoglio della città capace di assecondare questa non recente voglia di azzerare tutto ormai generale.
Butelli, scrivevo, dovrà nel frattempo mantenere quanto assicurato attraverso la vendita del fotovoltaico, Ferrara e gli imprenditori pronti a prendere la Spal dovranno dimostrare con i fatti di poterlo fare e i tifosi e la stampa dovranno valutare lo stato dell’arte. Vedremo che cosa succederà nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda questa mia rubrica che ricomincerà comunque l’anno prossimo così come non finirà la mia collaborazione con LoSpallino.com non ho altro da aggiungere. Se non, come all’inizio, (ri)condividere il dolore e la tristezza con chi domenica era allo stadio e magari, come me, si è fatto chissà quanti chilometri sperando, una volta tanto, in una gioia biancazzurra. Non credo a questa maledizione che vuole noi spallini sempre e comunque costretti a prenderlo in quel posto quando si tratta di spareggio e non solo. Certo è che il giorno che girerà nemmeno la Champions League potrà risarcirci. Così come non ha potuto nemmeno simbolicamente risarcire i ferraresi così colpiti dal terremoto la partita di domenica scorsa. Ma qui le iniziative dei tifosi e quelle della società restano l’unica cosa bella da ricordare in un giorno triste come lo erano, in campo, Brilli prima o Fonjock in tempi più recenti. Per il resto un gigante, infinito in bocca al lupo a tutta Ferrara stavolta a prescindere dalla Spal.

Attualmente LoSpallino.com raggiunge un pubblico che non è mai stato così vasto e di questo andiamo orgogliosi. Ma sfortunatamente la crescita del pubblico non va di pari passo con la raccolta pubblicitaria online. Questo ha inevitabilmente ripercussioni sulle piccole testate indipendenti come la nostra e non passa giorno senza la notizia della chiusura di realtà che operano nello stesso settore. Noi però siamo determinati a rimanere online e continuare a fornire un servizio apprezzato da tifosi e addetti ai lavori.

Convinti di potercela fare sempre e comunque con le nostre forze, non abbiamo mai chiesto un supporto alla nostra comunità di lettori, nè preso in considerazione di affidarci al modello delle sottoscrizioni o del paywall. Se per te l'informazione de LoSpallino.com ha un valore, ti chiediamo di prendere in considerazione un contributo (totalmente libero) per mantenere vitale la nostra testata e permetterle di crescere ulteriormente in termini di quantità e qualità della sua offerta editoriale.

0