LA PROCURA CHIEDE DUE ANNI E MEZZO PER L’EX PRESIDENTE TOMASI. MA I SUOI LEGALI PUNTANO ALL’ASSOLUZIONE. E L’INTERESSE DELL’IMPRENDITORE PER LA SPAL RIMANE

Le indiscrezioni più recenti lo danno sempre alla finestra con gli occhi puntati sulla situazione della Spal, soprattutto nel caso l’udienza del 20 giugno dovesse sancire il fallimento dell’attuale società. Gianfranco Tomasi però al momento ha altro a cui pensare: guai legali nati dagli sviluppi del crac Eurogroup. Ieri il pubblico ministero Nicola Proto ha infatti chiesto una pena di due anni e mezzo di reclusione per l’imprenditore e i figli Massimiliano e Aldo, accusati di aver utilizzato fatture della fallita società codigorese per operazioni in realtà inesistenti. Il verdetto del giudice Piera Tassoni arriverà solo il 20 settembre all’interno del procedimento con rito abbreviato. L’avvocato Filippo Sgubbi, legale di Tomasi, ha rilasciato dichiarazioni improntante all’ottimismo: “Vedremo quale sarà la valutazione del giudice alla prossima udienza. Personalmente credo che gli atti processuali dimostrino l’assoluta insussistenza delle accuse mosse”. L’ex presidente spallino (in carica dal 2005 al 2008) nel corso delle varie udienze ha sempre rigettato con decisione le accuse mosse dalla procura, sostenendo che le fatture emesse da Eurogroup corrispondessero effettivamente ad acquisti di materiale da utilizzare nelle costruzioni del gruppo Tomasi.

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