LA LETTERA DELL’OSTEOPATA LUCA FRANZON: DAL 2009 SENZA ESSERE PAGATO, DISGUSTATO DALLE FALSE PROMESSE MA ANCORA INNAMORATO DELLA SPAL


Ieri abbiamo ricevuto questa lettera, con richiesta di pubblicazione, da parte di Luca Franzon, uno degli specialisti medici che ha prestato la sua professionalità alla causa della Spal. Non è il primo caso di cui siamo a conoscenza: scegliamo di darvi spazio in questi giorni di tristezza perché ci sembra offra uno spaccato abbastanza credibile della situazione che si era venuta a creare. In coda un commento del direttore.

Mi chiamo Luca Franzon e dalla stagione 2009/2010 sono, o meglio ero, l’osteopata della Spal 1907. Oggi come tanti altri piango per l’ennesima sconfitta societaria che la squadra e Ferrara si sono visti infliggere senza poter far nulla, se non incassare. Come tanti altri sono in coda per avere quanto mi spetta a livello economico. Non mi nascondo dietro ad un dito dicendo che non mi importa avere quello che mi è dovuto, anche perché mi aspettano compensi dal 2009 a oggi. Perché sono rimasto anno dopo anno, malgrado non percepissi i miei compensi (fatturati e quindi soggetti a iva ecc..)? Perché sono un tifoso della SPAL, perché da ragazzino andavo alla SPAL, perché con i ragazzi che ho seguito ho sempre avuto un ottimo rapporto, come ho avuto un buon rapporto con gli staff medici e tecnici con cui ho lavorato.
Oggi mi tolgo quei sassolini che da qualche hanno mi torturano. Sono disgustato dalla società, dal loro comportamento, dalla loro presunzione, dalla loro maleducazione, dalla loro incompetenza, dalla loro non presenza, dalle loro interviste, delle loro bugie e false promesse. Io ho rispettato i miei impegni, presentandomi al campo quando dovevo esserci, trattando i ragazzi nei miei studi quando ne avevano bisogno, tardi alla sera quando avrei dovuto tornarmene a casa. Perché ? Perché mi sentivo di farlo, perché credevo in un progetto, perché per un terapista aiutare un atleta ad essere in campo il giorno dopo ad allenarsi o a giocare la partita è cosa fondamentale e appagante. Rivedo nella mia mente le dichiarazioni della dirigenza, rivedo le chiacchierate con gli stessi dirigenti:  “stai tranquillo” mi dicevano, oppure “da quest’anno vedrai che le cose andranno come devono”. Ho un assegno dell’anno scorso di un conto corrente non al verde, ma verde fluorescente! Cosa me ne farò ? Un bel quadrino!
Leggere l’intervista del presidente che accusa i ragazzi di aver pareggiato al novantesimo con la Pro Vercelli e di aver giocato male i playout, mi ha fatto venire i brividi alla schiena! Avesse fatto il suo, saremmo stati salvi alla grande, invece di parole doveva tirare fuori i soldi e sistemare le cose oppure vendere e sparire da Ferrara. Cosa dire della squadra di quest’anno? Degli eroi capitanati da un signore, Mister Vecchi ! Un solo rimprovero mi sento di far loro: a gennaio dovevano seguire la strada intrapresa dal grande Melara e andarsene tutti, perché è quello che si meritava la dirigenza. Nella classifica perpetua della Serie A, che tiene conto di tutte le sessanta squadre di calcio che hanno militato almeno una volta nella massima serie nazionale, la Spal si colloca al 25º posto con 470 punti.
Non si può far sparire una storia così! Alla società dico che prima di essere esperti di calcio, si deve essere uomini e conoscere valori come l’educazione, il rispetto, la modestia e l’umiltà.Il lavoro degli altri va rispettato e onorato qualsiasi esso sia, magazziniere, giocatore, medico, allenatore, osteopata o segretaria. Un progetto calcistico parte da queste cose, non dalla presunzione di saper fare tutto e di spacciarsi come i migliori per poi finire come tutti sappiamo. Questa è la mia storia, che penso sia la storia di tanti altri. Sono orgoglioso di aver lavorato con i miei colleghi e con i vari staff della SPAL e lo sono perché sono sereno di aver fatto al meglio tutto quello che potevo. Spero di rivedere il prima possibile la mia squadra dove merita di essere. Forza SPAL.

Caro Luca, che dire? La tua storia si inserisce tra le tante altre nate dall’infelice intreccio tra questa dirigenza e la città. Tanti professionisti (e non solo) come te hanno continuato a prestare la propria opera, un po’ per il prestigio legato al nome Spal, un po’ per l’affetto che provano per questi colori. Ma è evidente che di soli prestigio e affetto non si può vivere, perciò il tuo sfogo in questo momento suona legittimo. A più riprese ho sentito dire che chi ha continuato a lavorare per la Spal nonostante i mancati pagamenti è di fatto corresponsabile della situazione: non condivido, perché il lavoro va oltre il principio del dare-avere e la tua riflessione ne è esempio abbastanza calzante. Personalmente ti auguro di poter recuperare quanto ti spetta. E speriamo davvero che il tuo augurio di rivedere la Spal dove le spetta possa finalmente trovare compimento… – a.orl.

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