LIBERI, LIBERI: MESSAGGI E FRAMMENTI POP DI UNA GENERAZIONE DI GIOCATORI ABBANDONATA AL PROPRIO DESTINO

“Ci fosse stato un motivo per stare qui ti giuro sai sarei rimasto sì…”
Comincia così la famosa canzone del Blasco “Liberi, Liberi” del lontano 1989, che fa da eco e da sfondo al giorno dopo la tempesta. Una cornice di profonda amarezza pervade l’animo dei “nostri” ragazzi, tanta malinconia, rabbia: “E’ un momento terribile, no, non è vero, dai, svegliamoci e dimmi che è solo un brutto sogno, ti prego, non può essere”. Pensieri di ragazzi giovani e meno giovani. Invece no. E’ la triste realtà. La Spal 1907 non c’è più.  Il cazzotto, di quelli che ti arriva forte quando meno te l’aspetti alla bocca dello stomaco togliendoti il fiato è arrivato a freddo anche a loro, dalle nostre pagine, ieri, nel primo pomeriggio.  Ci credevano che sarebbe andato tutto a posto, inebriati, quanto noi, da chiacchiere puntualmente disattese e illusi da una serie di insensate promesse sentivano che: “Non ci credo neanche se vedo, ma figurati se a Ferrara sparisce il calcio, non può succedere una cosa così, non succederà vedrai!”. E invece sì. E’ successo anche a noi. Era già toccato a Piacenza, Triestina, Taranto, Foggia e Siracusa, nel recente passato a Salernitana, Ancona, Venezia, Rimini, Treviso e prima ancora ad Arezzo, Messina, Lucchese, Pistoiese, Torres, Cavese e chissà ancora a chi altri capiterà, domani o dopodomani. Il calcio minore non attira investitori a lungo termine. Così è, se vi pare.

“….son convinto che se fosse stato per me adesso forse sarei laureato e magari se lei….fosse stata con me adesso….sarei sposato….”
Eccolo davanti a noi l’andirivieni senza tempo di scorci di storie vere, racconti di ragazzi, di vite come tante per nulla diverse da quelle dei loro compagni che li hanno preceduti. Stormi di giovani baldanzosi pronti a spaccare il mondo che proprio come le stagioni, si rinnovano inesorabilmente all’ombra del Castello Estense appena inizia il calciomercato. Ragazzi con i loro pregi e i loro difetti, i loro sogni da inseguire, che pensano al domani, perché: “Mica si può vivere di solo calcio, siamo in quattro che ci siamo iscritti a Economia qui a Ferrara, speriamo di farcela….”. Ragazzi in viaggio verso la durissima e assolata trasferta di Taranto che, oltre alla partita, in pullman, sonnecchiando, pensano anche a sfidare il destino perché: “Domani abbiamo il test di ammissione all’università, chissà se ce la faremo (ce la faranno n.d.r.), non so quanti siamo domani a provarci, dicono in tantissimi! E poi rientreremo tardi stanotte, mi sa che mi fa meno paura la partita di oggi!”. Ragazzi come tutti che una volta vincono le resistenze del gentil sesso e un’altra, puntualmente, perdono e cadono nello sconforto, lasciandosi andare a sfoghi che ti strappano persino un irriverente sorriso, tanto che ti sembra di vedere un film del ragionier Ugo Fantozzi: “E’ proprio un anno di merda, non gioco e non so il perché, nel giro di due mesi ho perso la donna, non ho più i soldi per potermi mantenere la macchina tanto che ho dovuto cambiarla, prenderne una più vecchia ma che consuma anche di più e adesso pensa che non posso nemmeno più pagare la seconda rata dell’università! Siamo solo ad aprile. C’è altro per me?”. Per fortuna che c’è il campo e poi c’è lui, il pallone, il migliore amico di tanti. C’è chi si sfoga allenandosi da solo a oltranza finché c’è luce e prendendo a pallate porte sguarnite nel desolato Centro di via Copparo. Abbiamo visto con i nostri occhi questi giocatori dare l’anima.

“….Che cos’è stato cos’è stato a cambiare così? …ti giuro che, sarei rimasto qui….”
E’ iniziato ufficialmente ieri, nel giorno più buio della storia sportiva calcistica ferrarese, quando l’orologio scandiva puntuale le tredici, il primo giorno di libertà della comitiva biancazzurra. Un gruppo di giocatori IN-DI-MEN-TI-CA-BI-LE, condannati in partenza da una società distratta che non ha mai capito fino in fondo l’inestimabile patrimonio umano che aveva tra le mani, ma che ha semplicemente pensato a trattarli (male) da carne da macello, osando chiedere in cambio con coraggio spudorato pazienza, carità e compassione anche nei momenti più difficili quando: “Ci aiutiamo tra di noi, c’è chi ha finito i soldi, non è un problema darsi una mano, hanno detto che si risolve tutto e non è colpa loro”. Hanno risposto da professionisti in maniera ineccepibile. Abbiamo saputo di giovani (e meno giovani) calciatori sfrattati che a tavola hanno imparato a convivere con la tensione di dover mangiare in fretta sotto lo sguardo truce e vigile dei proprietari che intanto dicevano peste e corna verso chi prometteva e poi non pagava: “Aò, non è che questi c’avvelenano?” Diceva scherzando (ma non troppo) lo scorso inverno un altro dei ragazzi che adesso corre lontano chilometri da Ferrara. Avvelenati no, sangue amaro sì. Tanto.

“….vuoi che dica anche se soddisfatto di me in fondo in fondo lo sono mai stato….soddisfatto di che ma va bene anche se….se alla fine il passato è passato!….”
Spesso, troppo spesso, sono stati abbandonati al loro destino per tanti e interminabili pomeriggi d’autunno, d’inverno e primavera, tenuti ad arte solo da uno staff tecnico di grande spessore che “parlava poco e dava poche spiegazioni” ma sapeva incidere e toccare le corde giusto al momento opportuno facendoli sentire, con il sudore e la fatica, quello per cui sanno di essere portati e combattono da una vita, essere calciatori. Nonostante le evidenze fossero sotto gli occhi di tutti, smisurata fiducia accompagnava le loro giornate: “Io ci credo che ci sistemiamo, dai! Se non avessero idea di quello che stanno facendo li avrebbero già fermati qui a Ferrara, il Comune vuole bene alla Spal!”. L’hanno vissuta così, pensando solo a giocare chi  per la carriera, chi per la moglie e i figli, chi per i genitori, in tanti pronti a sacrificarsi di nuovo: “Hanno ricominciato a darmi soldi di tasca loro anche se sono già da un pezzo fuori di casa e tutto questo per vedermi felice, perché credono che ce la possa fare. Io li ringrazio ma a me questo fa male, mi fa rabbia, non ci possono trattare così!”. Benché tenuti sotto scacco da favole straordinarie, in un giro della morte vorticoso da cui non ci si poteva più svincolare perché fuori tempo massimo, eccoli arrivare fino ai playout con otto macigni sul groppone. Qualche infortunio eccellente di troppo, tanta stanchezza e delusione frammista alla solita fierezza di vestire i colori del cielo. C’è il tempo perché qualcuno, alla fine, da retrocesso sul campo, si prenda tutte le responsabilità e dica, scusandosi: “Ho fatto schifo che devo dire? Avete ragione tutti, ho sbagliato le partite più importanti del campionato, ma l’anno prossimo mi rifarò, lo prometto! E poi se faranno la C unica faremo come la Ternana che è salita in B dopo essere stata ripescata!”. Peccato che non sarà così, anche se lo abbiamo pensato che potesse accadere davvero.

“….Forse eravamo stupidi però adesso siamo cosa….che cosa…che?  quella voglia, la voglia di vivere quello che c’era allora….chissà dov’e’!….chissà dov’e’….!?”
In queste ore hanno vissuto con grande partecipazione l’evolversi degli avvenimenti da ogni parte d’Italia, chi da casa, chi dagli ultimi giorni di vacanza, chi dal ritiro delle loro nuove squadre, nessuno escluso ha voluto far mancare il proprio pensiero. C’era anche chi era già pronto a ricominciare e ancora da qui, tutto daccapo: “Perché la Spal è la Spal, non ne faccio una questione di categoria, sono orgoglioso di essere dei vostri, io un tifo così non l’ho mai visto….certo se cambiasse qualcosa in società….se solo fossimo più tranquilli….dai che stavolta se ci tiriamo su spacchiamo il culo a tutti!”. Al prossimo giro, magari. C’è chi si è affidato a twitter e a facebook per raccogliere gli ultimi pensieri di giornata: “Ho passato più tempo al centro che a casa mia negli ultimi anni”; chi ai messaggini sul cellulare: “Che schifo, ci hanno preso per il culo dopo aver raccontato a noi e a voi una marea di cazzate, ci hanno trattato da stupidi, è venuto fin dentro nello spogliatoio quell’uomo a raccontarci che aveva fatto tutto!”; chi al telefono: “Oh, dai dimmi che non è vero! Che momento assurdo! Ma adesso dove andiamo? E’ una situazione drammatica! Ma chi viene in D? Ci compra qualcuno finalmente? Devo parlare subito con il mio procuratore!”; e anche chi, mani sui fianchi, a capo chino, con lo sguardo perso nel vuoto tra i ricordi di una “splendida avventura” si è lasciato andare a un: “Cazzo….allora stavolta è proprio finita….ma come si fa? Io sono stato bene qua….questi momenti li ho già vissuti e speravo proprio di non doverci cascare un’altra volta….Ferrara però sarà sempre una città stupenda”. Già. Bastasse esser bellissimi.

“….Liberi Liberi siamo noi però liberi da che cosa chissà cos’è,….chissà cos’è! …e la voglia, la voglia di ridere quella voglia che c’era allora chissà dov’è?!….chissà dov’è….!”
Non parlano volentieri, non si espongono troppo. Hanno la forza per dire: “Sentiamoci tra qualche giorno, oggi è meglio che parlino solo i ferraresi, nessuno più di voi ha il diritto di gridare tutta la rabbia e il dispiacere in questo momento”.  Dopo una stagione trascorsa incatenati in una Ferrara surreale, innevata e persino terremotata, dove hanno vissuto, visto, letto e sentito di tutto, i calciatori biancazzurri sono finalmente liberi di poter scegliere ciascuno il proprio destino e la propria strada. Sono ancora scossi, smarriti. Un po’ increduli, colti di sorpresa da questo indulto inatteso che ha concesso loro la possibilità di svincolarsi da questo aborto sportivo. Sono liberi. Liberi di poter finalmente vivere dignitosamente la loro condizione di calciatore senza affanni, senza che nessuno si prenda gioco di loro. Liberi. Liberi di ritrovare quella voglia di divertirsi e di ridere dando un calcio al pallone che questo campionato, ma soprattutto questa dirigenza gli ha inopinatamente portato via.

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