RADICE, L’EX TERZINO BIANCAZZURRO, ALLENATORE E PIONIERE A SIENA DI NUOVE METODICHE DI ALLENAMENTO PER I PIU’ GIOVANI

Raccontaci qualcosa di te. Inizi a giocare giovanissimo tra i professionisti del Monza. E poi?
“E poi, come tocca praticamente a tutti, ho fatto tante altre esperienze interessanti nell’Avellino, nel Como, nella vostra Spal, nel Siena, nel Piacenza e nella Cremonese”.

Hai sempre voluto fare il calciatore?
“Sai che non lo so? Voglio dire, quando ho iniziato prendere a calci il pallone non pensavo che sarebbe stato il mio futuro. Ho cominciato perché mi piaceva giocare, mi sono impegnato e i risultati sono arrivati in modo molto naturale. Tuttora il calcio è la mia passione”.

Impossibile non sottolinearlo. Tuo padre Luigi è un ex allenatore di serie A. Questo suo importante ruolo in campo è stato per te più un handicap o una grande opportunità?
“Mio padre mi ha trasmesso la passione e l’amore per questo sport. E’ sempre stato discreto nei miei confronti, mai invadente: ho sempre preso le mie decisioni in maniera autonoma. In famiglia, poi, abbiamo sempre vissuto la sua popolarità con molta semplicità”.

Se non ricordo male, quando giocavi nel Monza, il club brianzolo aveva contattato proprio tuo padre per la panchina ma tu non eri molto d’accordo circa questa proposta. E’ così?
“No, non è andata così. Quando mio papà fu chiamato in corsa ad allenare il Monza io giocavo già nell’Avellino, uscì questa voce, ma non era la verità”.

Parliamo di Spal: anche tu fai parte della nutrita colonia di ex giocatori spallini. Cosa ricordi di quel periodo?
“Giocare nella Spal è stata un’esperienza considerevole perché, oltre ad aver avuto la fortuna e il piacere di giocare in una piazza così importante, la mia stagione calcistica è stata davvero positiva”.

Però la tua esperienza a Ferrara è stata un po’ una toccata e fuga: una sola stagione e poi via verso altri lidi.
“Sarei rimasto ben volentieri ma, a fine anno, il Siena si è fatto avanti per primo, io ero in scadenza di contratto e così ho cambiato squadra”.

Ma sei riuscito ugualmente a creare dei legami importanti?
“Come ben potrai immaginare non è facile ritrovarsi spesso tra ex compagni di squadra. La vita, il lavoro e la famiglia ti assorbono ogni minuto. Però, al tempo, ero riuscito a fare delle belle amicizie. Saluto tutti con grande affetto!”.

Ferrara è una piazza calcistica di rilievo e dalla grande passione sportiva. Chi gioca nella Spal rimane inevitabilmente legato alla città. Anche per te è stato così?
“Sono legato dai ricordi perché, in realtà, non mi capita spesso di tornarci. Il periodo che ho trascorso a Ferrara è stato molto bello, come bella è la città stessa, le persone che incontravo per strada e ovviamente i tifosi!”.

Si dice anche che Ferrara sia tentatrice come una sirena. Magari in un prossimo futuro ti vedremo seduto in panchina come allenatore della Spal.
“Perché no! Non c’è dubbio che mi piacerebbe tantissimo tornare a lavorare a Ferrara. In questo momento mi sto dedicando al settore giovanile del Siena e mi piacerebbe continuare in quest’ottica di formazione per i ragazzi”.

Alcuni anni fa hai appeso le scarpette al chiodo e ora sei allenatore dei Pulcini del Siena, nonché responsabile delle attività di base.
“Questa è una nuova esperienza per me, sto imparando molto e l’attività di base è un mondo a parte dove bisogna garantire ai ragazzi il massimo delle conoscenze e dei valori veri dello sport”.

Prima giocatore del Siena, ora allenatore e sempre a Siena: cosa ti lega alla città toscana?
“Per il momento è la famiglia che mi lega a Siena. Viviamo in questa bellissima città. Poi, se la carriera o la vita ci porteranno da qualche altra parte, ci adatteremo senza problemi. A Siena ho aperto una società dilettantistica sportiva, la Gkr Sport di Siena, tramite la quale promuovo corsi di calcio e multidisciplinarietà, campus estivi e invernali per ragazzi, lezioni individuali e di gruppo per bambini e adulti. Organizzo allenamenti di calcio giornalieri, settimanali e mensili per gli stranieri e per tutti coloro che desiderano migliorare la propria tecnica individuale o che, più semplicemente, vogliono avvicinarsi al mondo del calcio”.

Spiega.
“E’ un metodo di insegnamento in cui viene utilizzato principalmente il Coerver Coaching che punta a migliorare l’abilità del calcio individuale e a sviluppare giocatori che siano più efficaci nella fase offensiva, creando un nuovo modo di insegnare la pratica del calcio. Tramite un accordo fatto con la Coaching Calcio Italia, Coerver Coaching e JSF, organizzo corsi per istruttori e allenatori dei settori giovanili delle società di calcio, promuovo affiliazioni al progetto e tornei dedicati alle società. Inoltre proponiamo anche lo studio della lingua inglese, con particolare attenzione all’inglese parlato nel mondo calcistico.”.

Perché allenatore e non dirigente?
“Perché la mia vita non è dietro una scrivania ma in campo, dove posso trasferire la mia passione ai ragazzi”.

Cosa c’è nel tuo futuro?
“Io continuo a studiare senza sosta. Voglio proporre un metodo e una filosofia d’insegnamento per il settore giovanile e il mio obiettivo è realizzare questo progetto quanto prima. L’intento è quello di offrire ai ragazzi, alle scuole e ai Clinic per allenatori i migliori servizi educativi e prodotti sul calcio giovanile nel mondo. Fare in modo che l’allenamento sia divertente da praticare e da giocare, insegnare la sportività ed il rispetto in modo tale da rendere i giovani calciatori fiduciosi e creativi”.

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