Matteo Ferrari, dalla S.P.A.L. a Montréal. Nella valigia dei ricordi anche quei ventimila al Mazza…

Qualche mese fa Matteo Ferrari ha vissuto uno di quei momenti di gloria che difficilmente un difensore centrale riesce a ritagliarsi. Dopo aver segnato un autogol in favore del Real Salt Lake in una gara di campionato del massimo campionato di calcio nordamericano, Ferrari ha firmato personalmente la rete del 3-2 finale in favore dei suoi Montréal Impact nel pieno dei minuti di recupero. Il giorno seguente tutti i giornali del Nord America che seguono la Major League Soccer parlavano della sua impresa di riscatto personale e collettivo. Matteo, da bravo ferrarese, è un testone, e deve aver pensato che quella macchia doveva lavarla subito o non l’avrebbe lavata mai più. Così ha fatto, credendoci fino alla fine, con un po’ di fortuna e tanta volontà, come ha commentato il suo allenatore Mario Schällibaum. Per me, appena arrivata in Canada, è stato momento di grande orgoglio campanilistico, oltre che un segno di buon auspicio.

Matteo Ferrari è cresciuto a Ferrara, anche se la sua vita, a partire dalla nascita ad Aflou in Algeria, è segnata da continue migrazioni, che, come sentirete nell’intervista, non sono ancora finite. Ha giocato in varie squadre italiane, tra cui Inter, Roma e Genoa, oltre che nella Nazionale. Ha disputato il campionato inglese per l’Everton e quello turco con il Beşiktaş. È un giocatore e un uomo che non ha paura di mettersi alla prova, che non trova requie se non ha davanti una nuova sfida. Parlare con lui è stato molto motivante oltre che commovente, perché è il primo ferrarese che ho incontrato qui dopo mesi vissuti lontano da casa. Sarà per questo che l’intervista è risultata molto meno formale di quanto avessi previsto. Complice anche il bel clima che c’era alla fine dell’allenamento degli Impact, al Complexe Sportif Claude-Robillard di Montréal, dove Matteo era circondato da stelle del calcio italiano come Alessandro Nesta e Marco Di Vaio, che, nonostante la fama, non hanno perso umanità e simpatia.  Andare a vedere una partita degli Impact dove gioca un ex spallino ha colmato, per un momento, il vuoto lasciato dalle mie domeniche senza Spal. Anche se qui invece che la domenica, si gioca il sabato alle 19, all’ora dell’aperitivo, una cosa possibile solo in un paese che non conosce lo spritz!

(La biografia di Matteo Ferrari su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Ferrari)

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