L’uomo che fa correre la Mobyt: il punto con il preparatore atletico Rossano Bonati

Manca poco meno di un mese alla prima di campionato della Mobyt e come da prassi nelle prime tre settimane di preparazione si è tenuto un occhio di riguardo alla crescita fisica dei giocatori a disposizione di coach Furlani. Protagonista fondamentale quanto silenzioso di questo lavoro è Rossano Bonati, il preparatore atletico dei biancazzurri. Lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio e fare un punto sui progressi fatti finora da capitan Ferri e compagni.

Puoi presentarti ai nostri lettori che ancora non ti conoscono?
“Con piacere! Ho iniziato come insegnante di ginnastica e ho lavorato nell’ambito della riabilitazione sportiva in palestra. Dal 1997 sono diventato un preparatore atletico a tempo pieno, inizialmente nel calcio, dove ho fatto esperienza sia con la SPAL che con la Giacomense. Poi ho avuto la possibilità di lavorare per la Mobyt e quella che inizia è la terza stagione con la squadra. L’anno scorso ho avuto la possibilità di migliorare ulteriormente le mie competenze grazie ad un corso che ha avuto come docenti i preparatori della nazionale italiana, che adesso sta giocando gli Europei. Mi hanno permesso di realizzare nuove idee e mi hanno fornito nuovo materiale”.

Ad esempio?
“Molto interessante è il modello cosiddetto prestativo, che si basa sull’allenamento funzionale. Si fanno esercizi mirati ai singoli movimenti e alla funzione che essi hanno sul campo. Tale modello ha qualche applicazione nel calcio, dove viene utilizzato da squadre come il Barcellona o il Bayern Monaco. Ma è nel basket che tale modalità di allenamento dà il meglio di sé. Si pensi ad esempio all’importanza dell’equilibrio nel basket, dove sbilanciarsi anche di poco in difesa può causare un fallo, oppure essere battuti nell’1 contro 1”.

Quindi l’allenamento atletico è personalizzato, visto che a ruoli diversi si associano movimenti diversi?
“Certo, la personalizzazione dell’allenamento segue questo principio. Laddove è possibile  la differenziazione viene fatta anche per singolo giocatore. Questa è il vantaggio di avere relativamente pochi giocatori. Vengono valutate variabili come la flessibilità e la sensibilità di ciascuno e si individuano i carichi più idonei”.

E nel caso di giocatori che rientrano da infortuni, oppure che iniziano la preparazione dopo? Pensiamo soprattutto a Ferri e Mays.
“Il mio compito in quel caso è metterli in condizione di sopportare l’allenamento. Anche se non sono brillanti è comunque il coach che poi li fa rientrare nel gruppo facendoli giocare con la palla. Poi  bisogna dire che non ci sono problemi anche per la grande dedizione che ci mettono. Prendi Ferri, quello è uno che si allena anche quando dorme!”.

Coach Furlani ha fatto richieste particolari per poter esprimere al meglio il suo gioco?
“Nessuna richiesta in particolare. Solo farli correre tutti, anche i lunghi! L’importante è metterli nelle condizioni per farli giocare al meglio. Poi il ritmo, l’intensità, sia fisica sia mentale, la riscuote attraverso l’allenamento con la palla. Certo, facciamo qualche esercizio in più su reattività e sprint, cercando di  alternare il lavoro di gruppo con quello differenziato. La mia esperienza nella riabilitazione mi permette di porre molta cura nella salute e nella salvaguardia degli atleti”.

Qualche giocatore in particolare ti ha impressionato in questo precampionato?
“È ancora presto, fra un po’ introdurremo un po’ di competitività nei vari esercizi, lì vedremo come si sfideranno. Aspettiamo anche qualche giorno…”.

Cosa dobbiamo aspettarci per la tenuta atletica della squadra? Ci saranno dei picchi di forma o forse qualche calo dal compensare durante la stagione?
“Per esperienza devo dire che anche in questo caso c’è molta differenza tra calcio e basket. Nel primo, alla SPAL ad esempio, anche modificando gli esercizi e i carichi, d’inverno c’era sempre un calo fisiologico. Con il basket è molto diverso, c’è meno produzione di acido lattico, quindi ci aspettiamo uno stato di forma costante per tutta la stagione. Anche in questo caso, poi, l’integrazione con le idee del coach e dello staff è fondamentale. Bisogna tenere costantemente monitorata la situazione e proporre esercizi complementari”.

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