Leo Rossi tra passato, presente e futuro: Questa Spal mi piace tantissimo

E’ un Rossi in grande spolvero quello che sentiamo appena terminata la consueta doppia seduta del mercoledì.
“Ci stiamo allenando molto bene, stiamo benissimo, oggi è piovuto e devo ammettere che sono un po’ preoccupato: visto tutto quello che ci sta capitando nell’ultimo periodo non vorrei dover fare i conti con l’influenza prima del dovuto, speriamo che i primi malanni di stagione stiano alla larga da noi ancora per un po’ di tempo! Scherzi a parte, sono contento perché stiamo rispettando i principali obiettivi che ci eravamo preposti per arrivare all’inizio del campionato in uno stato fisico e mentale più che buono. E’ una squadra che ha qualcosa di importante dentro, bisogna avere pazienza come in tutte le cose all’inizio. Con la fretta non si va da nessuna parte”.

Un’istantanea di domenica sera che si porterà dentro.
“Due grandi squadre che si sono date battaglia a viso aperto. Ho visto un bel calcio, divertente e a tratti spettacolare. La gente, al di là dei sei gol, credo si sia divertita. Pubblico meraviglioso anche se ho smesso di stupirmi di questa gente di cui mi sento parte anche io ormai. Un pareggio beffardo sia per come è arrivato, sia perché la partita era ormai finita. Ripartiamo da qui”.

L’etichetta che ha messo alla partita contro il Monza prima di metterla nel cassetto dei ricordi.
“Per come si erano messe le cose direi una gara già vinta ma pareggiata. Un po’ di rammarico c’è. Il Monza è una grandissima squadra. Lo sapevamo che avremmo affrontato una rosa di qualità superiore alle altre e con un giocatore fenomenale come Gasbarroni che per questa categoria è un lusso incredibile: era dappertutto, dove cadeva la palla c’era lui. Abbiamo rivisto i filmati, un giocatore così lo si ferma solo con le cannonate. Più che soffermarmi sulle ingenuità, però, penso sia giusto attribuire i meriti ai nostri avversari che, soprattutto nel secondo tempo, hanno giocato davvero bene. Ottima squadra loro, noi non in grandissima giornata in alcuni dei nostri elementi chiave. Possiamo anche riassumerla così”.

Letta dalla tribuna si potrebbe parlare di una Spal che, sul 2 a 0, ha inspiegabilmente arretrato troppo il proprio raggio d’azione, sintomo, forse, di una condizione fisica, superata l’ora, poco oltre la sufficienza. Che dice?
“Che il Monza, dopo il 20’, è stato nettamente più bravo di noi e, sempre da quel momento in poi, a noi è venuta a mancare la verve del primo tempo. Non credo sia un fatto di condizione o di stanchezza, piuttosto, ripeto, di come loro siano stati bravissimi a prendere in mano le redini dell’incontro”.

Cosa l’ha fatta arrabbiare più di tutto?
“Il secondo gol: sapevamo che il loro giocatore avrebbe battuto così il fallo laterale e noi non siamo stati capaci di leggere l’azione. Errore generale di tutti. Ci è costato un pareggio che poteva diventare tragico, sotto il profilo del risultato naturalmente”.

Eppure la Spal ha reagito e, con Di Quinzio era riuscita addirittura a trovare il gol di un insperato sorpasso nel momento migliore del Monza. Lì sembrava vinta per davvero.
“Esatto, abbiamo reagito. Ed è proprio questa è la cosa che mi è piaciuta di più. Non ci siamo disuniti, abbiamo fatto quadrato intorno a noi e siamo ripartiti. Avevamo già dimostrato contro il Renate di essere bravi a ribaltare situazioni a nostro svantaggio: a Meda, subito sotto, abbiamo rischiato di prendere il secondo subito, poi invece ne abbiamo segnati tre noi di gol. Questo fa capire che forza ha questo gruppo, una forza interiore che mi fa solo ben sperare per il futuro”.

Se tornasse indietro penserebbe a qualcosa di ‘particolare’ per fermare Gasbarroni?
“Non è nelle mie corde di allenatore perché per me questo significherebbe snaturare il mio pensiero di fare calcio e quindi l’assetto della mia squadra: con me si va in campo e si gioca a calcio per sovrastare l’avversario, con criterio certo, senza subire, se possibile, ma non ho mai neanche lontanamente pensato di mettere un uomo a inseguire Gasbarroni per tutto il campo”.

Tre gol al passivo sono un piccolo campanello d’allarme. La scuola insegna che pochi gol presi sono l’equivalente di  un attacco stellare. Come lo giustifica?
“Una giornataccia dietro, di qualcuno in particolare, diciamo così. E ci può stare”.

Lei non parla mai dei singoli ma per Di Quinzio le chiedo di fare un’eccezione. A parte il gol, splendido, il suo score personale parla di un altro salvato, lo zampino nella prima marcatura e una quantità infinita di palloni recuperati: finché è stato in campo ha veramente impressionato.
“Non parlo mai dei singoli, non mi piace, appunto. Dico solo una cosa: straordinario. Per il resto ci siete voi a leggere le partite. Aggiungo: speriamo duri fino a giugno. Tanta roba. Ma non è il solo, sia chiaro”.

E del fuorigioco che è costato il pari cosa ci dice?
“Lunedì a Coverciano abbiamo rivisto le immagini. Ci hanno detto che saremo l’esempio sul quale si baseranno per insegnare a tutti questa nuova regola, Nazionale compresa. Per loro è fuorigioco tutta la vita, in platea in molti hanno pensato fosse uno scherzo. Posso dire che sono ancora alquanto perplesso di quanto accaduto? Probabilmente io non l’ho ancora del tutto capita, perché per me un fuorigioco resta fuorigioco sempre. In due settimane abbiamo toccato, credo, due tra i casi limite del regolamento. Andiamo avanti sereni, tutto ci tornerà indietro con gli interessi, ne sono convinto. Sono piccole prove alle quali i grandi devono sottostare per essere definiti così”.

Tour de force in vista: sei partite tra Campionato e Coppa, cinque lontano dal Mazza da qui a metà ottobre e per ben due volte si giocheranno tre gare nell’arco di sette giorni. Servirà la miglior Spal per venirne a capo.

“Servirà una grande Spal come sempre, non ci sono dubbi. Alle porte c’è il primo filotto: Bassano, Renate e Torres: inevitabilmente qualcosa cambierò, in vista di domenica ho già in mente un paio di aggiustamenti che andranno a sommarsi al rientro di Rosseti; dopo la partita in Veneto, dalla sera, penserò a quali cambiamenti adottare per Meda, così mercoledì in vista della Torres”.

La preoccupa una squadra che ha una coperta, qualitativamente parlando, un po’ corta?
“No, questa è un’ottima squadra, davvero, è un bel gruppo, sono ragazzi bravissimi, hanno tutti qualità, umane soprattutto, che mi rendono orgoglioso di allenarli”.

E’ l’11 settembre, presto per fare qualsiasi tipo di calcolo e trarre qualsiasi tipo di conclusione. Però, le chiedo: quanto le piace questa Spal?
“Tantissimo”.

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