Emanuele Berrettoni, il goleador del Bassano, si racconta

Sul biglietto da visita di Emanuele Berrettoni c’è scritto: 300 partite giocate, una settantina di gol e ben 13 anni di onorata militanza tra i professionisti. A 32 anni compiuti qual è il tuo primo bilancio?
“Sono contento di quello che ho fatto fino a oggi. Non ho rimpianti semplicemente perché penso sia inutile averli: alla fine sono convinto di aver raccolto quello che ho seminato. Se riavvolgo il nastro mi rendo conto di aver avuto la fortuna di indossare maglie ‘pesanti’ e in piazze di tutto rispetto: Perugia, Catania, Napoli, Crotone, Ferrara, Verona. Qualche soddisfazione me la sono levata”.

L’esordio in Champions League e quello in serie A sempre con la maglia della Lazio lasciavano intendere, forse, una carriera a livelli ben più alti.
“La vita è fatta di scelte. L’unico consiglio che mi sento di dare ai più giovani, che automaticamente diventa anche un piccolo rimprovero a me stesso, è quello di non lasciare mai la categoria in cui ci si trova per una inferiore: lasciai la B a Crotone per la C di Napoli. Da lì, risalire, fu difficile”.

A Napoli con il capitano della Spal Massimiliano Varricchio.
“Lo rivedrò con piacere, abbiamo trascorso sei mesi insieme, poi fui trasferito a Ferrara”.

Alla Spal con Massimiliano Allegri che poi ti portò con sé a Grosseto: non fu uno dei periodi più felici della tua carriera.
“Mah, ti dirò che di Ferrara io ho buonissimi ricordi, magari non così tanto i tifosi ne avranno di me che, si sa, soprattutto un attaccante, lo valutano per i gol: non segnai neppure una rete con la maglia della Spal in quello scorcio di stagione, però Allegri mi notò e mi volle con sé in Maremma. Lì, dopo l’esonero del mister, come spesso accade a quei giocatori portati da un allenatore, fui confinato ai margini della rosa”.

Un flash su Ferrara.
“Città bellissima, tranquilla come piace a me, un bel gruppo di cui conservo ancora ottimi ricordi, senza contare le amicizie con Alessio Pirri e Mario La Canna, che prosegue ancora. E poi, la curva, il tifo. E il rammarico di esserci rimasto troppo poco e una sensazione di fondo di non essere arrivato nel momento giusto della mia vita. A volte capita anche questo”.

Quattro stagioni a Bassano in C2: qui inizia la rinascita di Berrettoni. Dopo 45 gol segnati ecco arrivare l’interesse del Verona e tu rispondi alla grande. Fino a tornare ancora in maglia giallorossa.
“Ho praticamente sempre giocato titolare in quel periodo, ho anche segnato un paio di gol alla Spal in quegli anni, uno con la maglia del Bassano e un altro con quella del Verona. A parte questo ho riconquistato la B sul campo da protagonista in una piazza notoriamente difficile come Verona, ma che dà stimoli incredibili. A Bassano sono tornato per una questione di riconoscenza, sono uno di quei giocatori che ancora crede nell’importanza dei rapporti umani. Qui mi hanno dato fiducia in un momento non facile della mia carriera, vestire questa maglia è motivo di vanto e orgoglio, perché sento di portare in giro non solo il Bassano calcio, ma i valori di questa società che coincidono perfettamente con i miei”.

A 32 anni la tua esperienza giocherà un ruolo fondamentale in questo Bassano.
“Siamo la squadra più giovane del campionato, per fortuna io non faccio testo con la nuova normativa dell’età media da quando hanno portato il conteggio da 11 a 10 giocatori (ride, ndr) altrimenti sarebbero dolori e farei fatica a giocare. Scherzi a parte, oggi non sappiamo ancora dove potremo arrivare: siamo partiti abbastanza bene ma viviamo quotidianamente con il pensiero alle parole del nostro Presidente (Renzo Rosso, numero uno, tra le altre, della Diesel, ndr) che ha annunciato un suo probabile disimpegno al termine di questa stagione. Vedremo, noi intanto dobbiamo pensare ad arrivare nelle prime otto”.

E nello spogliatoio?
“Mi ascoltano, ci confrontiamo spesso e sui più svariati argomenti, sono bravi ragazzi alla fine, anche se non sono più i diciannovenni della mia generazione. Vanno preparati meglio, ascoltati di più, mentalmente sono più fragili perché non sono pronti, molto spesso, ad arrivare tra i professionisti. Paradossalmente, oggi, è molto più semplice arrivarci in queste categorie, ma rimanerci è diventato complicatissimo: vuoi per le regole, vuoi perché la concorrenza è tanta e spietata. Ci sono ragazzi che un anno sono in C e due anni dopo smettono di giocare o si perdono nei campi di provincia: è un po’ una mattanza, alla quale penso bisognerà porre rimedio. Si perdono intere generazioni così, a 20 anni certe delusioni possono comprometterti per sempre, a 28, poi, sei già vecchio quando alla mia età eri al culmine della carriera. Non è sempre facile capire queste cose fino in fondo”.

Nato a Roma, la tua famiglia è di Fiumicino, fai tutta la trafila nella Lazio, come dicevamo prima, fino al sogno targato Champions. Ma tu?
“Io resto fedele alla bandiera, tifo Roma e tiferò sempre per la Roma. Ma alla Lazio devo tanto, l’uomo di oggi è questo grazie agli insegnamenti di ieri che ho appreso con quella maglia”.

Il futuro?
“A giugno mi scade il contratto, poi si vedrà, qui sto bene. Vivo a Mantova con la mia compagna da ormai tre anni e la mia vita è qui. Ma adesso penso solo a giocare, ho ancora qualche gol da buttare dentro con questa maglia”.

 

Attualmente LoSpallino.com raggiunge un pubblico che non è mai stato così vasto e di questo andiamo orgogliosi. Ma sfortunatamente la crescita del pubblico non va di pari passo con la raccolta pubblicitaria online. Questo ha inevitabilmente ripercussioni sulle piccole testate indipendenti come la nostra e non passa giorno senza la notizia della chiusura di realtà che operano nello stesso settore. Noi però siamo determinati a rimanere online e continuare a fornire un servizio apprezzato da tifosi e addetti ai lavori.

Convinti di potercela fare sempre e comunque con le nostre forze, non abbiamo mai chiesto un supporto alla nostra comunità di lettori, nè preso in considerazione di affidarci al modello delle sottoscrizioni o del paywall. Se per te l'informazione de LoSpallino.com ha un valore, ti chiediamo di prendere in considerazione un contributo (totalmente libero) per mantenere vitale la nostra testata e permetterle di crescere ulteriormente in termini di quantità e qualità della sua offerta editoriale.

0