Il platonico Rossi, l’aristotelico Mattioli e quella feroce voglia di riscatto da mostrare contro il Renate

Come per molte altre cose della vita, anche il giudizio – parziale, più che parziale – sull’inizio di campionato della SPAL sconta il problema del punto di vista, soprattutto tra i tifosi. Se quanto visto a Meda prima della sospensione era stato giudicato molto confortante, già dopo la sfida interna col Monza erano sorti i primi dubbi: ma la difesa della SPAL è questa oppure sono i brianzoli a essere particolarmente attrezzati? Considerata l’estasi collettiva determinata dai quasi 4.000 del Mazza, si optò prevalentemente per l’attenuante generica della forza dell’avversario. La sconfitta di Bassano ha fatto sì che i più classici dei due indizi iniziassero a somigliare a una prova, soprattutto per quanto concerne la tenuta difensiva della squadra di mister Leo Rossi. A più di qualcuno sembra essere venuto il sospetto di aver sopravvalutato l’attuale organico.

Tuttavia ciò che più ha colpito nel dopo gara di Bassano è stata senz’altro la marcata differenza tra le dichiarazioni del presidente Mattioli e dello stesso Rossi. Il primo, visibilmente contrariato, ha sottolineato con decisione i demeriti della squadra; il secondo, pur ammettendo che qualcosa non va, si è soffermato a lungo sulla iella che in questo momento sembra attanagliare la sua squadra. Quasi una contrapposizione in termini filosofici che rimanda, in termini molto profani, al celebre (e sublime) confronto tra pensiero platonico e pensiero aristotelico esemplificato da Raffaello Sanzio ne La Scuola di Atene. Nel parlare di sfortuna e di conseguenze della stessa, Rossi inconsapevolmente (o consapevolmente?) attinge dal pensiero di Platone, chiamando in causa una trascendenza non controllabile dalla natura umana. Diversamente Mattioli, pragmatico com’è, è sembrato più affine ad Aristotele, intento a mostrare che le idee non hanno esistenza propria e concreta, ma s’incarnano più o meno perfettamente negli individui che le realizzano. I giocatori appunto, messi sulla graticola dal presidente già alla terza giornata: senza troppi giri di parole Mattioli ha chiarito che se sarà necessario la rosa subirà profondi ritocchi già a gennaio pur di centrare l’obiettivo  della Lega Pro unica. Di certo pare proprio che intemperanze come quelle che verranno sanzionate dal giudice sportivo non verranno più tollerate.

Ovviamente il parallelo filosofico è solo un gioco di carattere retorico, peraltro un po’ spicciolo, soprattutto per chi questa materia l’ha studiata seriamente. In campo idee e azioni si mescolano in un insieme di tale complessità che forse bisognerebbe attingere dai concetti della fisica quantistica, piuttosto che dalla filosofia. Ma anche qui, dipende sempre dai punti di vista. Alla fine quello più equilibrato è sembrato quello del direttore generale Davide Vagnati, che con grande lucidità ha ricordato a tutti che questa SPAL, senz’altro imperfetta, non deve vivere con l’assillo delle posizioni di vertice ma ragionare da squadra che deve centrare almeno l’ottavo posto. Per farlo però bisogna iniziare a vincere, soprattutto per spazzare via immediatamente i primi timidi sospetti di non essere attrezzati per farcela in questo strambo campionato. Domani a Meda servirà una SPAL accorta e sicura di sé, capace di cogliere anche quel tipo di vittoria brutta e sofferta che in questo momento può avere un valore determinante, a maggior ragione viste le squalifiche pesanti a Varricchio e D’Orsi. Ci si accontenta benissimo anche di un gol in mischia e di un risultato di misura protetto dai miracoli di Menegatti, per esempio. Serve questo, a prescindere da come la si veda, in modo da sgombrare il campo filosofico e tornare semplicemente a sognare.

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