Le impressioni di settembre di Alessandro Rossi: Inizio non facile, ma credo nei miei ragazzi

A sette giorni dalle batoste rimediate nelle gare d’esordio dei rispettivi campionati, le formazioni del settore giovanile spallino sono chiamate al pronto riscatto. Se Berretti e Giovanissimi Nazionali hanno rimediato sconfitte tennistiche, gli Allievi Nazionali di Alessandro Rossi hanno ceduto soltanto nel finale contro l’attrezzata Unione Venezia nella trasferta di Marano di Mira.
Col tecnico rodigino, classe 1966, al rientro con i colori biancazzurri, abbiamo fatto il punto sul settore giovanile.

Mister, c’è da cancellare la sconfitta dell’esordio in campionato a Venezia. Domenica siete pronti per il riscatto contro il Cittadella (domenica alle 10,30 piazzale Camice Rosse, Ferrara)?
“Se mi è consentito vorrei fare una premessa. Per problemi di natura logistica quest’anno siamo partiti in ritardo. Con il trasferimento dalla Giacomense alla S.P.A.L. siamo partiti almeno due settimane dopo con la preparazione rispetto alle altre avversarie che si sono radunate per la maggior parte intorno al 5 agosto. Abbiamo cercato di colmare questo gap con il lavoro, ovviamente. Tuttavia sapevamo che all’inizio avremmo pagato dazio dal punto di vista della condizione atletica. Premessa numero 2: quest’anno, l’abbiamo detto più volte, è l’anno zero, questo è emerso nella prima riunione di staff con la presenza anche di componenti della prima squadra. Le priorità sono state altre ovvero si è puntato alla quantità, per poi sfoltire nel corso dei mesi successivi. Già a dicembre dovremo intervenire. Toccherà puntare sulla qualità e cercare nuovi elementi anche nel tessuto ferrarese che negli ultimi anni ha comunque fornito giocatori di buon livello. Queste le difficoltà di base. Poi ci sono problemi legati alla costruzione dell’organico. E’ un gruppo formato da ragazzi che provengono da realtà differenti. Ci sono ex Spal, ex Giacomense, ma anche altri che arrivano da squadre dilettantistiche. Devono quindi adattarsi ai miei metodi di allenamento, sono fissato con la professionalità e nell’intensità del lavoro. Ci sono poche pause. All’inizio non è stato facile, ma noto risposte positive da parte del gruppo in questo senso. E’ importante lavorare sul tipo di approccio del ragazzo a questo tipo di campionato. Devono capire che per la loro età, questo campionato è la serie A e non c’è campionato più bello. Non esiste che non si impegnino”.

Ritornando alla gara di Venezia, cosa non ha funzionato? E come affronterete il Cittadella reduce da una sconfitta?

“Il calendario non ci aiuterà in questo avvio. Dopo il Venezia, abbiamo Cittadella e Padova. Sulla carta tutte avversarie al di sopra delle nostre possibilità. Il Venezia ha un settore giovanile che lavora bene. La squadra scesa in campo domenica era composta da ’97, che avevano già affrontato questo campionato giocando sotto età lo scorso anno. Hanno acquisito un amalgama di gioco e di gruppo che si è subito notato in partita. Li conoscevo e ho cercato di adattare la squadra al loro modo di giocare. I miei ragazzi hanno fatto una gran prova di sacrificio rintuzzando gli attacchi veneziani e pronti a ripartire finché hanno avuto le forze per farlo. A sei minuti dalla fine però abbiamo combinato la frittata e abbiam perso. Tanto di cappello comunque al Venezia che disputerà un campionato di vertice. Dobbiamo ripartire per la gara con il Cittadella da questo atteggiamento positivo: una squadra votata al sacrificio, umile, consapevole del gap fisico e atletico con le avversarie. Il Cittadella ha perso con  il Sud Tirol per 4 a 1, ma hanno ragazzi validi. E’ difficile, in questo campionato, trovare squadre non all’altezza. Troveremo ragazzi preparati a confrontarsi in tornei di questo livello, mentre nella nostra squadra ci sono giocatori che l’anno scorso militavano in campionati interprovinciali. Qui il ritmo è sei volte maggiore. Dovremo avere pazienza in caso di sconfitta e continuare a lavorare”.

Morale basso per le squadre del settore giovanile. Tre sconfitte all’esordio, con le batoste tennistiche per Berretti e Giovanissimi Nazionali.
“Le premesse fatte in precedenza riferite alle difficoltà del mio gruppo credo possano essere estese anche alle altre formazioni spalline. I primi tempi non saranno facili, molti dei ragazzi a disposizione non hanno giocato a questi livelli e i gruppi sono disomogenei. In poche settimane è difficile modificare le cose”.

Sono arrivate indicazioni precise da parte della società per la gestione della formazione Allievi?
“La società ha dato un indirizzo solo alla formazione Berretti ovvero quello di uniformare il modulo di gioco alla prima squadra per facilitare il ragazzo che all’occorrenza potrebbe esser convocato con la SPAL dei ‘grandi’. Dalla Berretti in giù abbiamo maggior libertà. Più che lavorare sulla squadra il nostro compito è quello di formare e incidere sulla crescita dei singoli, quindi tanta tecnica applicata alle situazioni di gioco. Decisioni rapide e abbassamento dei tempi di gioco in pratica. In modo da fornire il più alto numero di giocatori possibile alla formazione Berretti”.

Quali sono gli obiettivi stagionali?
“Di solito con i miei collaboratori e con i ragazzi ci diamo obiettivi all’inizio della preparazione. Per i motivi già accennati quest’anno ce li daremo in corso d’opera. Adesso possiamo puntare a star in partita giocandocela con tutte le squadre. La società da parte sua non impone la ricerca del risultato ad ogni costo, ma si lavora per la crescita”.

Mister per lei si tratta di un ritorno al biancazzurro. Sensazioni?
“Sono innamorato della S.P.A.L. e di Ferrara. Ho lavorato alla Giacomense perché comunque era possibile rimanere in una città come Ferrara. Poi sono rimasto colpito dall’approccio avuto dal Presidente Mattioli. Nessun presidente in precedenza aveva desiderato parlare personalmente con il sottoscritto prima di iniziare una stagione. E’ un valore aggiunto di questa società. Il cambio da Giacomense a S.P.A.L. non fa che rendermi ancor più felice. Domenica scorsa per caricare ulteriormente i ragazzi ho tirato fuori dal borsone la maglia biancazzurra con le righine e gliel’ho mostrata. Sono giovani e magari non tutti conoscono l’importanza di quella maglia. Ho detto loro che devono meritarsela e onorarla dando per lei fino all’ultima stilla di energia, perché una città così legata alla squadra come Ferrara non c’è nel panorama calcistico nazionale. O comunque sono pochi gli esempi in tal senso. E poi il ritorno al Centro di via Copparo è stato bellissimo. Si respira profumo di calcio”.

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