I tanti giudizi, Capitan Cozzolino, gli errori di Leo e un presidente pronto a scendere in campo

MA CHE PARTITA HAI VISTO? – Stride un po’, in sala stampa, il commento dei presenti. Walter Mattioli, visibilmente provato al termine dell’incontro, e che ieri avrebbe volentieri ‘mangiato’ il suo allenatore, giura di non essere stanco neppure lui che ha già spento le 60 candeline e si alza ogni mattina alle 6, figurarsi se lo devono essere i suoi figliocci biancazzurri, che di anni ne hanno 20 e la mattina, prima delle 9, neanche la sentono la sveglia; Leo Rossi, l’unico, si presenta davanti ai microfoni piuttosto soddisfatto, maledicendo, per la terza partita, la nuvola di Fantozzi, che proprio non ne vuol sapere di andar via di qua; Simone Colombarini, colui che paga, è tra l’incudine e il martello: bene, non benissimo, ma magari, perché non finisca male, sarebbe anche meglio cambiare il ritmo. A lui, come del resto a Mattioli, i lenti non piacciono, senza contare che il ‘Pres’, amante e cultore del rock and roll, la partita di ieri non è piaciuta neppure per come è stata gestita. Davide Vagnati, il diggì, è stato il più spietato di tutti adducendo a una mancanza totale, o quasi, di personalità in un gruppo che, tutto sommato, visto da luglio, lasciava intendere cose migliori, ma lasciando anche intendere che la grinta non è regalo divino ma la si costruisce, giorno dopo giorno, sul campo. Ma, democraticamente parlando la Spal, ieri, non è piaciuta. E non per sfiga, ma soprattutto per scelte.

TESTA E CUORE DA CAPITANO – Beppe Cozzolino, alla prima ufficiale con la fascia al braccio, in sala stampa ha protetto i suoi ragazzi, dal primo all’ultimo. Ha cercato di sviare il discorso parlando di dominio territoriale e di grande prestazione. La sfiga, da buon napoletano, manco sa cosa sia, ed è tutto dire. Si è caricato sulle spalle la responsabilità di alleggerire le pressioni sul gruppo conscio, dalla sue esperienze passate, che questa è una squadra che, prima di tutto va protetta e curata, un po’ come un germoglio appena spuntato che, è sicuro, si rinforzerà pian piano ma sulla cui testa non potranno piovere ogni domenica polemiche tempestose e burrasche improvvise. Beppe, a microfoni spenti, sa meglio di tutti che questa non è la vera la Spal ma sa anche che essere giovani, in questo Paese di vecchi, è occasione unica da sfruttare per piantare solide e stabili radici e non un limite invalicabile. Serve tempo e serve pazienza. Passione e cuore. E tanta ragione. Lasciando fuori dalla porta quei soliti e inutili allarmismi che noi ferraresi siam bravissimi a far suonare prima del tempo.IMG_7782

LEO ROSSI – Il troppo amore, la troppa riconoscenza, il troppo affetto, tutto il troppo di questo mondo, in positivo o in negativo che sia, alla lunga, nuoce gravemente alla salute. Leo è innamorato all’ennesima potenza di questa città, lo è tanto di questa società a cui deve molto, non meno di questa squadra e del progetto che lo vede alla guida. Ha più voglia di strafare che di fare il mister di origini abruzzesi. Lo si vede da come si dimena in panchina, da come si agita, in preda a ire adrenaliniche che, come nell’occasione del gol annullato e giustamente a Cozzolino per fuorigioco, lo portano a perdere inspiegabilmente il senno, tanto che tocca al suo secondo Baldoni andarlo a riprendere e tirare il guinzaglio fin dentro all’area tecnica. IMG_7580Messaggi trasversali ai ragazzi e all’ambiente, i suoi, quando parla di sfortuna, che butta costantemente nel mazzo a crear scompiglio in una rosa giovane e poco avvezza, per età, alla pressione del dover a tutti i costi vincere.  Abbiamo abusato della parola ‘rogna’ in questo primo mese. Basta e avanza per lasciarla nel cassetto, la domenica, almeno fino a fine campionato. Basta con gli alibi, sbagliati, basta anche sentir parlare di mercato perché la squadra è già buona così com’è per arrivare nelle prime otto e senza bisogno di aggiustamenti. Non c’è nulla là fuori che sposterà gli equilibri, non c’è Paro che tenga. Semmai, se proprio una critica la si vuol fare è che manca un leader in difesa, un uomo capace di salire in cattedra, guardare in faccia i propri compagni quando le cose non vanno proprio come dovrebbero e piantare due urlacci che scuoterebbero persino l’annoiata tribuna.  Bisogna tranquillizzare gli animi, chetare queste acque vorticose, non c’è altro rimedio per calmare questa spasmodica ricerca, a tratti schizofrenica, dei primi tre punti. Il rischio è quello di farsi trascinare via inesorabilmente e senza appiglio alcuno, sfiga compresa, sul fondo della classifica.

LA PAURA DI VINCERE, LA VOGLIA DI PAREGGIARE – Solo chi è allenatore, forse, può capire davvero cosa passa per la testa in certi momenti. E’ tutta questione di un attimo, di scelte. E’ un po’ come il confine sottile che c’è tra la voglia di pareggiare e la paura di vincere a cui abbiamo assistito ieri. Usciti dal ‘Mazza’, ci siamo più volte interrogati su quali fossero le reali intenzioni dell’allenatore passata l’ora di gioco. Ti chiedi perché Lazzari, da terzino sinistro, sia rimasto bloccato in cinquanta metri per oltre mezz’ora, ti domandi perché Silvestri debba andare a fare il terzino destro – ma lo ricordate a Bassano questo poveretto, messo lì? – quando in panchina, se vuoi cambiare Rosseti hai Paloni che, di questi tempi, di certo peggio non può fare. E questo senza nulla togliere a Cenerini che, in venti minuti, ha retto e bene vicino a un Buscaroli che nulla gli si può imputare, neppure quando è malamente inciampato sui suoi stessi piedi gettato com’è stato, in fretta e furia, nella mischia senza avere neanche la preparazione nelle gambe. Mancava D’Orsi ma, soprattutto, si è sentita tremendamente l’assenza di Max Varricchio: per fortuna che ci ha pensato Di Quinzio a telecomandare in area quel drone a forma di pallone che quel falco di Cozzolino ha buttato in fondo al sacco. Meno male. Ma quanto ci è mancato Max ieri.

NON RUOTA TUTTO INTORNO AL CALCIO – E Mattioli questo lo sa bene: ruota anche intorno alle banche. Visto l’empasse a cui è costretta a far fronte la Carife, il ‘Pres’ è riuscito a chiudere con la Veneto Banca come main sponsor per la stagione che verrà. Il Presidente non è proprio un novizio dell’ambiente pallonaro: pur trovandosi per la prima volta a regnare in via Copparo, sono 45 anni che ha a che fare con ogni tipo di giocatore: prima è stato uno di loro, poi è passato dall’altra parte e ha iniziato a conoscerli, prima di tutto come uomini, e soltanto dopo come semplici soldatini per raggiungere l’obiettivo. Mattioli sa che dietro ogni giocatore c’è molto di più di una giornata no e siamo sicuri che in settimana si inventerà qualcosa per ridare certezze ai suoi ragazzi, per farli tornare a credere nei loro – tanti – mezzi, perché sì, lo sanno anche i sassi, restare in categoria è obbligatorio, ma anche costruire solide basi per gli anni a venire è un dovere imprescindibile: sono due cose che vanno a braccetto, a patto si voglia lottare sul serio per traguardi importanti.

Mattioli

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