Furlani salva solo i risultati: Sarebbe quasi stato meglio perdere, abbiamo bisogno di umiltà

Nonostante la vittoria finale nel Memorial Mazzoni coach Furlani non è parso particolarmente entusiasta da quanto fatto vedere dalla sua squadra.

Coach, nella gara contro Cento avete sofferto più del previsto, forse si può vedere un lato positivo dicendo che è la seconda partita che riuscite a vincere nei minuti finali?
“Mah, a questo punto era meglio perdere che vincere perché io penso che abbiamo bisogno di un bagno di umiltà. Siamo un gruppo che in questo momento non sa essere squadra. Chi ha visto giocare negli anni scorsi la Mobyt, sa che è una squadra che a livello difensivo sapeva quello che voleva, sapeva dove andare a parare. Adesso siamo ancora in un cantiere molto aperto, dove siamo in balia degli atteggiamenti difensivi di qualcheduno.”

In attacco, la zona di centese vi ha messi in difficoltà?
“In attacco, dopo discrete prove offensive nelle altre amichevoli, abbiamo fatto un grossissimo passo indietro, cominciato contro Firenze. Sabato, secondo me, non abbiamo mai giocato con l’atteggiamento giusto, soprattutto senza la palla. Questa sera contro la loro zona siamo stati molto impacciati, poco brillanti, e poco lucidi di testa. Devo rendere merito alla prestazione di Cento, però ribadisco il concetto, se devo fare arrivare un messaggio alla mia squadra dicendo: giocando questa pallacanestro vinciamo le partite; è sbagliato. Abbiamo vinto due partite giocando una pallacanestro che non ci porta da nessuna parte. Dobbiamo resettare subito, e ritrovare quella coesione che c’è stata nelle scorse settimane. Siamo stati molto scollati, scolastici: vediamo se un giorno di riposo ci farà ritrovare la freschezza sia fisica sia mentale.”

E anche per questo che, con la squadra in difficoltà nel terzo quarto, ha provato a mandare in campo un quintetto decisamente giovane (Pipitone, Mays, Andreaus, Spizzichini, Bottioni)?
“Eravamo già partiti con Spizzichini e Pipitone in quintetto, e poi sì, volevamo provare a dare una svolta alla partita con l’apporto dei più giovani. A volte vale di più l’esperienza di un Nieri, di un Silimbani, che non dei giovani, ci hanno messo in grossissima difficoltà. Ma soprattutto ho visto una squadra spenta sotto il profilo fisico, inchiodati al pavimento, con poca reattività. Io penso che il collegamento neuromuscolare sia fondamentale, noi eravamo profondamente scollegati. Quando poi si gioca, chi si alza dalla panchina e rimane sul campo, vuol dire che ha qualcosa in più degli altri, senza guardare i venti-trenta minuti giocati in precampionato. Tanto so che i mammasantissima che poi in mezzo al campo fanno le cose che io chiedo, ce li ho, gli altri stanno a guardare, che siano di passaporto americano o italiano non me ne frega niente”.

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