Leo Rossi: Domenica ho sbagliato. La miglior medicina? Vincere

Lavorare, lavorare e ancora lavorare. Con metodo e, possibilmente, divertendosi. E’ un Leo Rossi a 360° quello della consueta chiacchierata del mercoledì. Che ha un solo obiettivo: stemperare le inutili tensioni e le facili polemiche. Non è proprio il momento di esagerare. Anche se non mancano alcune perplessità. L’allenatore ci spiega il perché delle sue scelte.

Subito una domanda ‘cattiva’: non è che si è lamentato un po’ troppo ultimamente?
“Ho solo espresso la realtà dei fatti: episodi sfavorevoli che ci hanno tolto punti sacrosanti e meritati”.

Possibile che, su 5 incontri ufficiali compreso il recupero di Renate, in 4 la colpa della mancata vittoria sia da attribuire alla sola sfortuna?
“Io sono abituato a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno in casa mia: sono contento delle prestazioni della mia squadra, sono sicuro che ci rifaremo con gli interessi di questo momento, diciamo così, particolare. Se però mi si chiede di valutare la brillantezza, dico cha abbiamo fatto un passo indietro rispetto all’inizio e commettiamo qualche errore di troppo”.

E qui entra in gioco il fattore stanchezza: la Spal conta 24 giocatori in rosa con un’età media che, per vincoli retributivi, escludendo Varricchio che è il più ‘anziano’ di tutti, non arriva a 23 anni. Si può essere stanchi, secondo lei, a 23 anni? O è più un fattore di testa che condiziona la sua squadra?
“Non siamo sicuramente quelli della Coppa Italia. Oggi dico che è più la testa che non gira delle gambe: il problema è che se non gira l’uno non gira neanche l’altro. Non siamo neanche quelli della partita, poi sospesa, a Renate: perchè? Perché non vinciamo. Se avessimo 7 punti, oggi, staremmo facendo considerazioni diverse ma, non per questo, avremmo risolto i nostri problemi. Che restano. Sono fisiologici perché stiamo parlando di una squadra molto giovane, appunto. E, probabilmente, anche strutturali”.

Domenica dalla tribuna si è avuta la netta percezione della paura, a tratti, che limita e non poco i suoi ragazzi. Paura di sbagliare, paura di fare un tocco in più, paura di azzardare la giocata. E per poco anche la Torres non ne approfitta.
“La Torres è tornata a casa con 1 punto guadagnato e un tiro e mezzo fatto in tutta la partita. Questo non dobbiamo permetterlo. Purtroppo viviamo di situazioni in cui, molto spesso, si spegne la luce. Sbagliamo perché è naturale farlo quando si è una squadra giovane come la nostra. Ma non deve essere un alibi, sia chiaro. Dobbiamo solo lavorare di più e meglio, se possibile. Con costanza, sacrificio. Arriveranno presto i risultati, sicuro”.

Silvestri spostato a destra e non l’inserimento di Paloni quando è uscito Rosseti e un Lazzari troppo ‘sulle sue’ da terzino dalla parte opposta, sono due delle critiche tattiche che le sono state fatte: cosa risponde?
“Che domenica ho sbagliato tutto. Perché le idee che avevo in mente non hanno dato quel qualcosa in più che avevo in mente. Ma Silvestri terzino destro lo riproporrò ancora durante l’anno quando capiterà perché secondo me lì può far bene; Lazzari? Se entra a gara in corso, come contro il Monza, cambia la partita, se inizia dal primo minuto fa più fatica; per Pandiani il discorso è opposto. Allora, qual è il problema? Che sono giovani e dobbiamo imparare a convivere con questo saliscendi di prestazioni, io per primo, senza drammatizzare”.

La sua squadra, tendenzialmente, nel secondo tempo, a centrocampo tende praticamente a sparire. Si è dato una risposta?
“Per questo arriva Paro: è il giocatore che, mi auguro, potrà farci fare quel salto di qualità in più in un reparto delicatissimo come il centrocampo. Parlo di personalità, soprattutto”.

E un leader in difesa? Non crede, invece, manchi davvero un uomo guida in un reparto, età alla mano, ancora più giovane degli altri?
“Secondo me la difesa va bene così: Buscaroli, D’Orsi e Silvestri sanno il fatto loro”.

Spal a quota 3 punti dopo 4 partite: se l’aspettava?
“No, ma non nascondo che, dopo il precampionato e la Coppa Italia, dove avevamo fatto benissimo, fossi un po’ preoccupato. Non sapere come reagiscono i ragazzi a un risultato negativo non aiuta, arrivare ai cento orari e con il vento in poppa e prendere due schiaffoni come quelli presi a Meda e contro il Monza non sono semplici da digerire. Ma dobbiamo farlo. Dimenticarli. Andare avanti. Ricordare che su 6 incontri ufficiali tra Coppa e Campionato abbiamo perso una sola volta, a Bassano, in pieno recupero”.

Contratti, timidi, paurosi, quasi scolastici: è questo l’identikit che ne è uscito dei suoi ragazzi domenica contro la Torres. C’è chi, addirittura, azzarda e sostiene che i suoi sono giocatori ‘da Giacomense’ e non ‘da Spal’. Come se ne esce da questo pericoloso circolo vizioso?
“Vincendo”.

Quasi un migliaio di persone in meno, domenica, rispetto all’esordio contro il Monza.
“Ma un grande sostegno, fino al novantesimo. Sta a noi cercare di portare quanta più gente possibile allo stadio e la ricetta è solo una, anche se mi ripeto per l’ennesima volta: vincere”.

Domenica si va a Castiglione.
“Andiamo per giocare il calcio che conosciamo. Che ci ha fatto conoscere, quest’estate, per spavalderia e acume tattico. Dobbiamo sbloccarci. Se succede, va a finire come l’anno scorso quando allenavo la Giacomense: non ci fermiamo più”.

 

 

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