Per Rossi lo scivolone contro il Vicenza è alle spalle: I ragazzi sono motivati, non meritavano quel passivo

Perdere 3-0, per di più sul campo di casa, non è mai una bella sensazione, c’è poco da fare. Soprattutto se prima avevi messo insieme una bella serie di risultati positivi, alcuni anche sorprendenti. È con un certo spirito di rivalsa – prima di tutto verso se stessi – che gli Allievi Nazionali preparano la trasferta di domenica sull’ostico terreno della Virtus Vecomp di Verona. La sconfitta interna contro il Vicenza ormai è in archivio, lo testimoniano soprattutto le parole spese da Alessandro Rossi, tecnico dei biancazzurri.

Mister, non più tardi di due settimane fa ci avevi detto che l’obiettivo della tua squadra era quello di stare in partita con chiunque. Col Vicenza capolista però è arrivata una pesante sconfitta: troppa la differenza tra le squadre o qualcosa non ha funzionato?
“Può sembrare improbabile per chi non ha visto la partita, ma si è trattato per davvero di un risultato bugiardo. Credo di essere abbastanza sicuro perché ho rivisto il filmato della partita due volte nei giorni successivi, proprio per avere conferma di non aver maturato un’impressione sbagliata dal campo! (Ride). Abbiamo giocato un buon primo tempo, chiudendo in svantaggio di un gol venuto abbastanza casualmente. Le occasioni per pareggiare non ci sono mancate, ma le abbiamo sbagliate e siamo stati castigati nel quarto d’ora finale da due gol su situazione di calcio piazzato. Ammetto che su questo particolare aspetto ci sia da migliorare sensibilmente. Però in generale ho visto i miei ragazzi tenere testa a una grande squadra, con coraggio e determinazione. Chiaro che il risultato fa male se considerato solo in termini numerici, ma la prestazione non è stata negativa”.

La sconfitta ha intaccato il morale dei ragazzi?
“No, non credo. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, la nostra forza sta proprio nella compattezza del gruppo e nella capacità di stare concentrati su quelli che sono i nostri obiettivi stagionali. Vedo che i ragazzi mi seguono, hanno entusiasmo e sopperiscono con la volontà a carenze di carattere tecnico e tattico. Si tratta di un ottimo segno”.

Nelle giornate precedenti la tua squadra era riuscita a cogliere risultati di rilievo, anche contro squadre molto più attrezzate. Può essere che la consapevolezza di potersela giocare con tutti abbia influito su alcune delle amnesie difensive di domenica scorsa?
“Penso di no, almeno non in questo particolare caso. L’atteggiamento di cui parli, di spavalderia, l’ho visto solo quando siamo andati a giocare contro l’Hellas Verona. Lì ho avuto l’impressione che alcuni ragazzi fossero convinti di poter vincere facilmente contro un’avversaria del genere una volta dato uno sguardo alla classifica. E infatti l’Hellas ci ha fatto pagare questo errore, dominando nel primo tempo. Solo nella ripresa siamo riusciti a rimetterci in carreggiata. Questo però non è accaduto col Vicenza, lì a essere decisivi sono stati altri fattori”.

Ora il calendario riserva un’avversaria, la Virtus Vecomp, che almeno sulla carta potrebbe consentire un pronto riscatto.
“Hai detto bene, sulla carta. Chi ha avuto modo di vedere la Virtus mi ha riferito di una squadra prestante sotto il profilo fisico e dall’atteggiamento molto aggressiva, che punta spesso a distruggere il gioco delle proprie avversarie. Finora hanno raccolto pochissimi punti, però hanno sempre combattuto e lo testimoniano alcuni risultati di misura: significano che rimangono in gara fino all’ultimo. Se a questo aggiungiamo che domenica hanno vinto per la prima volta sul campo del Sudtirol, vien da sé che il morale sarà alto”.

In questi casi come ci si avvicina alla gara? Accettando la sfida sul piano fisico e dell’aggressività, oppure con l’arma del gioco?
“La nostra filosofia prevede sempre di puntare sul gioco, a prescindere dall’avversario. Non è presunzione, ma non ci piace adattarci agli altri: vogliamo sempre fare la partita ed essere il più possibile propositivi. Solo così potremo fare dei progressi”.

A inizio stagione avevi espresso qualche perplessità sull’atteggiamento dei ragazzi, in particolare sulla tendenza a una professionalità un po’ superficiale. A quasi tre mesi di distanza dal primo allenamento si sono visti progressi su questo fronte?
“Decisamente sì, vedo progressi e col tempo in tanti si sono adeguati agli standard di una società professionistica come la Spal. Non penso sia una questione unicamente caratteriale, ma di abitudini: famiglia e scuola in generale hanno regole meno ferree di un tempo e questo influisce su aspetti che riguardano il campo e la vita al di fuori di esso. Ammetto di essermi preoccupato in estate, ma ora i risultati mi stanno confortando: i ragazzi hanno capito come si devono comportare. Mi riferisco a dettagli fondamentali come l’alimentazione, il riposo, la vita sociale. È essenziale che i ragazzi si convincano del fatto che giocare a questo livello è come essere in serie A e per restarci serve una mentalità vincente. Questa però non si costruisce solo con la voglia di fare un gol più degli altri: la si coltiva prima di tutto rispettando sé stessi fuori dal campo, con un comportamento corretto”.

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