Essere giovane ma anche un veterano: passato, presente e futuro del vice-allenatore Alberto Seravalli

Alberto Seravalli è il giovane vice-allenatore della Mobyt ed è alla seconda stagione in questo ruolo nel sodalizio biancazzurro. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio il suo percorso e fare il punto sulle questioni dell’attualità in casa Pallacanestro Ferrara.

Com’è iniziata la tua carriera d’allenatore? E quando hai deciso che la tua passione per il basket si sarebbe concretizzata in questo senso?
“Allora, la mia carriera d’allenatore… beh, ho iniziato ad allenare quando ancora giocavo, avevo diciassette anni, facevo le giovanili a Ferrara e, accettando il consiglio di un amico,  ho iniziato a dare una mano a Santa Maria Maddalena. Facevo l’assistente allenatore in una squadra di ragazzini e ancora non potevo fare il corso perché non avevo compiuto diciotto anni, però ho iniziato ad andare in palestra. Una volta maggiorenne ho fatto il corso ed ho allenato i primi due anni a Santa Maria Maddalena i gruppi di bambini under 13 under 14. Poi nel 2006 mi chiamò Alberto Morea  per allenare le giovanili al Basket Club e fare anche il secondo assistente”.

Avevi lavorato con Morea già ai tempi delle giovanili?
“Sì, avevo giocato con Morea alle giovanili prima, quand’ero molto giovane, under 13, e poi ci siamo ritrovati nell’under 18, quando vincemmo anche il campionato regionale. Poi sono andato alla Virtus Bologna”.

Ecco, a proposito della Virtus, com’è stato quel periodo?
“Alla Virtus facevo l’assistente alle giovanili, under 17 e under 15. Lì s’impara come deve crescere un giovane prospetto per diventare un giocatore della massima serie. C’è tutto : una struttura, una storia, una tradizione, è tutto molto organizzato. La cosa incredibile è toccare con mano il lavoro quotidiano che c’è sui dettagli: senza fare cose fantascientifiche ogni giorno si martella sui fondamentali, sui dettagli e quindi si porta alla crescita il giocatore, con un lavoro che è costante su certi aspetti”.

Poi, l’anno scorso, è arrivata la chiamata da Ferrara ancora di Morea e sei partito subito.
“Assolutamente sì”.

Non ti chiesero di rimanere a Bologna?
“Potevo rimanere, nel senso che se non ci fosse stata la chiamata di Ferrara e in particolare di Alberto a cui sono legato evidentemente anche a livello umano, oltre che da un punto di vista tecnico, potevo restare là. Sarebbe sicuramente stata un’ottima… seconda scelta”.

Dunque sei tornato a Ferrara per fare il vice di Morea: come hai vissuto il suo esonero e il subentro di Furlani?
“Mah… l’esonero purtroppo nasce da mille fattori che non sono tutti responsabilità esclusiva del coach. Si usa dire che quando le cose non vanno il primo a pagare è sempre l’allenatore , ed è stato così anche in questo caso. Purtroppo l’anno scorso a fronte di un lavoro veramente egregio a livello tecnico, sia in campo sia fuori, e a livello di preparazione delle partite, i risultati non arrivavano come la società avrebbe voluto e si arrivò all’esonero dell’allenatore. Sono cose che possono succedere in questo mondo”.

E tu come hai vissuto il cambiamento?
“L’ho vissuto avendo la possibilità di conoscere una persona e un tecnico molto preparato com’è Adriano Furlani. Ovviamente il dispiacere a livello umano per Alberto è stato importante, perché comunque era la prima volta che da vice subivo l’esonero di un allenatore che peraltro è un amico, quindi a livello sentimentale ero molto dispiaciuto, anche perché mi sentivo anch’io responsabile della situazione. Eravamo uno staff e dunque tutti avevamo contribuito nel far sì che i risultati non arrivassero. Avevamo dato tutti il massimo però evidentemente tutti abbiamo sbagliato qualcosa, quindi questo dispiace molto. Sono stati giorni abbastanza complicati perché comunque, ripeto, il nostro rapporto c’è anche al di fuori del campo. Poi, ripeto, a fronte dell’episodio spiacevole del veder esonerato un amico, questa situazione mi ha consentito di conoscere una persona sicuramente di spessore umano e tecnico come Adriano Furlani e mi ha dato la possibilità di vedere e di capire un modo diverso di allenare, di rapportarsi al campionato, di preparare le partite e gli allenamenti”.

Ecco, che cosa cambia dall’uno all’altro a questo proposito?
“La cosa che può sembrare ovvia ma che balza all’occhio subito è sicuramente la differenza di esperienza. Un esempio: con Morea qualunque situazione era valutata e pensata nei minimi dettagli e questo prevedeva un confronto, una decisione, sia per una cosa tecnica, sia per un problema di spogliatoio. Furlani invece attinge dal suo bagaglio d’esperienza e in tante situazioni ha già la risposta pronta perché le ha già vissute in passato. Questa è la differenza principale tra i due. Poi è chiaro, a livello di pallacanestro, sono due allenatori molto simili, nel senso che entrambi prediligono l’aspetto difensivo, la preparazione delle partite sulle caratteristiche dell’avversario, anche perché anche loro sono stati uniti in passato. Furlani era responsabile della sezione giovanile quando Alberto ha iniziato a lavorare qui, quindi è normale che abbiano qualcosa in comune. Dal punto di vista tecnico poi ci sono sì delle piccole differenze come è ovvio che ci siano tra gli allenatori, magari di vedute, di pensiero, però diciamo niente di sorprendente. Ecco, conoscere un allenatore molto esperto in quella categoria è stata la cosa più interessante”.

Oltre a Furlani hai conosciuto, lavorando al Basket Club, anche Charlie Foiera, che incontreremo domenica a Ravenna.
“Esatto, sono andato a vedere la partita di Firenze e ho visto anche le ultime partite che ha giocato: per lui gli anni passano solo sulla carta d’identità, nel senso che è sempre in gran forma… Charlie rimane Charlie, nel senso che è ancora un grande trascinatore. Ovviamente ha un minutaggio inferiore al passato vista l’età,  ma la qualità di quello che fa è intatta. In una squadra con molti giovani si vede la sua propensione a guidare il gruppo e questo mi ricorda esattamente il Charlie del periodo ferrarese, soprattutto dei primi anni, quando c’erano i giovani e aveva già questa grande leadership. A Ravenna vedo ancora questo. Poi un po’ di nostalgia c’è, perché è stato un giocatore che trasmetteva un carisma incredibile, e da tifoso apprezzavo molto questa sua qualità”.

Stai già pensando al tuo futuro? Magari come capo-allenatore in un gruppo senior?
“Diciamo che l’esperienza di allenatore è una cosa che va vissuta giorno dopo giorno, nel senso che mi sento nel mezzo di un percorso di crescita, e ho questa grande occasione di far parte di un progetto con delle persone notevoli a livello tecnico ed umano, come sono quelle di tutto lo staff. In futuro… certamente ci si augura sempre di fare il capo allenatore della più alta serie possibile, adesso però sono contento di essere qui e spero di fare bene poi, quello che succederà nel futuro verrà valutato. Mi farebbe piacere un giorno essere primo allenatore però non è assolutamente un obiettivo che mi crea ansia, sento che sto facendo esperienze nuove ed importanti e sono contento di farle. Al momento il mio pensiero è qua, contro Ravenna, domenica”.

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