Vagnati indica la strada per il 2014: Mi aspetto ancora più impegno dai ragazzi, qualcuno partirà

C’è chi come Max Varricchio assapora l’elisir di lunga vita calcistica e continua a calcare i campi da gioco, e chi raggiunta la maturità atletica preferisce appendere le scarpe al chiodo e continuare l’attività dietro a una scrivania. E’ il caso di Davide Vagnati, già direttore generale della Giacomense, oggi direttore sportivo della Spal. Genovese doc, vanta una lunga carriera iniziata tra le file giovanili della Sampdoria, squadra con cui ha avuto anche nel 1997 un’esperienza in serie A, nonostante non sia sceso in campo. Biellese, Casale, Pisa, Massese sono alcune delle piazze in cui ha militato tra serie D e C1. La Giacomense è stata il punto di arrivo della sua carriera da calciatore e allo stesso tempo l’inizio della seconda parte del suo percorso nel mondo del pallone, quella dirigenziale. Un lavoro bellissimo e carico di responsabilità, con cui l’ex calciatore ha l’opportunità di mettere al servizio delle nuove leve la sua esperienza. Per Vagnati il 2013 appena salutato è stato un anno di soddisfazioni: la salvezza della Giacomense, il passaggio alla Spal, il diploma da ds ottenuto a Coverciano e la conseguente nomina a tutti gli effetti. Tutti tasselli importanti da aggiungere al nuovo mestiere iniziato nel 2012. Ma non sono mancate nemmeno le difficoltà, soprattutto nel periodo buio di inizio campionato, quando in casa Spal non era proprio tutto rose e fiori e sono state avanzate non poche critiche circa le scelte e le operazioni del mercato biancazzurro. Abbiamo ripercorso con lo stesso direttore sportivo l’anno trascorso, analizzando i momenti salienti del girone di andata e introducendo i temi di un 2014 che si annuncia pieno di sfide. 

Direttore, sicuramente l’evento principale del 2013, forse il vero punto di svolta della sua carriera, è stato il “salto” da Giacomense a Spal. Quanto è stato rivoluzionato il suo lavoro?
“Prima del cambio di società avevamo già pensato ad una rosa di diciotto elementi in ottica Giacomense, composta esclusivamente da ragazzi giovani. Quando quest’estate è iniziata la nuova avventura biancazzurra ci siamo adeguati alla nuova piazza e abbiamo inserito elementi di esperienza, come Cozzolino, Di Quinzio, giocatori importanti che avrebbero potuto dare una grossa mano al resto della squadra nell’affrontare questo campionato difficile. Il mio ruolo è quello di adeguarmi alle direttive della società. Sicuramente un requisito fondamentale è la preparazione, bisogna essere pronti a qualsiasi situazione e avere un proprio bagaglio di conoscenze, tale da farsi trovare sempre pronti ad adattarsi a qualsiasi obiettivo, da salvarsi a vincere il campionato”.

Lei ha a che fare con un presidente piuttosto diretto, uno che fa della schiettezza il suo biglietto da visita. Come sono i vostri rapporti, soprattutto per quanto riguarda le vicende di mercato?
“Alla base di tutto deve esserci la fiducia. Il mio è un compito carico di responsabilità e bisogna aver il pieno appoggio di chi sta più in alto. Per quanto riguarda il mercato, è il presidente che sceglie i suoi collaboratori e nel momento in cui si affida a determinate persone, le lascia libere di svolgere il proprio lavoro come meglio credono. Anche se ovviamente è lui che deve firmare quando un’operazione va in porto”.

Nel periodo in cui le cose non andavano bene sono state avanzate molte critiche anche sul suo operato e molte delle scelte di mercato sono state giudicate non all’altezza. Come ha vissuto quella situazione?
“Se il mio interlocutore si rivolge in maniera educata e tranquilla non ho nessun problema a rispondere a qualsiasi domanda o accusa. Dalla mia parte ho il vantaggio di aver già vissuto, in veste di calciatore, in piazze importanti, quindi conosco bene la situazione e so cosa voglia dire la pressione della stampa e dei tifosi. In quel periodo ero consapevole del fatto che molti ragazzi non stavano dando il massimo e alla fine è proprio l’impegno la cura di tutti i mali: infatti ora siamo venuti fuori, stiamo andando bene e le acque si sono placate. Però nonostante tutto questo rimane il fatto che la rosa andava rinforzata e come dimostrano i due nuovi arrivi faremo il possibile per raggiungere con tranquillità un traguardo che per noi è davvero troppo importante”.

La società non ha mai nascosto la volontà di agire per rafforzare l’organico. Dopo Lebran e Berretti arriverà qualcun altro?
“Tutto può succedere. Alcuni ragazzi hanno manifestato il desiderio di giocare con più continuità e noi faremo in modo di permettere anche a loro di vivere la stagione da protagonisti, se qua non sarà possibile, allora lontano da Ferrara”.

Chi della rosa l’ha impressionata maggiormente in questo girone di andata? E da chi invece si aspetta di più?
“Mi aspetto di più da ognuno di loro. Proprio da chiunque, compresi quelli che per ora hanno fatto bene. La nostra è una rosa giovane che può migliorare, c’è ancora tanto da lavorare. Anche lo stesso Varricchio, che è il più ‘anzianotto’, può dare ancora di più. Ma la crescita di ogni singolo giocatore si deve vedere giorno per giorno durante gli allenamenti settimanali, non bisogna solamente analizzare la prestazione in campionato. A gente come Menegatti e Landi è stato rinnovato il contratto è questo è il massimo segno di apprezzamento, ma in linea di massima sono soddisfatto di tutti, anche di chi gioca meno. Anzi, sono proprio quelli che si vedono meno in campo alla domenica che tengono alto il ritmo degli allenamenti e mantengono viva all’interno del gruppo una sana competitività. E il loro dovere è proprio mettere in difficoltà il mister nelle sue scelte future.

A proposito di Gadda: il mister è una sua vecchia conoscenza visto che l’ha avuto come tecnico alla Giacomense. Al momento dell’esonero di Leo Rossi avete pensato subito a lui?
“Lui era la prima scelta. Lo conoscevamo già tutti bene, io personalmente lo avevo avuto come allenatore alla Giacomense e non ho mai avuto dubbi sul suo conto. E’ stato l’uomo della svolta e a lui va il merito di aver dato uno scossone alla squadra quando si era persa la fiducia per strada. Prima della tecnica, vengono i rapporti umani, ed eravamo sicuri che era lui l’uomo giusto, perché lavora con passione, determinazione e crede fortemente in quello che fa. Trovandosi di fronte tanti ragazzi giovani, ha confermato ancora di più il proprio valore ed è stato subito in grado di infondere una grande serenità nel gruppo, permettendo alla squadra di crescere e tirare fuori il meglio di sé”.

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