Il Ferri del mestiere, le ambizioni della Mobyt e l’insegnamento del Diablo Esposito

Gli infortuni che hanno condizionato la Mobyt negli ultimi due mesi hanno imposto Michele Ferri a dei veri e propri straordinari. Il capitano dei biancazzurri ha dovuto farsi carico di un minutaggio più ampio e prendersi ancora più responsabilità assieme agli altri senatori dello spogliatoio estense. Contro Matera, Ferri ha dimostrato di attraversare un buon momento di forma e il suo contributo è stato determinante per riportare la Mobyt al successo che mancava da due giornate. Lo abbiamo incontrato nella settimana che conduce allo scontro di alta classifica contro Omegna, per conoscere le sue sensazioni.

Michele, prima di domenica venivate da due sconfitte consecutive e serviva sbloccare la classifica. Cosa è andato meglio, e cosa è andato peggio contro Matera?
“Sicuramente è andato meglio il risultato, come hai detto siamo tornati a vincere a casa nostra, quest’aria ci fa sempre molto bene. Bene la difesa che ci ha contraddistinto dall’inizio del campionato a oggi e che nell’ultima partita, contro uno degli attacchi migliori, ha tenuto molto bene. Meno bene l’attacco che andato a sprazzi, condizionato molto dal loro tipo di difesa: una zona prolungata che ha giocato sicuramente anche sulle nostre percentuali. Abbiamo trovato qualche buon tiro, ma non tutti li abbiamo segnati… ci sarà da lavorare su quello in allenamento”.

Per quanto riguarda la tua prestazione invece?
“Non mi piace tanto parlare di me stesso dal punto di vista individuale. Cerco sempre di dare il massimo alla squadra. Tutti quanti hanno fatto cose importanti: vorrei sottolineare, per esempio, l’apporto di Spizzichini che, pur avendo sbagliato qualche tiro, dal punto di vista difensivo ci ha dato una grande mano. Anche Benfatto ha messo canestri importanti soprattutto all’inizio, Julius che ci ha tenuti in partita in un momento importante. Lo stesso Amici che è arrivato da poco”.

I nuovi acquisti vengono dalle tue parti, cosa pensi di loro?
“Li conoscevo entrambi. Flamini ormai da tanto tempo, sono molto contento di poter giocare con lui: è un giocatore veramente importante che può insegnarmi qualcosa, e insegnare qualcosa ai giovani. Mi dispiace vederlo fuori, vederlo rammaricato per non poter dare il suo contributo che è stato fondamentale nelle due partite in cui ha giocato. Conoscevo anche Alessandro Amici che viene dalla mia città, conosciamo le sue qualità e dobbiamo aiutarlo affinché possa esprimerle al meglio. L’età è dalla sua parte”.

Una buona parte della tua ottima partita l’hai fatta dal punto di vista difensivo: spesso ti abbiamo visto cambiare e finire su giocatori molto più fisici di te, tenere, aspettare l’aiuto e salvare la situazione. Nell’arco del campionato quale credi che sia stato il giocatore più difficile da marcare?
“E’ difficile, in questo campionato, al di là dei molti italiani forti che magari sono scesi di categoria, gli americani sono quasi sempre fisicamente più dotati di me. Già domenica Mike James, a gambe, sta messo molto meglio di me, quindi dovrò trovare delle alternative! Di altri mi viene in mente soprattutto Joseph Forte. Gli americani in generale sono sempre difficili da marcare perché hanno qualità in più: braccia lunghe, atletismo, elevazione –cose che io non ho e che devo compensare lavorando con cuore e grinta”.

A settembre hai iniziato il campionato di Adecco Silver in una squadra che doveva lottare per la salvezza, da dicembre, con le dichiarazioni del presidente Bulgarelli, giochi per una società che vuole salire di categoria. Vedendo la squadra dall’interno hai avuto modo di accorgerti prima delle potenzialità che c’erano?
“Conoscevo gli obiettivi della società quest’estate e come erano stati programmati. Poi fortunatamente le cose sono andate meglio del previsto. L’obiettivo era quello di conseguire una salvezza tranquilla. Poi però è difficile scendere in campo per ottenere una salvezza tranquilla… si va in campo per vincere. Siamo stati bravi a creare immediatamente un gruppo e a sfruttare questo prima degli altri. Ovvio che, mano a mano che si vince si acquisisce la consapevolezza di potersela giocare con chiunque, e così è stato. Ora che è finito il girone d’andata e che abbiamo visto tutti i nostri avversari posso dire che: non saremo i più forti, ma possiamo competere con tutti”.

A meno di un primo posto, bisognerà passare per i playoff. Tu di promozioni ne hai vissute diverse con Venezia, Ferrara e Pesaro: a questa squadra manca ancora qualcosa?
“L’ultima partita che abbiamo giocato, per intensità, può ricordare molto una partita di playoff. Ci vuole ancora tanto per arrivarci e bisogna farsi trovare pronti. Gli americani, anche se giovani, sanno cosa vuol dire giocarsi la post-season. Flamini sa cosa vuol dire. Io so cosa vuol dire. Comunque, pur avendo fatto un ottimo avvio di stagione, la classifica è ancora cortissima. Non so neanche come sia fatta, penso solo a vincere partita dopo partita per vedere alla fine dove arriviamo”.

Delle stagioni passate, quale ti ha dato più soddisfazioni?
“Il primo anno qua è stato, per me, molto importante. Sono stato uno dei primi, o forse il primo, a firmare dopo la rifondazione: dopo la Legadue è stata una scelta difficile scendere così di categoria, però è stata una scommessa che ho vinto e vado orgoglioso di questo. Anche l’anno della promozione con Venezia: siamo partiti con cinque sconfitte consecutive, poi abbiamo fatto quadrato e abbiamo vinto”.

Hai giocato anche a Trento, allenato da Vincenzo Esposito. Lui in campo era il Diablo, e come allenatore?
“Uguale, sempre Diablo, anche da allenatore. Una persona particolare che però devo ringraziare: mi ha dato la possibilità di trovare molta fiducia dal punto di vista offensivo, perché ero abituato a giocare con gli americani in categorie superiori dove il mio ruolo era di rimanere più in disparte. Far giocare la squadra, difendere, fare il passaggio giusto per loro… Però non è scontato che scendendo di categoria si passi da essere dei gregari a diventare protagonisti. Bisogna sentire la fiducia dell’allenatore. Esposito da coach ha creduto in me, mi ha fatto lavorare tanto, il campionato andò bene, io andai molto bene. Lo ringrazio, abbiamo tuttora un ottimo rapporto”.

Ti aspettavi un suo ritorno in campo?
“Non me l’aspettavo, ma non ci avrei messo neanche la mano sul fuoco! Non si dà mai per vinto e piuttosto che fare una brutta figura dalla panchina lui preferisce indossare i pantaloncini ed entrare in campo. Si è fatto male, ma io lo ammiro e lo apprezzo per questo”.

Ti immagini con ancora addosso questa maglia tra qualche anno?
“Finché ci sarà possibilità di farlo, sicuramente sì. Mi trovo molto bene a Ferrara. Mi sento apprezzato per quello che faccio, ci sono stati alti e bassi, come è normale che sia. Però, ripeto, se ci sarà la possibilità rimarrò più che volentieri in biancazzurro”.

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