In equilibrio tra gioco e insegnamento: Marco Aventi parla dei suoi Pulcini 2003

Allenare bambini di nove e dieci anni può sembrare a prima vista una cosa semplice. D’altra parte chi ha più energia ed entusiasmo di loro? Alla SPAL questo compito è affidato a Marco Aventi, tecnico – anche se lui preferisce la parola “istruttore” – dei Pulcini 2003. La differenza del termine non è esclusivamente lessicale e in parte rivela la ragione per cui allenare dei bambini di quell’età non è affatto compito da prendere a cuor leggero. Ce lo spiega direttamente Aventi, nella chiacchierata che riportiamo di seguito.

Mister, come sta andando il campionato con i suoi ragazzi?
“Il nostro è un campionato complesso, giochiamo a nove nella categoria esordienti grazie alle deroghe speciali della federazione. Questo ci porta ad incontrare molte squadre con giocatori anche del 2002 o 2001, cioè con uno o due anni in più che possono sembrare pochi, ma che a questa età invece fanno grande differenza. Stiamo comunque andando abbastanza bene, conseguendo anche qualche risultato molto positivo; pur rimanendo un gruppo che deve crescere ancora molto. Il nostro, come quello di tutti i settori giovanili, è un lavoro di respiro a lungo termine”.

Cos’è importante trasmettere a ragazzi di questa età?
“Da un punto di vista calcistico conta la crescita individuale del singolo ragazzo. Come si allena e come riesce a mettere in campo ciò che ha imparato. La partita in queste categorie è più una verifica e un momento di pratica che un incontro in cui fare risultato. Ma ciò che più conta è trasmettere anche regole comportamentali: il rispetto, il fair play, la coscienza della maglia che si sta indossando e del fatto che si gioca in una società professionistica, e agli occhi di tutti ne si è rappresentanti. Anche serietà e impegno sono valori importanti, ma in questo si deve andare più cauti. Non bisogna dimenticare che questi bambini arrivano al campo dopo otto o nove ore di scuola, e una volta a casa poi avranno ancora compiti da fare. L’allenamento quindi deve mantenere anche una dimensione di gioco e di sfogo. Questo è quello che cerco di trasmettere. Infatti non mi sento tanto un allenatore, piuttosto un istruttore, perché vista l’età e il fatto di giocare a nove non facciamo molta tattica. Serve quindi bilanciare gioco e insegnamento, coscienti del fatto che questi sono anni decisivi per l’acquisizione delle capacità motorie e della tecnica calcistica fondamentale”.

A queste età si sente già il fatto di giocare in una squadra importante?
“Direi di sì. I ragazzi sanno bene di essere giocatori della Spal, e di avere una possibilità che molti vorrebbero. Questo è anche merito della società, che è sempre molto vicina e trasmette l’unità dell’ambiente. E’ come se fosse un tutto unico, che avvicina le squadre e rende tutti partecipi. Infatti i miei ragazzi le domeniche in casa fanno a gara per fare i raccattapalle per la prima squadra, e se non possono sono comunque allo stadio per seguire la partita. Il fatto di vivere a contatto, usare gli stessi campi, le stesse strutture, incrociare i giocatori al centro, fa capire di essere in un posto speciale”.

Sentite molto il supporto della società?
“Assolutamente. Dal presidente Mattioli al responsabile delle giovanili Orlandini ci sono tutti molto vicini e non ci hanno mai fatto mancare nulla. Sanno che per una società ambiziosa è fondamentale avere un buon settore giovanile, anche se questo richiede un lavoro lungo, programmatico e di grande coordinazione tra le diverse squadre, per creare un lavoro di formazione completo ed efficace. Per questo seguono da vicino e sostengono le nostre squadre”.

Quali sono le prospettive di questo settore giovanile?
“Tutto sommato direi buone. L’inizio non è stato facile, la società si è insediata in fretta e furia in una realtà completamente diversa da quella di provenienza e ha dovuto preservare tutto quello che aveva costruito nelle giovanili della Giacomense, combinandolo con il nuovo ambiente. Il tutto mentre curava la prima squadra, che nel campionato di quest’anno per la Lega Pro unica è il capitolo più corposo della stagione. Ma a parte tutto è stato fatto un buon lavoro, selezionando personale molto competente e fornendo tutto il necessario per lavorare. Credo che continuando a lavorare bene i frutti non tarderanno ad arrivare nei prossimi anni”.

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