Crisi o non crisi? Fuori da Ferrara una Mobyt quasi irriconoscibile

Ancora una sconfitta in trasferta per la Mobyt, la quarta del girone di ritorno su altrettante partite giocate fuori Ferrara. Un risultato il cui effetto è parzialmente mitigato dai risultati giunti dagli altri campi, ma che al tempo stesso getta ombre particolarmente inquietanti sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo della promozione fissato a dicembre dal presidente Bulgarelli. Sicuramente l’accesso diretto al piano superiore è da considerare fuori portata (a meno di un crollo verticale di Agrigento), bisogna quindi pensare alla prospettiva dei playoff con la speranza di arrivarci nella miglior condizione possibile. Non quella attuale di certo.  

A giudicare da quanto visto in campo di recente, la squadra sembra aver perso buona parte delle caratteristiche che l’hanno portata fino a questo punto, soprattutto la difesa. In alcuni frangenti – soprattutto a Verbania e a Treviglio – la Mobyt è sembrata una squadra impegnata nella lotta alla salvezza piuttosto che nella corsa alla Adecco Gold. Certo è che l’attenuante della cattiva sorte gioca un ruolo fondamentale. La sfortuna sembra avere inserito le coordinate di Ferrara sul proprio navigatore satellitare: prima due infortuni molto gravi ad altrettanti giocatori fondamentali (Casadei e Infanti); poi i problemi dei nuovi arrivati. Il primo, Flamini, di fatto non si è mai potuto inserire nei meccanismi biancazzurri. E’ arrivato a Ferrara con una condizione da ritrovare completamente, si è infortunato due volte ai polpacci e ora è in attesa di un responso medico alla spalla sinistra uscita malconcia dalla partita contro Firenze.  Il secondo, Amici, è arrivato a Ferrara con grande entusiasmo e ha dimostrato ottima tenacia difensiva, salvo palesare alcuni problemi in attacco, settore in cui fatica a offrire un contributo significativo.

Sommate a quanto detto in precedenza, le prestazioni altalenante dei due americani di casa Mobyt non aiutano certo a essere particolarmente ottimisti. Jennings e Mays stanno palesando i limiti della loro gioventù e della loro conseguente inesperienza fuori dall’ambito del college basket americano. Mays, nonostante tutti i suoi indiscutibili pregi, sembra aver perso quella sicurezza in attacco che lo ha contraddistinto per tutto il girone d’andata. O meglio, non può e non riesce a giocare tutte le partite da vero trascinatore. Mentre Jennings sta patendo una preoccupante involuzione che sembra affondare le sue radici in un problema di motivazioni. Per continuare a sognare, e per tranquillizzare in primis il presidente Bulgarelli, serviranno i punti e la vitalità degli italiani: Ferri deve ritrovare la sua vena di un trascinatore e giocare da capitano; Pipitone, vista la situazione del reparto lunghi, deve mettersi nell’ordine di idee di poter dare qualcosa di più ogni domenica; Andreaus deve riuscire ad incidere di più e in maniera più netta nei minuti, seppur pochi, che Furlani gli mette a disposizione. Solo così la Mobyt potrà tornare a essere una squadra competitiva e di alta classifica, che non si arrende alle difficoltà, ma anzi, le affronta a testa alta.

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