Dalla maglia della Giacomense alla panchina (biancazzurra) della Giaco Junior

Classe 1971 e nativo di Ferrara, Riccardo Lazzari è l’allenatore dei Giovanissimi Provinciali della Giaco Junior, società satellite in collaborazione con Spal 2013, istituita dalla proprietà Colombarini per  valorizzare i ragazzi appartenenti agli ex settori giovanili di Real Spal e Giacomense. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio lui e il progetto che sta portando avanti dalla scorsa estate.

Riccardo, non tutti conoscono come Giaco Junior nata e perché, quindi è il caso di partire da qui, raccontando di questa iniziativa.
“La nascita di questo progetto è ovviamente legata alla trasformazione dell’ex Giacomense in SPAL. Essendoci tanti ragazzi del ’99 e del 2000 si è ritenuto un peccato doverli mandare a giocare altrove, rischiando di perdere di vista i giocatori più promettenti. Quello che ripeto ai miei ragazzi in continuazione è che Giaco Junior non è stata una cosa tanto per fare, ma è parte di un progetto di crescita, un canale diretto con la prima squadra cittadina: per fare un esempio basti pensare a Cavallini che a dicembre è andato alla SPAL nella squadra Giovanissimi Nazionali allenata da Rambaldi. La società crede in questo progetto e in questi ragazzi, a mio avviso diversi di loro già l’anno prossimo potrebbero avere l’occasione di partecipare ad un campionato diverso da quello provinciale che stiamo affrontando ora”.

Per lei è il primo vero incarico da allenatore di settore giovanile: ci racconti un po’ la sua carriera.
“Ho giocato per diversi anni nelle compagini di Copparese, Giacomense, Mesola, Masi Torello e Argentana nel ruolo di centrocampista. Come allenatore invece ho iniziato con una bellissima esperienza a Berra per poi passare a due brevi esperienze a Quartesana e Gallo. Successivamente ho ricevuto la chiamata di Mattioli che mi ha proposto di andare ad aiutare Filippo Marchesini nel ruolo di allenatore in seconda e, devo essere sincero, mi sono divertito tantissimo”. 

Come sta vivendo quest’esperienza tutta nuova?
“Lavorando da solo è più facile imprimere le proprie idee calcistiche ai giocatori. E’ indispensabile tenere la concentrazione sempre alta: nonostante il nostro campionato sia provinciale, fare risultato non è mai semplice, non regala mai niente nessuno. Il ruolo che mi ha affidato la società è quello di far crescere questi ragazzi sotto tutti i punti di vista in maniera tale, a fine anno, di riuscire ad indicare ad Orlandini i ragazzi che, a mio avviso, hanno maggiori possibilità di calcare palcoscenici differenti da quelli attuali”.

Essendo nato e cresciuto a Ferrara immaginiamo che conosca il livello dei vari settori giovanili della provincia estense. Cosa manca secondo lei per renderli più competitivi al pari delle altre realtà più blasonate?
“Sì, tutti i sabati sono a vedere una partita di calcio, quindi il livello dei settori giovanili locali lo conosco abbastanza bene. Penso che la strada intrapresa sia quella giusta, anche considerando la crisi economica che ha colpito il nostro Paese ma che ci sia ancora molto su cui lavorare. Per quanto riguarda la SPAL, non posso che essere soddisfatto di quello che la dirigenza ha fatto. Tra l’altro conoscendo da quattro anni il metodo di lavoro di Mattioli sono sicuro che i pochi problemi nei quali ci siamo imbattuti quest’anno, l’anno prossimo verranno risolti. Sicuramente una cosa che a Ferrara manca è la disponibilità di campi sintetici: ogni anno in questo periodo si è costretti a spostarsi per far respirare i campi. Capisco sia una spesa, ma a mio avviso è molto utile, le altre principali realtà limitrofe come Cesena, Modena e Bologna si sono già attrezzate in questo senso”.

Uno sguardo al futuro: dove si vede Riccardo Lazzari tra qualche anno?
“Mi auguro di continuare ad allenare. Amo vivere il campo e stare a contatto con i ragazzi. Dopo aver smesso di giocare mi sono subito tuffato nell’avventura di allenatore. Con questo gruppo di ragazzi mi trovo più che bene quindi onestamente sarei molto contento di proseguire alla corte di Mattioli e Colombarini, persone serie con un progetto credibile e a lungo termine. Ma è ovvio che un matrimonio si fa in due… (ride)”.

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