Dieci mesi vissuti intensamente: il bilancio (provvisorio) di Simone Colombarini

Nel finale di questo lungo e complesso campionato, e alla vigilia della decisiva partita col Bellaria che vale la promozione nella prossima Lega Pro unica, abbiamo intervistato il patron Simone Colombarini per raccogliere il suo personale bilancio dell’anno che si avvia a conclusione, e le sensazioni su quella che sarà la partita più importante di questa stagione.

Simone, in questo finale di stagione è tempo per le prime considerazioni sull’anno passato, ma anche un momento di grande ansia intorno all’esito del campionato. Qual è il suo bilancio generale di questa prima stagione spallina?
“Sì, è praticamente ora di bilanci, ma effettivamente farli in una situazione come questa non è facile. Forse preferirei riparlarne lunedì vista la prova che stiamo per affrontare. Però voglio dare per scontato che domenica si vincerà contro il Bellaria, e che ci ritroveremo finalmente a festeggiare. E’ chiaro però che il mio personale giudizio non può prescindere da questo risultato. E’ stata di certo una bella stagione sotto tanti aspetti, certo, però il nostro obiettivo finale è sempre e comunque la Lega Pro unica, e quindi non posso separare il mio giudizio finale dal suo raggiungimento. E’ questo che mi farà dire se è stata davvero positiva o no, sul campo”.

Del passato però si può parlare, che campionato è stato?
“La stagione non è andata malissimo di per sé. Certo non è stata tranquilla, anzi, è iniziata in maniera abbastanza complessa, e ha richiesto anche qualche cambiamento. Poi però ci siamo ripresi molto bene, tanto da riuscire a chiudere il girone d’andata al quinto posto, e poi a salire fino al secondo dopo la partita col Santarcangelo. Tutto sembrava andare per il meglio, e onestamente si pensava anche di riuscire a chiudere i conti per essere tra le prime otto un po’ prima, senza doversi ridurre a giocare il tutto per tutto nell’ultima con addosso l’imperativo di vincere. Sicuramente posso parlare di un bilancio complessivamente positivo, ma, come ho detto, con riserva sul risultato di domenica, che veramente dà un senso a tutto la stagione. Tutto questo ovviamente riguarda solo il punto di vista sportivo della nostra società; al di là di questo ci sono tanti altri aspetti da considerare per parlare di questa stagione, i quali invece ci hanno dato grande soddisfazione”.

Quali sono gli aspetti extra-sportivi che le hanno dato più soddisfazione?
“Sicuramente il ritrovato clima di entusiasmo e attaccamento intorno alla squadra che è tornato in città, e che si può riscontrare nei pensieri dei tifosi, nelle tante presenze allo stadio, e nelle tante manifestazioni di affetto e di gioia anche fuori dal momento della partita. Tutto questo sicuramente ci ha fatto davvero molto piacere. Un altro aspetto molto bello è stato poi la possibilità di poter assecondare e accontentare il più possibile tutti quegli ambienti e quelle associazioni operanti nel sociale e nell’istruzione che ci hanno chiamati per conoscerci e per starci vicini. Per noi è stato un onore visitarli, incontrarli e ricambiare il loro desiderio di stare un po‘ insieme. Se la Spal può essere d’aiuto per dare più luce e risalto a queste realtà ben venga, noi siamo a disposizione. Il nostro obiettivo è anche quello di immergere sempre di più la squadra nel tessuto sociale cittadino. Se è vero che la Spal è un simbolo di Ferrara non può essere staccata dalla sua realtà e dalla sua gente”.

Ci sono altre cose che di cui è particolarmente soddisfatto?
“Credo che sia stato iniziato un bellissimo lavoro con il settore giovanile. Forse non abbiamo raggiunto risultati eccezionali con alcune squadre, ma vi assicuro che abbiamo lavorato tantissimo, e alcuni risultati si possono già intravedere, come, ad esempio, il fatto che già diversi ragazzini sono tenuti d’occhio da club molto importanti. I frutti più importanti però sono sicuro che arriveranno col tempo, perché quello che abbiamo iniziato quest’anno è un lavoro di prospettiva. Quello che si può già godere è il buon clima che si respira tra i genitori e in tutto l’ambiente, insieme al buon rapporto e alla crescente collaborazione che stiamo costruendo con le altre società sportive della provincia. Un buon settore giovanile sicuramente va seguito con impegno, ma può dare sicuramente risultati a medio lungo termine, e anche questo genere di lavoro in un certo senso ha un forte valore sociale, visto che in ballo c’è l’esigenza di fare crescere molti giovani in un ambiente sereno e a contatto con valori sani”.

Diceva che a contraddistinguere quest’anno c’è stato anche il buon rapporto con i tifosi.
“Sicuramente. Sono stati per noi fonte di forza e di sostegno. Io ora ne conosco tanti, un po’ di tutte le categorie, ma credo ci sia un buon rapporto con tutti. Ovviamente ognuno vede  le situazioni a modo suo, ma questo non cambia che la loro risposta al nostro arrivo a Ferrara e al nostro lavoro è stata bellissima, anche oltre le nostre aspettative, ed è forse il lato più positivo dei quest’anno; sia come sia dal punto di vista personale, sia dal punto di vista societario. Perché sono poi i tifosi, il seguito e in generale l’attenzione intorno alla squadra a costituire uno dei valori più importanti per una società sportiva, creando un peso e una posizione che consentono poi di muoversi in maniera proficua nell’ambiente degli sponsor e del sostegno finanziario”.

A proposito di sponsor, già in altre occasioni si è parlato di una raccolta fondi non esattamente riuscita quest’anno.
“In effetti la raccolta fondi quest’anno non è stata esattamente proficua, ed è difficile dirsi soddisfatti. Di sicuro siamo partita tardi nell’organizzarci, e con la testa piena anche di tante altre cose relative all’allestimento della prima squadra, che era la cosa più importante in vista di questo campionato così decisivo. Per il futuro vogliamo e dobbiamo migliorare sotto questo aspetto, quindi ci saranno nuove iniziative, alcune che verranno presentate anche a breve, e un maggiore impegno. Questa volta ci prenderemo i tempi e i passi giusti per impostare una campagna che possa davvero darci una mano a sostenere gli oneri della gestione sportiva. Se domenica tutto andrà bene e riusciremo a chiudere finalmente il discorso campionato potremo già iniziare organizzarci con tutto il tempo necessario per preparare al meglio la prossima stagione sia dal punto di vista sportivo, sia dal punto di vista della raccolta pubblicitaria”.

Quali altre cose invece non l’hanno lasciata soddisfatto, oppure sperava andassero meglio?
“Beh, qui torniamo a parlare di calcio. Di certo posso dire che quando si arriva ad esonerare un allenatore è evidente che qualcosa non ha funzionato, e che forse si è fatto qualche errore di valutazione. Posso garantire che c’è stato da parte di tutti il massimo impegno, però era evidente che a diverse gare dall’inizio del campionato la squadra non riusciva ancora ad esprimere il suo effettivo valore, e quindi si è reso necessario prendere una decisione. Posso dire quindi che l’inizio del campionato sicuramente non è stato dei più soddisfacenti, però da li in poi è iniziato un altro percorso, che fortunatamente ha confermato altre scelte fatte, e anche il valore stesso della rosa”.

Avete sentito molto il passaggio da Masi San Giacomo a Ferrara dal punto di vista societario?
“No, non direi. Di certo Ferrara è una piazza molto diversa, però a Masi abbiamo fatto cinque anni di professionismo che ci hanno insegnato molto, e con questa esperienza quasi sempre riusciti ad affrontare con l’approccio giusto tutte le situazioni e le criticità che si sono presentate durante la stagione. Quello che mancava era il rapporto col pubblico, che con la Giacomense praticamente non c’era, ma quella è una cosa che abbiamo imparato subito, anche grazie ad una bellissima accoglienza ricevuto che, ripeto, talvolta è stata anche migliore di quanto ci aspettassimo, e da parte nostra speriamo come società di aver rispettato le attese e i desideri che in quell’accoglienza erano espressi”.

Il vostro è stato un arrivo a Ferrara a tutto tondo, vi siete impegnati subito anche in’altra realtà importante come in basket
“Quello del basket è un progetto che avevamo già da un po’ con Bulgarelli, e il lavoro con lui è di concerto, nel senso che noi siamo entrati nel basket come lui è entrato nella Spal. Questo voleva essere anche un segnale di unità di intenti tra noi, Bulgarelli e il presidente Mattioli per portare avanti insieme queste due importanti realtà sportive cittadine”.

Che rapporto c’è con Bulgarelli?
“Con lui avevamo già rapporti di lavoro prima di iniziare questa avventura, e avevamo già capito da tempo di avere una certa sintonia di vedute su molti argomenti in tema. Anche per questo la gestione sta procedendo senza particolari intoppi, ma anzi con una buona sintonia. Poi, visto anche il ritardo nella partenza, quest’anno ci siamo divisi un po’ i compiti, quindi noi ci siamo occupati più del calcio e lui più che altro del basket, però già dall’anno prossimo cercheremo di essere un po’ più uniti su entrambe i fronti.”

Quali sono le prospettive di questa collaborazione?
“Portare avanti nella maniera migliore possibile entrambe le società. Tutto poi dipende dalla risposta dei tifosi e dall’evoluzione della raccolta pubblicitaria. E’ chiaro che se la Spal salendo di categoria guadagnerà una posizione di maggior prestigio e visibilità godrà anche di una maggior quantità di risorse verrà convogliata nella sua direzione. Non me ne vogliano i tifosi della Mobyt, tra cui per altro mi ci metto anche io, ma si tratta di fare un ragionamento nell’ottica dello sport ferrarese nel suo complesso, sostenendo la realtà con maggior potenziale”.

Che giudizio dà invece al primo anno di Mattioli come presidente della Spal?
“Dico che è stato un anno da grande presidente, e non avevo dubbi in proposito. Sapevo benissimo che passando da Giacomense a Spal gli impegni e le responsabilità sarebbero aumentate, in termini di rapporti con i tifosi, con la Lega, con le istituzioni, e così via, ma se l’è cavata egregiamente, e noi siamo molto contenti del lavoro che ha svolto”.

Torniamo a questo finale di campionato, che è tutto meno che tranquillo.
“Tutti quanti ci aspettavamo qualcosa di diverso; qualcosa di meglio. Nessuno immaginava di arrivare a doversi giocare tutto, vita o morte, all’ultima partita, e ovviamente, indipendentemente da chi sia l’avversario, non è una cosa tranquilla. Forse se avessimo affrontato prima il Bellaria avremmo già festeggiato, ma coi se non si va lontano, e comunque non calma il rimorso più grande, che è quello di non aver fatto qualcosina, anche poco di più quando contro avversari tutt’altro che irresistibili, come Pergolettese e Vecomp, e anche vincere lì ci avrebbe cambiato la vita. Comunque ora non è il caso di fare patemi, né di creare eccessiva pressione intorno alla cosa. Domenica si giocherà per vincere, e così sarà. Voglio pensare che la festa sia solo rimandata”.

Qual è la cosa che le piace di più della sua squadra e quella che le piace di meno?
“La cosa migliore è il gruppo, un bell’assortimento di giovani e meno giovani che si trovano bene insieme, e dove ognuno ha saputo svolgere bene il proprio ruolo. Quello che mi è piaciuto di meno invece direi che è stata la mancanza di grinta di decisione in qualche partita. L’impegno non è mai mancato, questo è fuori discussione, ma in qualche occasione, specialmente se abbastanza importante, un po’ di cattiveria, di determinazione in più avrei voluto vederla, anche come tifoso, e spesso è proprio quello che può fare la differenza”.

Nel complesso, quasi un anno dopo, è contento di aver fatto questa scelta di prendere la SPAL?
“Sì. Soprattutto, ripeto, per come siamo stati accolti, ma anche per come abbiamo contribuito a riportare il blasone della Spal dove merita. Per noi questo è stato un investimento non solo economico, ma anche a livello di nome, perché è un impegno importante dal quale non si può recedere esattamente a piacimento, però da parte nostra la volontà di proseguire nei nostri intenti c’è tutta, e quindi al momento non posso che dirmi contento di questa scelta”.

foto di Fabrizio De Simone

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