Con Varricchio squalificato la guida della Berretti va ad un altro Max

Da Massimiliano Varricchio a… Massimiliano Zanoli. Toccherà ancora all’ex allenatore del Comacchio Lidi e secondo del più conosciuto Max guidare i Berretti biancazzurri per via della squalifica dell’ex capitano. Dopo il pareggio con il Santarcangelo a Bellaria, il primo stagionale, la SPAL affronterà in trasferta al Campo Sportivo ‘Giacinto Facchetti’ i pari età dell’Inter. I nerazzurri negli ultimi anni hanno raccolto tanti successi con il settore giovanile e anche in questa stagione il trend sembra essere confermato.
I giovani nerazzurri sono in testa nei campionati nazionali di Primavera (dominando grazie ai gol di Puscas e alla guida dell’ex tecnico e centrocampista della SPALStefano Vecchi), Allievi e Giovanissimi. Stentano, solo quinti, nel campionato Berretti, alle spalle dei cugini del Milan, di Mantova e Pordenone (società che lavorano bene a livello giovanile) e della sorpresa Forlì.

Tuttavia, il campionato Berretti è stato fortemente voluto dal direttore Roberto Samaden e dal diesse Piero Ausilio dopo un anno di stop per dare la possibilità a vari elementi del 1997 di restare all’interno del settore giovanile nerazzurro. Squadra guidata da Salvatore Cerrone, uno degli esperti delle giovanili dell’Inter, e che in campo ruota attorno al fantasista spagnolo Gomez De la Fuente (’97). Nelle ultime giornate sono arrivati in Berretti il centrocampista Bonetto (’97) precedentemente aggregato alla Primavera e soprattutto il ghanese Justice Opoku (’98), che con i suoi gol ha trascinato gli Allievi Nazionali in vetta al girone, già decisivo a Venezia con la Berretti. A Milano mancherà il fantasista Utzeri per squalifica.

Alla vigilia della sfida con l’Inter, Massimiliano Zanoli, classe 1979, ex allenatore del Comacchio Lidi, ex centrocampista di Carpi e Poggio Rusco in C2 con una vasta esperienza nei dilettanti ferraresi (Centese, Reno Centese, Casumaro e XII Morelli), laureato in Scienze Motorie, ci aiuta a fare il punto in casa SPAL.

Mister, a Bellaria contro il Santarcangelo è arrivato il tuo debutto sulla panchina biancazzurra vista l’assenza per squalifica di Varricchio. Esordio con un pareggio.
“E’ stata un’opportunità mancata. Una partita a senso unico con tante occasioni da gol. Per come è stata condotta potevamo vincere ampiamente e invece è arrivata un pareggio che ci lascia con l’amaro in bocca. Anzi si era messa male, poi siamo stati bravi a pareggiare a dieci minuti dalla fine. Per il resto sono contento di essere arrivato alla SPAL. E’ bello stare sulla panchina di un club professionistico”.

Buona manovra di gioco, ma poca incisività in avanti. In questo avvio di stagione è capitato spesso.
“Questo è vero. Sviluppiamo una buona mole di gioco, ma non riusciamo a concretizzare le tante occasioni da rete. Ma non è solo colpa degli attaccanti. Non è un discorso di individualità. E’ un atteggiamento di squadra. Così come siamo bravi a costruire tutti la manovra, dobbiamo migliorare in fase realizzativa. Per fare il salto di qualità dobbiamo unire le due fasi”.

Dopo il Santarcangelo, nuova trasferta a Milano per sfidare l’Inter. Bella vetrina. Una partita che sul piano dell’attenzione e delle motivazioni è più facile da preparare?
“Abbiamo preparato la gara al meglio. Così come tutte le altre partite. Certo che quest’anno abbiamo la possibilità di giocare contro l’Inter e con il Milan. Nomi importanti. C’è grande soddisfazione. E grande orgoglio per l’opportunità che ci è stata data dalla società. Orgoglio come squadra e come città. Dopo anni bui avere la possibilità di disputare queste partite deve essere una soddisfazione per tutti. Per i ragazzi sarà una partita importante. Abbiamo Utzeri squalificato e cercheremo di recuperare qualche infortunato. Gli undici che scenderanno in campo e i tre che subentreranno faranno bene”.

Mister, alla prima esperienza tra i grandi sei riuscito a vincere un campionato con il Comacchio Lidi (prima categoria), una società nota tra i dilettanti ferraresi. E’ stato un problema passare da un ruolo di protagonista a quello di comprimario in una squadra giovanile? Quali sono le differenze?
“Sono arrivato a Comacchio nel gennaio 2013 al posto di Bergamini. Poi lo scorso anno ci siamo tolti belle soddisfazioni riportando in Promozione la squadra. Mi era stato proposto di continuare, ma avevo già fatto il sacrificio per un anno di andare avanti e dietro da casa per oltre cento chilometri. Poi mi hanno cercato alcune società, ma quando è arrivata la chiamata di Varricchio ho pensato a non farmi sfuggire questa occasione, da prendere al volo. Per me è un punto di partenza, un passaggio per quello che spero sia la mia carriera. Sono quasi quindici anni che alleno i giovani. Ho una Laurea in Scienze Motorie e quando giocavo mi occupavo dei ragazzi. Tra l’allenare Berretti e grandi ci sono alcune differenze. I giovani ti seguono di più, ti danno fiducia a priori, ma hanno meno esperienza e non bisogna dare nulla per scontato. Con gli adulti c’è da lavorare di più sul piano umano, perché hanno conoscenze già acquisite. Ai ragazzi poi bisogna far capire che in questi due anni si giocano le carte per entrare nel calcio che conta. Io auguro a tutti di riuscire a farcela. Ma sappiamo che non è così. Nel calcio c’è molta selezione e in pochi arrivano. L’importante è dare il meglio di sé stessi per non arrivare un giorno a guardarsi indietro, avere rimpianti e dire “però, potevo dare di più”.

Tu e Varricchio avete appeso da poco le scarpette al chiodo, quanto vi manca il campo? Come vi dividete i compiti in panchina?
“Io e Max ci conosciamo da sempre. Lo ringrazio per l’occasione che mi ha dato. Lui abita a Crevalcore in provincia di Bologna, io a Ravarino, provincia di Modena, ma siamo distanti appena quattro chilometri. Giocavamo nelle giovanili del Crevalcore, lui era più grande, poi però d’estate ci vedevamo per qualche corsa, per tenerci in forma. Certo lui ha fatto la carriera da calciatore vero, mentre io sono rimasto fra i dilettanti. Max aveva ancora voglia di giocare: a chi smette resta la voglia. Aveva la possibilità di continuare, ma ha fatto una scelta consapevole. So che gli manca giocare, ma ha preso una decisione per imboccare una nuova strada verso il futuro. Per quel che riguarda i nostri ruoli: siamo in sintonia sul lavoro, c’è una forte collaborazione a tutto tondo, dalla fase di progettazione al contenuto degli allenamenti. Certo, lui è il mister e l’ultima parola è sempre la sua”.

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