Fioretti e Germinale tutti cuore e grinta. Lazzari delude, Silvestri sfrutta bene la sua occasione

La partita contro l’Ancona non verrà certo ricordata come una delle più memorabili viste al Paolo Mazza. Ma ci sono state comunque giocate degne di nota.

MENEGATTI 6.5 – Dicono che un portiere si vede non da quanti interventi compie in una partita, ma da come riesce a farsi trovare pronto quando le occasioni sembrano non arrivare mai: ebbene il nostro portierone deve metterci i guantoni solo al secondo minuto di recupero della ripresa su un bel tiro di Bondi da posizione pericolosa. Prima è giornata di assoluta serenità.

LAZZARI 5 – Maglia da titolare sulle spalle – un po’ a sorpresa – che gli viene consegnata undici partite dopo la sfida persa a Savona. Mentalmente non deve stare granché, sfiduciato e corroso da settimane di panchina alternate da qualche spezzone a gara iniziata. Primo quarto d’ora che gioca più alto del solito, prova a puntare l’uomo e a saltarlo come ai vecchi tempi e ci riesce, tanto che Cornacchini sistema addirittura Bondi da quel lato per contenere il nostro. Poi Brevi lo richiama a una più attenta lettura tattica della sfida e lo abbassa inesorabilmente costringendolo a un lavoro non suo e dove vanno lentamente a snaturarsi quelle che sono le sue principali qualità: l’Ancona se ne accorge e sistema Parodi sulle sue tracce e sposta Bondi in posizione più avanzata. Il risultato è un mezzo disastro perché difensivamente Manuel è ancora un diamante grezzo. L’ingenuità che paga con il rosso al momento della simulazione è imperdonabile ma, per fortuna, non decisiva.

ALDROVANDI 6 – Giornata non particolarmente impegnativa. L’Ancona non è avversario particolarmente impegnativo e lui se la cava. Qualche fallo di troppo rispetto alle ultime uscite ma la prestazione è sufficiente.

CAPECE 6 – Un’indecisione con Giani nel primo tempo, ma più in generale la sua è un’altra prova discreta da regista della retroguardia biancazzurra. Dopo il rosso comminato a Lazzari si sposta a centrocampo e la squadra cresce in qualità e il ritmo, seppur in inferiorità numerica, paradossalmente in intensità.

GIANI 5.5 – E’ uno di quei pochi giocatori che ha il dovere di prendere per mano la squadra e non solo perché mister Brevi gli ha consegnato i galloni di capitano. La fascia è un simbolo, ma deve tirar fuori quella grinta e quella leadership che gli hanno consentito di giocare più di cento partite in B. Non può permettersi amnesie come quelle sul finale di partita – meno male che c’era Silvestri – o quegli errori imperdonabili in disimpegno quando sbaglia la misura dei passaggi a due metri. L’esperienza accumulata non glielo consente.

LEGITTIMO 6 – Alterna cose buone ad altre meno. Non è in gran giornata alla voce cross e neppure ogni volta che supera la metà campo convince particolarmente. In fase di ripiegamento non delude le attese e difende con ordine e senza affanno. Qualche sbavatura ma si destreggia.

FILIPPINI 5.5 – Di solito ci mette un’oretta per carburare: stavolta è costretto a uscire prima per esigenze tattiche e allora resta un ricordo sbiadito e opaco della sua presenza in campo, più effimera che di sostanza in realtà, in una di quelle giornate che invece avrebbero dovuto vederlo tra i protagonisti vista la scarsa propensione al fraseggio del centrocampo avversario. Poche le idee che passano dai suoi piedi.

(SILVESTRI 6.5) – Impatto migliore sulla partita non poteva averlo. Sbaglia niente, di testa e di piede è dappertutto. Al 30’ è decisivo su Pizzi dopo un’incomprensione tra Legittimo e Togni, nove minuti più tardi salva di testa su errore di Giani andando a coprire su Cognigni. Segna anche un gol che ai più sembra buono, ma non per l’assistente. Leader da cui questa difesa non può prescindere.

TOGNI 5 – Fa un po’ specie vedere i due numeri dieci di Ancona e SPAL a confronto oggi: correva l’anno 2007, Antonio Conte sedeva in panchina in quell’Arezzo che, oltre al nostro e a Bondi, poteva fregiarsi dei vari Croce, Ranocchia e Floro Flores. E’ passata una vita da quando i due brasiliani incantavano la Toscana con le loro giocate, con la loro voglia di emergere. Sette anni dopo Romulo, che pur ha toccato la A, si è come spento. Da qualche settimana a questa parte le 300 partite giocate tra i ‘prof’ non sembrano che essergli servite a confermare la tesi di un inesorabile calo. Non che il gioco espresso da Brevi possa esaltare le sue qualità, ma quello che preoccupa è quel suo estraniarsi dalla battaglia sempre più familiare. Sbaglia una serie infinita di passaggi, perde palloni banali, a volte pericolosi che innescano puntuali ripartenze ospiti. E’ davvero un altro il Togni che vorremmo vedere.

GENTILE 5.5 – E proprio quando il giocatore sembra essere tornato il gladiatore che aveva entusiasmato con la maglia del Savona – e a Piacenza otto giorni fa – ecco l’ennesimo brusco stop. A muscoli e a quantità ci siamo ma quando c’è da mettere il pallone a terra e provare a giocarla è notte fonda. Approssimativo e legnoso, con i colleghi di reparto sembra non abbiano mai giocato insieme. Ammonito per una simulazione inutile, era diffidato e salterà la gara di venerdì a Forlì.

(LANDI NG) – Diciannove minuti in tutto, ha una fame di campo che mangerebbe le zolle e si vede. Sempre generoso, quando c’è da fare una corsa in più anche per il compagno non si tira indietro. Non è comunque giudicabile al di là dell’approccio positivo.

GERMINALE 6.5 – Una delle sue partite più belle con la maglia della SPAL. Non sarà decisivo come a Piacenza, non tirerà mai in porta eccezion fatta per quella conclusione deviata sui guantoni di Aprea da D’Orazio ma lotta per dieci, fa salire la squadra come nessuno, prende una caterva di falli e fa ammonire sia D’Orazio, sia Di Ceglie. Finisce il match stremato e con i crampi. Davvero di più, oggi, non gli si poteva domandare.

(DE CENCO NG) – Sei minuti a cercar di tenere il più lontano possibile l’Ancona. Ingiudicabile.

FIORETTI 6.5 – Oltre il palo c’è di più. Lavoro immane e dispendioso per questo attaccante che non segnerà da due mesi ma ci mette cuore e grinta nelle rare occasioni che gli capitano a tiro. Gli si rimprovera di mancare di cinismo, perché con le poche occasioni che crea questa SPAL dovrebbe segnare ogni volta che si trova a tu per tu col portiere. Ma se non avesse difetti non giocherebbe in C probabilmente. Al 25’ della ripresa il manifesto della sua partita è tutto in una progressione di 60 metri da applausi dopo aver eluso con una finta di corpo Di Ceglie. Peccato che Capece all’ultimo non riesca a controllare il pallone.

BREVI 6 – Più di così non può fare, pensarlo è pretestuoso e arrogante. E’ a due punti dal secondo posto, conosciamo la sua vocazione prettamente difensivista e chiedergli ogni settimana il perché non fa giocare Di Quinzio e Finotto inizia a diventare stucchevole e ridondante. Lui le partite le legge e le vede così. Piaccia o no, ogni tanto vince, spesso pareggia e raramente perde. Per una squadra piena di limiti come questa e neanche così tanto tecnicamente dotata che punta a ben figurare è l’allenatore perfetto che oggi, tra l’altro, è a due punti dal secondo posto. Con l’Ancona ha rischiato addirittura di vincere in inferiorità numerica. Ha meriti e gli vanno riconosciuti.

ANCONA
Aprea 6; Dierna 5.5, Paoli 6, D’Orazio 6; Di Dio 6.5, Camillucci 6, Di Ceglie 5.5, Bondi 6; Morbidelli 5.5 (15′ s.t. Pizzi 6), Parodi 5.5 (3’ s.t. Barilaro 6), Tavares 5 (36′ s.t. Cognigni NG).All.: G. Cornacchini 6.

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