La dirigenza e quella battuta sulle mani in tasca: semplice ironia o filosofia societaria?

Ammetto di aver riso molto quando – qualche settimana fa – un tifoso della SPAL scrisse su Facebook una cosa del tipo: “Se a Brevi danno dei pantaloni della tuta senza tasche si dimette”. D’altra parte si trattava di una battuta abbastanza arguta, considerata l’effettiva tendenza dell’allenatore milanese di stare con le mani in tasca per buona parte delle partite dei biancazzurri. A essere onesti non ho mai creduto che il suo atteggiamento mite in panchina potesse contare qualcosa. Ci sono tanti esempi di allenatori che se ne stanno serafici in panchina, eppure sanno perfettamente come trarre il meglio dalle proprie squadre. Ma per buona parte dei tifosi spallini la sua staticità sembrava costituire elemento di discussione, ovviamente in negativo.

Un po’ a sorpresa, almeno per quanto mi riguarda, l’elemento retorico del “Brevi con le mani in tasca” è stato recuperato nientemeno che da Francesco Colombarini nella conferenza stampa di presentazione di Leonardo Semplici, il successore dello stesso Brevi. Non proprio uno qualunque di fronte a una platea qualunque. La battuta del patron, giunta al secondo giro di interventi della mattinata, non è sembrata fine a se stessa, per quanto Colombarini senior abbia la fama di uomo dotato di spiccato sense of humor. Piuttosto sembra suggerire un doppio scopo, per quanto velato. Il primo: rimarcare ulteriormente una sostanziale differenza di vedute con il precedente allenatore e il suo stile. Il secondo: proseguire sulla strada di una strategia di comunicazione rivolta a costruire una sintonia sempre più marcata e diretta tra la società e il pubblico che frequenta il Paolo Mazza. Non è casuale che in sede di introduzione Colombarini abbia fatto menzione alla necessità di “fidelizzare sempre di più i tifosi” e di “recuperare gli spettatori persi per strada”.

L’atteggiamento caustico di Francesco Colombarini (e in parte dello stesso Walter Mattioli) nei confronti di Brevi (anche a contratto terminato) sembra confermare quanto il rapporto tra allenatore e dirigenza non sia mai veramente decollato. Principalmente perché sembrano essere entrati in collisione due modi profondamente diversi di intendere il calcio, e più nello specifico le relazioni tra la componente tecnica e quella dirigenziale presenti in una squadra. Forse l’incomprensione più grande sul piano umano, al netto dei risultati, sta proprio qui. Se da un lato Brevi non ha mai voluto concedersi granché al pubblico (e alle pubbliche relazioni), dall’altro Mattioli ha fatto del filo diretto con i tifosi un caposaldo della sua presidenza. Talvolta uscendo dalle righe, lasciandosi andare a degli sfoghi da tifoso, e più in generale rivolgendosi quasi sempre alla pancia degli appassionati di SPAL. In un ambiente che contempla presidenti esuberanti come Zamparini o Ferrero, questo non è necessariamente un aspetto negativo. Ma presenta delle conseguenze con cui fare i conti successivamente.

Dalle polemiche sul rendimento di Cozzolino alle bordate sul caso Miglietta, dai commenti sprezzanti sul rifiuto estivo di Indiani al “Caccerei via tutti” del dopo Forlì, Mattioli di fatto si è spesso fatto interprete di malumori di piazza come se fosse un tifoso tra tanti. Pur non essendolo, visto il ruolo che ricopre e il potere (anche solo mediatico) che ha a disposizione. Francesco Colombarini, in veste di proprietario, ha fatto lo stesso durante la presentazione di Leonardo Semplici confermando un dato significativo: nella SPAL dei ferraresi il peso specifico delle opinioni dei tifosi ferraresi è notevole. A prescindere dal fatto che questo possa piacere o meno.

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