L’importanza di esserci… nella buona e nella cattiva sorte

La vittoria di Pistoia ha reso più dolce il finale di 2014 dei tifosi biancazzurri e ha ridato spinta alle speranze per il nuovo anno. Lo dimostra anche il contributo che pubblichiamo di seguito. Francesco, uno dei ragazzi della Curva Ovest che ha partecipato alla trasferta del “Melani”, ci ha inviato alcune considerazioni personali che siamo felici di pubblicare.

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In India si dice che l’ora più bella del giorno sia l’alba: il buio non è del tutto svanito, la luce non è del tutto chiara, notte e giorno si abbracciano, e i rishi, i custodi dell’antica cultura delle Sacre Scritture vediche, scelgono proprio quest’ora per ritirarsi a meditare. Forse hanno ragione loro, perché in questo silenzio mattutino l’azione del pensare riesce veramente bene. Giocare in trasferta di domenica è diventato ormai un miracolo e in questo sabato di dicembre, l’ultimo antecedente al Natale, l’unica domanda che mi viene è una di quelle che ogni spallino si sente ripetere dalla prima volta in cui la malattia dell’ “andare alla Spal”, gli si è attaccata. “Ma che cazzo vai ancora allo stadio?”. Effettivamente con la squadra in crisi di risultati e con un sabato libero, l’idea di andare a Pistoia non passerebbe nemmeno nell’anticamera del cervello a un comune mortale. Ma la nostra è una razza un po’ strana, abituata a buttar giù magoni, ma anche sempre pronta a stare a fianco a quella maglia che porta gli stessi colori del cielo, l’unica per cui valga la pena soffrire.

E così non mi resta che indossare il giubbotto e andare a prendere il pullman con cui percorrere la distanza che separa tra la nostra città e quella toscana. Alla partenza mi ritrovo davanti agli amici della curva: quelli che ho imparato a conoscere fra le mura del Mazza e fra le birre bevute insieme, quelli delle trasferte in D, quelli con cui ho condiviso gioie (poche) e dolori (tanti), quelli che già da tempo occupano una grossa fetta del mio cuore. I quantitativi di birra bevuti dopo pochi minuti sono da Guiness dei Primati e a mezz’ora dalla partenza alcuni di noi sono già da pioggia dorata. Fra goliardie varie il viaggio procede abbastanza veloce, se non che incontriamo coda nel tratto dopo Bologna, coda che ci costringe ad arrivare con sette minuti di ritardo allo stadio Melani. Appena arrivato noto che le forze dell’ordine qui sono molto zelanti: doppia perquisizione con tanto di tornello (manco fossimo in serie A). Triste cartina di tornasole di un paese in cui la repressione è uno strumento da usare esclusivamente ai danni dei deboli: per i vari scandali, abusi e ospedali costruiti con le ceneri, le porte del carcere rimarranno sempre chiuse.

Appena entrati vediamo la Spal segnare il primo gol e dopo una manciata di minuti ci concedono il rigore che vale il 2-0. La carica sugli spalti è notevole: vengono alzati i decibel, cori alternati a battimani veramente ottimi, tant’è che i pistoiesi non li sentiremo per tutto il resto della partita. Nella ripresa la musica non cambia, mentre la Spal cala la manita il nostro settore si colora con una bellissima sciarpata. Anche i cori continuano ad avere un ritmo piuttosto sostenuto. Uno degli ultimi che cantiamo è quello che racchiude in sé il significato della trasferta: “e io lo so, perche non resto a casa”, solo in momenti come questi la magia dell’essere ultras, dell’amore incondizionato verso i propri colori, lo percepisci in ogni centimetro del tuo corpo, e, sarà l’entusiasmo, sarà la birra, ma ti viene veramente caldo! La metà del settore infatti, resta a petto nudo. Fra pance varie e fisici non proprio perfetti devo dire che presi uno per uno facevamo veramente pietà, tutti insieme eravamo bellissimi! A fine partita ringraziamo i giocatori, montiamo sul pullman e ritorniamo a casa. Nella serata faccio in tempo ad incontrare un mio amico di vecchia data. Noto che ha un piglio piuttosto soddisfatto e gli chiedo il motivo. È contento perche non so quale squadra di serie A ha vinto e io non posso fare a meno di scoppiare a ridere. Come si faccia a tifare una squadra di una città che non è la tua, per di più da un monitor, me lo devono veramente spiegare.

D’altronde, tutti gli sforzi politici istituzionali sono mirati ad alimentare questo mondo fantoccio in cui l’apparenza di una TV diventa più reale del gradone di uno stadio, e di apparenze le nuove generazioni si cibano quotidianamente. Ci vogliono lontani dagli stadi perché hanno capito che il nostro è un mondo che tiene unite le persone, ti fa sentir parte di un qualcosa di veramente speciale, e qui scusatemi, ma non ci sarà mai Sportube che tenga. Perché, in fin dei conti, non c’è cosa più bella che staccarsi dalla frenesia della vita, concedersi una giornata libera, a cui unisci i soliti amici, qualche birra, qualche coro, 300 km di amore ed ottieni uno spettacolo… perché io veramente so, perché non resto a casa!

Frency

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