Ruggero Ludergnani e i primi sei mesi da responsabile del vivaio: C’è tantissimo lavoro ancora da fare

Nelle occasioni istituzionali in cui la SPAL è stata protagonista del 2014 non c’è stato discorso sul futuro in cui non sia stato infilato un riferimento al settore giovanile. Ma come se la passa il vivaio biancazzurro? Siamo andati a chiederlo a Ruggero Ludergnani, responsabile tecnico del settore giovanile dallo scorso luglio. Dopo aver archiviato i suoi giorni da attaccante, Ludergnani è prima diventato procuratore e poi ha fatto un’esperienza da direttore sportivo a Sant’Agostino (Promozione), prima di approdare alla SPAL in estate. Il tutto alla giovane età di ventotto anni. Insomma, un giovane in cima al settore giovanile. Con responsabilità non certo semplici.

Ruggero qual è il tuo bilancio dopo i primi sei mesi da responsabile?
“Sono abbastanza critico con me stesso, per cui dico che il bilancio finora è positivo, ma ci sono i margini per fare molto di più. Dobbiamo crescere sotto diversi aspetti: da quello tecnico a quello organizzativo, passando per la mentalità generale con cui svolgiamo il nostro lavoro. Per forza di cose si tratta di un processo dai tempi lunghi, ma stiamo andando nella giusta direzione”.

A cosa ti riferisci quando parli di mentalità?
“Per mentalità intendo andare oltre all’insegnamento della tecnica e della tattica ai ragazzi. Mi riferisco soprattutto al senso di appartenenza. La SPAL è una società storica e importante e tutti si devono rendere conto che essere qui è un privilegio. I ragazzi soprattutto devono essere consapevoli di essere stati selezionati accuratamente: non tutti possono vestire la maglia che indossano loro. Per cui mi aspetto la difendano sempre a testa alta di fronte a ogni avversario. Questo a volta viene a mancare ed è un aspetto su cui bisognerà insistere”.

È possibile che questo gap di mentalità sia dovuto al passaggio tra Giacomense e SPAL?
“Come dicevo prima, certi passaggi non si possono fare dall’oggi al domani. Le condizioni per costruire una struttura più ampia ci sono tutte, serve solo il tempo per realizzarla”.

Invece quali sono i miglioramenti a cui si può puntare sul breve termine?
“Ci sono diverse cose su cui potremmo fare cambiamenti. Penso allo staff sanitario che al momento è abbastanza ridotto. E su alcuni gruppi dovremo necessariamente intervenire perché siamo un po’ corti”.

Tutto però ruota attorno al budget. Credi ci siano i margini per investire più di quanto già si faccia? In Lega Pro ci sono società come il Bassano che scommettono forte sul proprio vivaio.
“Inutile nascondersi, il budget a disposizione fa la differenza. Il Bassano lavora bene, ma penso anche ad altre realtà come Pordenone e Mantova che investono cifre importanti e raccolgono i frutti del loro lavoro. Qualche ragazzo interessante lo abbiamo anche noi, soprattutto tra i più piccoli. Dobbiamo valorizzarli e credo che la società sia intenzionata a puntare sempre di più su questo capitale”.

Invece nella Berretti vedi qualcuno in grado di fare il grande salto entro un anno o due?
“Per costruire un giocatore in grado di affrontare la Lega Pro serve un percorso di crescita graduale, oltre che alla qualità. Penso che nel gruppo di Varricchio ci siano un paio di ragazzi di talento che potrebbero tornare utili in futuro, ma dipende principalmente da loro”.

Berretti 2014 vs Milan

Uno dei problemi cronici per il vivaio della SPAL, a prescindere dalle dirigenze, sembra essere quello della rete di ricerca e reclutamento dei giovani.
“Proprio la scorsa settimana abbiamo organizzato un raduno di classe 1998 per visionare ragazzi di regioni limitrofe. Non avendo a disposizione uno staff di osservatori, ci affidiamo ai rapporti con le realtà dilettantistiche per scovare giovani interessanti, anche fuori dall’Emilia-Romagna. Questo ci permette di tenere d’occhio un discreto numero di potenziali giocatori”.

Da quest’anno avete anche ragazzi fuori sede.
“Sì, attualmente abbiamo nove ragazzi che vivono qui, lontani dalle loro famiglie. Li abbiamo sistemati in strutture di nostra conoscenza, ma l’ideale sarebbe averli qui in via Copparo, come accadeva quando il Centro d’Addestramento fu realizzato. Qui mi trovo a fare un appello al Comune di Ferrara: faccia in modo di metterci a disposizione l’intera struttura, come chiede il presidente Mattioli. Sarebbe un salto di qualità notevole per la nostra attività: i ragazzi sarebbero tenuti d’occhio al meglio, non avrebbero problemi di trasporto e potrebbero essere curati immediatamente in caso di infortuni. Se dovessi chiedere un regalo per il 2015 sarebbe proprio questo”.

È possibile che questo contingente venga ampliato in futuro?
“Bisogna tenere conto di un fattore decisivo: ospitare qui un ragazzo che viene da lontano costa all’incirca seimila euro all’anno. Di ragazzi interessanti in giro ce ne sono tanti, ma va da sé che il loro arrivo è subordinato alla volontà della società di fare un investimento su di loro. Se guardiamo a quelli in organico ora, qualcuno di veramente talentuoso c’è”.

Anche perché dall’anno scorso i risultati della squadre nazionali (Berretti, Allievi, Giovanissimi) portano in cassa altre risorse. Come valuti fin qui il loro percorso?
“A costo di mostrare un pizzico di presunzione, credo si possa fare un pochino di più perché soprattutto con Berretti e Allievi abbiamo costruito squadre in grado di ottenere buoni risultati. Per cui mi aspetto un miglioramento nel girone di ritorno. Come hai fatto notare, le classifiche dei campionati nazionali hanno un peso anche in termini di contributi, quindi è bene fissare degli obiettivi. Ma raggiungere le prime quattro posizioni con Berretti e Allievi sarebbe un risultato importante soprattutto per il prestigio della società”.

Berretti e Allievi tendono a pareggiare molto raramente. Come ti spieghi questo andamento?
“L’ho notato anch’io e credo che la spiegazione sia da ricercare nella filosofia di gioco che abbiamo chiesto ai nostri allenatori. Calcio palla a terra e determinazione fino all’ultimo secondo di partita. La SPAL deve sempre giocare per fare la partita e vincere. D’altra parte la mentalità vincente si costruisce da qui. Questo spinge le nostre squadre a rischiare qualcosa in più quando la situazione è di parità, e magari anche a esporsi al contropiede avversario. Ci può stare, l’importante è che venga forgiata la giusta mentalità”.

I Giovanissimi invece stanno vivendo una stagione difficoltosa.
“Sì, loro in effetti stanno faticando più degli altri. Ma va detto che in estate abbiamo avuto qualche problemino in sede di costruzione dell’organico. In più la squadra è stata inserita in un girone di molto complicato. Alcune amichevoli con altre squadre del girone emiliano ci hanno dimostrato che non siamo poi così lontani da realtà anche più grandi della nostra come il Bologna. Di positivo c’è che mister Casoni ha dato loro la mentalità giusta: giocano sempre palla a terra e rischiano per vincere. Hanno avuto anche sfortuna, ma nel corso dei mesi li ho visti crescere e sono sicuro che nel girone di ritorno coglieranno qualche vittoria in più”.

pulcini2004 vs juve

La fama della SPAL conta ancora al momento di reclutare ragazzi?
“Per quanto messo in discussione da anni difficili, il nome SPAL apre ancora tante porte. Ma bisogna anche essere realisti: in Emilia-Romagna ci sono tante realtà che possono offrire di più, anche solo per via della categoria superiore in cui si trovano. Tanti genitori, al momento di scegliere per i loro figli, danno un grande peso a questo fattore. Vorrebbero vedere i ragazzi crescere in settori giovanili di serie A o B. La Lega Pro da questo punto di vista non ha grande fascino. Questo inevitabilmente intacca il nostro potere d’acquisto, per così dire”.

Quindi a meno di andare rapidamente in serie B, come si fa a tornare attraenti?
“Se vogliamo risalire in termini di credibilità e recuperare un’identità vincente dobbiamo farcela con le nostre gambe. Investire con decisione sui più piccoli e credere in loro. Il progetto dell’Accademia SPAL va in questo senso, ma non bisogna avere fretta. Se avremo lavorato bene i primissimi frutti li vedremo solo tra quattro o cinque anni”.

Ecco, l’Accademia SPAL è stata una delle novità in questa stagione. Come sta andando?
“È il primo progetto su cui ho chiesto di lavorare fin dal mio arrivo. Al momento abbiamo 110 bambini nati tra il 2005 e il 2009 e sono numeri abbastanza sorprendenti se si considera che siamo partiti da zero. Puntiamo a fare ancora meglio l’anno prossimo, impostando anche un lavoro più accurato sulla tecnica di base. Sono fiero degli istruttori che lavorano all’Accademia e sento riscontri molto positivi anche da parte delle famiglie. Si tratta di una base fondamentale su cui costruire tutto la nostra attività”.

Gran parte delle possibilità di successo però dipendono dalla qualità dei ragazzi disponibili e Ferrara in questo momento sembra faticare nell’esprimerne.
“Questo è oggettivamente un problema del nostro territorio: siamo un pochino indietro per quanto riguarda strutture e modalità di insegnamento. Tra le società dilettantistiche nessuna ha un settore giovanile veramente importante, a differenza di quanto accade nelle province di Bologna e Modena, ma anche nel Veneto. È nostra intenzione promuovere molto presto una riunione generale con tutti i dirigenti interessati allo scopo di capire se la SPAL può dare una mano nel far crescere i vivai locali”.

Magari anche con delle affiliazioni?
“Anche questo è uno degli obiettivi del nostro 2015: costruire una rete di affiliazione solida e affidabile, in grado di garantire un afflusso di giovani alla SPAL, ma anche lo scambio di conoscenze e competenze sia in provincia sia fuori. Senza esagerare però. O meglio, seguendo il principio dei ‘pochi ma buoni’”.

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