Piedi per terra e occhi al futuro. Simone Colombarini a ruota libera su società, bilancio e critiche

Com’era prevedibile, le dichiarazioni di Fabio Bulgarelli sulla SPAL hanno destato una certa attenzione, avviando un dibattito tra i tifosi spallini sulla politica societaria biancazzurra e sul suo futuro. Per cercare di definire meglio il quadro abbiamo interpellato Simone Colombarini, affrontando con lui tutti i temi sollevati dal presidente della Pallacanestro Ferrara.

Simone, partiamo dal principio: ti aspettavi questa mossa da parte di Bulgarelli?
“A essere sincero non ci vedo nulla di strano o di negativo. Semplicemente Fabio ha fatto una scelta di carattere imprenditoriale. Tutto sommato non ricordo particolare clamore ai tempi in cui io decisi di cedere le mie quote all’interno della Pallacanestro Ferrara…”.

In quella occasione però non vi furono da parte tua dei rilievi critici che in questo caso sono presenti.
“Sicuramente, ma il punto è un altro. Quando iniziammo il nostro percorso assieme eravamo convinti che unire le forze ci avrebbe dato la possibilità di poter convogliare più sponsor e risorse sulle nostre due realtà. Motivo per cui poco più di un anno fa decisi di dare una mano a Bulgarelli, acquistando quote societarie. Sfortunatamente questo proposito non ha funzionato. Per cui ci sta che Fabio voglia mettere le sue risorse esclusivamente sulla Pallacanestro Ferrara, come abbiamo fatto scelto di fare io e mio padre qualche mese fa con la SPAL”.

Tuttavia Bulgarelli ha lamentato un coinvolgimento inferiore alle sue aspettative.
“Quando ero socio della Pallacanestro Ferrara non venivo coinvolto neanch’io, ma lo ritenevo normale. Nella SPAL in alcuni frangenti non c’è stato il tempo per convocare l’intero consiglio d’amministrazione, ma posso garantire che Fabio è sempre stato interpellato al momento di prendere le decisioni più importanti, compresa la definizione del budget stagionale”.

Sembra anche che il principale ostacolo alla sua permanenza fosse costituito da Mattioli.
“Beh, su questo io non posso dire granché. Dovreste chiedere ai diretti interessati. Quando ce n’è stata occasione i confronti sono sempre stati pacati. Per il resto penso sia normale avere opinioni diverse su certe cose”.

Uno dei problemi sollevati da Bulgarelli riguarda la capacità di attrarre risorse all’interno del contesto ferrarese. Gli imprenditori della città sembrano investire più volentieri nella Pallacanestro Ferrara. Qual è la ragione di questa tendenza?
“E’ una buona domanda, a cui sinceramente non so rispondere. Sul fatto che la città stia un po’ latitando nei confronti della SPAL non ci sono dubbi e non è una novità. Se poi la Pallacanestro Ferrara riesce ad attrarre più sponsor evidentemente Fabio se la cava meglio di noi nella raccolta, o semplicemente la sua società riesce ad avere più appeal tra gli imprenditori. Su questo non possiamo nasconderci: gli unici aiuti per la SPAL vengono da aziende provenienti da fuori Ferrara. A livello cittadino raccogliamo pochissimo ed è chiaro che dovremo fare uno sforzo maggiore sul fronte del marketing per attrarre investitori in grado di darci una mano. Questo è uno degli aspetti chiave su cui faremo in modo di concentrarci nei prossimi mesi”.

Nel caso questo aiuto esterno non arrivasse, è realistico pensare a ulteriore investimenti da parte vostra?
“Per investire di più bisogna che ci siano più entrate. Se mi si dice che deve essere la famiglia Colombarini da sola a mettere più soldi, rispondo di no. Ad oggi il nostro esborso è già rilevante, forse anche difficile da confermare, visto che stiamo spendendo di più rispetto all’anno scorso e con i contributi della Lega Pro non ci sono mai certezze assolute. Non dico le cifre perché non sarebbe giusto, ma se uno le conoscesse sarebbe lui a chiedermi chi ce lo fa fare”.

Bulgarelli ha citato anche l’eredità della Giacomense, sottolineando come la SPAL vi assomigli ancora un po’ troppo. Come interpreti questa valutazione?
“Sinceramente è un discorso che non capisco. La politica societaria della Giacomense ci ha permesso di stare sei anni consecutivi in Lega Pro. Da quando siamo alla SPAL abbiamo sempre cercato di raggiungere i nostri obiettivi e in più abbiamo investito sul settore giovanile, aumentando il numero delle squadre e dei tecnici, con la speranza di riuscire un giorno a lanciare dei giovani cresciuti da noi. Ovvio che non si può pretendere di vedere dei risultati nell’immediato. Servono tempo e soprattutto pazienza. Chi si aspettava una rivoluzione da fare da un giorno all’altro rimarrà necessariamente deluso, ma noi dobbiamo guardare a una prospettiva di lungo termine in cui è necessario fare il passo lungo quanto la gamba. Di conseguenza le ambizioni devono essere commisurate alla risorse a disposizione”.

I critici più duri tuttavia dicono che si potrebbe spendere un po’ di più per fare il salto di qualità. Soprattutto se si vuole lottare per i playoff.
“Se leggessi i social network o i commenti che girano da altre parti avrei già rinunciato a fare il proprietario della SPAL. Evito di leggerli e quando capita cerco di non darci peso. Certo è che se i critici ci chiedono di allestire rose come quelle di Ascoli e Pisa lo stanno chiedendo alle persone sbagliate. Noi non abbiamo intenzione di spendere così tanto e forse non ci si rende conto dei budget messi in campo da quelle società. In media Ascoli e Pisa finiranno con lo spendere almeno un milione di euro in più rispetto alla SPAL. Senza un aiuto non ci possiamo esporre fino a questo punto. Se qualcuno ci viene a dire che dovremmo tirar fuori altri due milioni di euro per puntare alla Serie B, la risposta sarà sempre negativa. Anche perché non ho la sfera di cristallo con cui sapere come andranno gli affari da qui ai prossimi anni. Oggi ci possiamo permettere di fare un certo sforzo, non è scontato possa essere così domani”.

Quindi ben vengano finanziatori esterni o nuovi soci in grado di rilevare il 30% di Bulgarelli?
“Da questo punto di vista non abbiamo mai messo dei paletti. Anzi, ne abbiamo messo solo uno: che eventuali imprenditori siano in linea col nostro modo di intendere la gestione della società. In altre parole, chi arriva non deve pensare di poterci guadagnare o fare un pareggio. Fare calcio in terza serie è una spesa, da lì non si scappa. Detto questo, posso garantire che ad oggi nessuno si è fatto avanti per acquisire quote della SPAL. Da parte nostra non c’è alcuna preclusione, ma per come stanno le cose la vedo abbastanza difficile. Per la categoria in cui si trova la SPAL adesso solo qualcuno di Ferrara che vi sia legato a livello affettivo può scegliere di aprire il portafoglio per aiutarla”.

Nei mesi scorsi in tribuna d’onore al Paolo Mazza sono stati avvistati, tra gli altri, Mario Visentini (presidente del Delta Porto Tolle-Rovigo) e Gianfranco Tomasi (patron biancazzurro tra il 2005 e il 2008). C’è stato qualche contatto?
“Mio padre e Mario Visentini sono legati da un rapporto di amicizia, oltre che di collaborazione a livello lavorativo. Ma se lui o Tomasi sono venuti qualche volta al Paolo Mazza è stato solo ed esclusivamente per vedere la partita. Non ci sono mai stati colloqui che riguardassero la società”.

A prescindere da questo però c’è la perplessità legata alle campagne acquisti: cambiare volto alla squadra per tre volte nello spazio di altrettante sessioni di mercato non ha pesato ulteriormente sul budget? 
“Si torna sempre al nodo della questione: certi giocatori non vengono certo a Ferrara gratis. A volte chiedono contratti che una società come la nostra non può permettersi. Poi mi si può dire che il budget attuale può essere speso meglio e su questo sono d’accordo. D’altra parte è nel nostro interesse migliorarci di anno in anno. Però non è vero che le campagne acquisti hanno comportato degli aggravi a livello di bilancio. Semmai possiamo dire di aver investito qualcosa in più su determinati giocatori che speravamo potessero fare la differenza. Purtroppo così non è stato, ma non credo che la SPAL sia l’unica squadra a commettere degli errori in questo senso”.

Però qualche soldo in più per i cambi di allenatore è stato speso.
“Il cambio di allenatore ha rappresentato una spesa in più ed è normale tentare di accontentare chi subentra per far sì che la squadra assomigli il più possibile ai suoi desideri. Non sempre si riesce ad arrivare sui giocatori che si vogliono, ma anche questo è nell’ordine naturale delle cose. Da questo punto di vista mi danno molto fastidio le continue critiche nei confronti di Vagnati. Se i tifosi vogliono assegnare delle colpe piuttosto lo facciano con me. Vagnati, come ogni direttore sportivo, in estate ha cercato di accontentare Brevi portando alla SPAL i giocatori funzionali al progetto tecnico del mister. Non potevamo certo pensare di imporre le nostre scelte all’allenatore. Se così fosse stato, non sarebbe neanche venuto a Ferrara. Ovvio che, col senno di poi, ci sono state operazioni che io stesso non ho condiviso. Ma è facile dirlo a cose fatte. La realtà è che per costruire una squadra bisogna sempre scendere a patti con le idee del tecnico”.

Questo significa che in futuro la società si riserverà più autonomia decisionale sul mercato?
“Più che altro sarà nostra cura scegliere allenatori maggiormente compatibili con le nostre idee. Con la speranza che mister Semplici già da ora si riveli l’uomo giusto con cui costruire le stagioni future”.

In cosa invece può sensibilmente migliorare la società?
“Se guardiamo all’organizzazione nel suo complesso non credo ci siano grandi margini di miglioramento. Come dicevo prima, cercheremo sicuramente di fare meglio sul fronte del marketing, promuovendo meglio il nostro marchio. Qualcosa in questo senso è già stato fatto, penso anche allo SPAL Store, ma è solo l’inizio. Per il resto fare meglio in senso generale è sempre possibile, ma posso garantire che l’impegno non manca mai, né da parte mia, né da parte di Mattioli e del resto dello staff”.

A fronte delle critiche e delle difficoltà di gestione, ti capita mai di alzarti al mattino e chiederti chi te lo fa fare di tenere la SPAL?
“(Ride) Qualche volta mi è capitato, ma poi mi fermo a pensare agli aspetti positivi. Come alle cinquemila e passa persone allo stadio. Quando abbiamo scelto di prendere la SPAL sapevamo che avremmo fatto i conti con aspettative enormi e fare scelte in grado di accontentare tutti è sempre molto difficile. Si prova a fare del proprio meglio, consapevoli che i commenti negativi hanno sempre una risonanza maggiore rispetto a quelli positivi”.

Pensi che il peso delle aspettative, magari a lungo termine, possa indurre la famiglia Colombarini a salutare tutti e rimettere la SPAL sul mercato?
“Ma no, perché? Le critiche ci saranno sempre, a prescindere da quello che faremo o non faremo. Ma noi ci siamo presi una responsabilità e vogliamo mantenere fede ai nostri impegni, cercando di garantire un futuro sereno alla SPAL”.

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