Affinità e divergenze tra la foto di squadra di ottobre e la replica realizzata a marzo

Chiamatele… consuetudini del calcio moderno. Venerdì l’intero staff tecnico della SPAL ha posato per la seconda volta nel giro di sei mesi per la foto ufficiale di squadra. D’altra parte mica si può consegnare agli almanacchi un’immagine che comprende un allenatore e diversi giocatori ormai partiti per altri lidi già da diverse settimane. Così i fotografi dell’agenzia HC Teodorini-Galasso hanno rimesso tutti in posa davanti all’obiettivo e hanno realizzato lo scatto definitivo per la stagione 2014-2015.

La prima versione della foto (per ingrandirla basta fare clic sopra di essa) era stata realizzata lo scorso 23 ottobre 2014: a quel tempo a guidare i biancazzurri c’era Oscar Brevi, la SPAL veleggiava nella parte alta della classifica ed era reduce dalla sconfitta (1-0) sul campo del Prato. Un KO attribuito alla sfortuna e alle sviste arbitrali e che precedette la rocambolesca vittoria di Grosseto. In via Copparo serpeggiava un certo ottimismo e non si esitava a pronunciare la parola playoff.

foto squadra SPAL 2014-2015

A quasi cinque mesi di distanza le cose sono un pochino cambiate: c’è un nuovo allenatore (con relativi collaboratori) e il parco giocatori è stato rimodellato grazie alla finestra invernale del mercato. La SPAL ha riposto nel cassetto i sogni di gloria e ora ha come obiettivo una salvezza tranquilla da raggiungere il prima possibile. Un traguardo che passa proprio dalla sfida contro il Prato: vincere contro i lanieri significherebbe regalarsi due mesi meno tribolati del previsto. Il clima per forza di cose si è fatto meno spensierato, visto che diversi elementi della rosa vedranno il loro contratto scadere il prossimo 30 giugno e hanno per questo la necessità di far vedere il meglio di sé.

foto squadra 2 SPAL 2014-2015

Dal punto di vista visivo non si può fare a meno di notare le piccole differenze tra uno scatto e l’altro. Non certo sul piano tecnico, ma per quanto riguarda i volti dei singoli protagonisti. Con un pizzico di ironia, ovviamente. Prendiamo come primo esempio il capitano, Nicolas Giani, che nella versione numero due è il primo in alto a sinistra. Il sorriso di inizio stagione si è trasformato in un’espressione più dubbiosa che fa il paio con un ruolo ridimensionato rispetto a qualche mese fa. Giorgio Capece invece ha fatto il percorso contrario: è passato dall’essere leggermente corrucciato a timidamente sorridente. D’altra parte di recente il centrocampista marchigiano ha visto le sue quotazioni salire, complice anche l’infortunio di Togni. Già, Romulo Togni: il brasiliano sorrideva prima e sorride ora. Anche la costanza di rendimento è rimasta la medesima, e non è detto sia un bene. Restando a centrocampo, non si può fare a meno di notare quanto l’espressione di Andrea Landi si sia fatta più preoccupata. Difficile biasimarlo: con Brevi giocava poco, con Semplici ancora meno e qualche volta addirittura da terzino. Tommaso Silvestri invece sfodera quella che si potrebbe definire una poker-face: inintelligibile come dovrebbe essere per ogni difensore determinato a non far capire le proprie intenzioni all’avversario. Un tratto condiviso anche da Pietro Menegatti, anche se il sorriso di ottobre si è fatto più timido. Che c’entri qualcosa il rinnovo di contratto che ancora manca? Chi invece ha un altro anno (o addirittura due) sfodera sorrisi più o meno larghi: è il caso di Gasparetto, Gentile e Finotto. Per la verità sorride anche Giordano Fioretti, che nel frattempo ha deciso di cambiare look, con un accorciamento dei capelli e un allungamento della barba. A mesi di distanza anche Manuel Lazzari sembra più sollevato: d’altra parte Brevi non lo vedeva, mentre Semplici ha fatto di lui un punto fermo. Un altro che ha beneficiato del cambio in panchina è Davide Di Quinzio, passato tuttavia da un largo sorriso a un’espressione più enigmatica. L’espressione di Luca Veratti si è fatta decisamente più cupa: d’altra parte l’esperienza della Coppa Italia è finita ed è probabile che da qui a maggio il suo minutaggio diventi particolarmente ristretto. Dei nuovi per forza di cose non si può parlare, ma è il caso di fare due menzioni d’onore. Emanuele Rovini porta ancora il ciuffo biondo che Mattioli ha promesso di fargli sparire, mentre Andrea Pappaianni se ne sta in piedi sulla destra, pettinatura da mohicano, e tanta voglia di essere preso in considerazione anche solo per una convocazione. Infine gli allenatori. Oscar Brevi sembrava quantomeno perplesso, forse un filo infastidito da questa formalità. Leonardo Semplici invece finirà sugli almanacchi con gli occhi socchiusi, quasi serrati. Che stesse sognando la possibilità di essere messo alla prova per una stagione intera, magari con una rosa biancazzurra costruita secondo i suoi desideri?

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