La verità di Togni in diretta a Telestense: Nei miei confronti offese personali, non le posso accettare

L’apparizione televisiva di Romulo Togni nella diretta televisiva di Lunedì Sport a Telestense di certo non è passata inosservata ai tifosi della SPAL. Soprattutto perché il centrocampista brasiliano, oltre a commentare la partita di sabato contro il Grosseto e il momento dei biancazzurri in generale, ha voluto raccontare la sua verità su quanto avvenuto in campo durante e dopo l’incontro disputato al Paolo Mazza.

Interpellato dal conduttore Alessandro Sovrani sul tema fischi e critiche, Togni ha replicato con un lungo intervento: “Sono arrivato a Ferrara perché credevo, e credo ancora, nel progetto della SPAL. All’inizio mi è stato detto che si faceva un campionato per salvarsi in funzione di un progetto a lungo termine. La serietà che ho sentito dalla società mi ha convinto, perché è difficile trovare società che ragionano in maniera intelligente come questa. Ho accettato subito e ho capito le difficoltà che ci sarebbero potuto essere. Non sono andato via al primo momento difficile come accaduto con qualcun altro durante la stagione. Quando ci sono fischi e critiche li accetto sempre, però quando inizio a sentire che ‘tua madre è questo’, o gente che mi dice di andare al circo ad andare dare le banane alle giraffe, reagisco perché si va sul personale. Si è trattato di tre o quattro persone. Poi c’è un altro problema. Io per scelta non leggo mai i giornali, ma mentre mi trovavo a cena sono cominciati ad arrivarmi dei messaggi da mia madre e da mia sorella, che mi avvisavano di un articolo comparso online. Lì un personaggio ha scritto una pagella in cui si cercava di creare un caso e in cui si diceva che la tribuna si era comportata civilmente. Questo però non è vero. E per fortuna che sono passato dalla sala stampa per dire che non ce l’avevo con quelli della curva. I tifosi della curva sono gli unici di cui ho rispetto, si fanno i chilometri per venirci a vedere e si vede dal loro sguardo che hanno a cuore le sorti di questa squadra. Io in tutte le partite tolgo la maglia e la regalo a un bambino, a uno dei raccattapalle. In quel momento ero incazzato e volevo solo andare via. Tra l’altro nello stesso articolo mi è stata attribuita una frase che non ho mai detto, ossia che i fischi mi esaltano. Però si è cercato di dire anche questo. Ho detto ‘fischiate me, non fischiate i ragazzi, perché io i fischi li so gestire meglio’. Questo mi ha dato molto fastidio. Se mi si critica in maniera obiettiva lo accetto. Se invece si vanno a creare problemi che non esistono, no. E’ stata messa in dubbio la mia personalità, senza che mi si conoscesse veramente. Quando mi sono fatto male ho fatto in modo di curarmi lontano da Ferrara, in accordo con la società, per fare in modo di tornare subito ed essere disponibile. Il tutto a spese mie perché credevo fosse la cosa giusta da fare. Mi auguro di aver chiarito tutto e che le critiche diventino più costruttive, perché se si cominciano a creare cose che non sono vere prenderò provvedimenti”.

Ovviamente Togni non ha parlato solo di questo. Ha fatto anche diverse considerazioni sulla sua condizione fisica e sulle sue prestazioni personali dal suo arrivo a Ferrara. “Nel calcio ci sono tanti aspetti da valutare – ha detto il centrocampista – si è in undici e le prestazioni dei singoli a volte possono dipendere anche da quelle dei suoi compagni. Che io non sia riuscito a fare il mio meglio è un dato di fatto. Certe cose però possono essere spiegate solo a fine stagione. Ora si può solo lavorare e cercare di dare il miglior contributo possibile alla squadra. Dicono che non corro? Io penso sia una questione di punto di vista. Giocando in serie A ho capito una cosa fondamentale: non è quanto si corre a fare la differenza, ma come si corre. Bisogna saper correre con intelligenza”. Mentre sugli alti e bassi della squadra Togni ha mostrato un certo pragmatismo: “Quella di sabato è stata una vittoria importantissima per il morale, visto che era un po’ di tempo che non vincevamo. Lo è stato soprattutto per i ragazzi più giovani, perché fondamentale per arrivare alle salvezza. Credo che con altri sei o sette punti la salvezza sarà cosa certa. Sul piano generale ci sono certi momenti in cui le cose non vanno bene, e in casi del genere una vittoria bella o brutta che sia è comunque importante. La gente deve cominciare a capire che per raggiungere certi obiettivi servono i punti, a prescindere dal modo in cui vengono. Anche se non si gioca bene contano quelli e dobbiamo fare in modo di farli”.

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Oltre a dare conto del pensiero di Romulo Togni, è doveroso per chi dirige questa testata giornalistica entrare nel merito di certe considerazioni. Il “personaggio” citato dal centrocampista spallino, autore della pagella incriminata, è il collega Diego Stocchi Carnevali. Firma storica de LoSpallino.com e giornalista sempre molto attento e scrupoloso. I fatti da lui descritti in sede di commento trovano riscontro da più parti e non si capisce perché dovrebbero essere finalizzati alla costruzione di un caso mediatico o di qualsiasi altra natura. Se ci sono state offese personali da parte di tre o quattro persone sedute in tribuna, questo è certamente un fatto esecrabile e da condannare, ma cambia veramente poco la sostanza di quanto visto in campo e in sala stampa. Tanto che lo stesso Walter Mattioli, interpellato a fine gara su questo preciso episodio, (“Il pubblico può lamentarsi, noi dobbiamo star zitti e far meglio”) ha invitato ad andare oltre. Sovrapporre i piani della descrizione dei fatti all’espressione di un’opinione, peraltro legittima e non certo lesiva della reputazione di Togni, rischia di creare incomprensioni come quelle nate negli ultimi giorni. Togni può stare tranquillo: siamo i primi ad avere a cuore una descrizione il più fedele possibile dei fatti che riguardano la SPAL. Così come ci riteniamo all’altezza di fornire interpretazioni il più equilibrate possibili, quando siano necessarie. Se vorrà chiarire sul piano personale la vicenda ci troverà ampiamente disponibili, come d’altronde siamo sempre in questi casi. – a.orl.

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