Ripescaggio sì, ripescaggio no, ripescaggio forse… proviamo a fare un po’ di chiarezza

Negli ultimi giorni la parola “ripescaggio”, accostata a “serie B”, risuona sempre più spesso nei discorsi dei tifosi biancazzurri. Inutile nascondersi: a fronte del terremoto che sta scuotendo la cadetteria, potrebbero aprirsi spiragli molto interessanti che conducono a scenari impensabili fino a poco tempo fa. Ma come stanno effettivamente le cose? Fissare delle certezze è complicato, fare delle previsioni praticamente impossibile. Troppe le variabili in gioco, basti pensare che un anno fa tutto sembrava apparecchiato per il ripescaggio del Pisa (al posto del Siena non iscritto) e invece a spuntarla fu il Vicenza. Detto questo, vale la pena analizzare le carte al momento sul tavolo.

QUANTI POSTI? – Questo è il primo nodo, il più importante. Allo stato attuale la B ha 21 potenziali iscritte su 22, perché all’appello manca solo il Parma ormai dichiarato fallito. Tuttavia sull’organico del campionato cadetto potrebbe abbattersi l’accetta della giustizia sportiva viste le inchieste “Dirty Soccer” e “I treni del gol”. Per la prima rischia il Teramo vincitore del girone B: il presidente Campitelli e il ds Di Giuseppe sono attesi nei prossimi giorni dai procuratori federali della Figc. La seconda inchiesta, condotta dalla procura di Catania, rischia invece di mettere nei guai non solo la squadra del presidente Pulvirenti, ma anche un manipolo di squadre in cui figurano tesserati ufficialmente indagati. Tra queste ci sono Latina, Livorno, Ternana, Trapani e Varese. Ci vorrà ancora un po’ prima che questa matassa venga sbrogliata e tutto dipenderà dall’esito dell’inchiesta condotta dalla Figc. Non a caso la lega di serie B e la Lega Pro hanno chiesto uno slittamento dei campionati per dare tempo alla giustizia sportiva di fare il suo corso.

QUALI REQUISITI? – Lo scarno comunicato stampa rilasciato dalla Figc dopo il consiglio federale del 26 giugno lascia qualche dubbio, ma diversi indizi indicano che i criteri per la scelta delle eventuali squadre ripescate rimarranno i medesimi della scorsa stagione. La graduatoria verrà quindi stilata tenendo conto per il 50% della classifica dell’ultimo campionato, per il 25% del blasone e della storia della società e per il restante 25% del bacino d’utenza e della media-spettatori dell’ultimo quinquennio. Con questi criteri le squadre retrocesse dalla B e quelle che hanno preso parte ai playoff e sono uscite sconfitte hanno per forza di cose una posizione di vantaggio. A questo si deve aggiungere il contributo straordinario di un milione di euro da versare alla Figc. Vale la pena dipanare ogni dubbio: non è una quota per partecipare alla corsa del ripescaggio, il corposo bonifico andrà versato solo in caso di effettivo ripescaggio. Ma resta comunque un notevole sacrificio per le società di Lega Pro.

LA SPAL è INTERESSATA? – A quanto pare sembra proprio di sì. In un’intervista rilasciata sabato a Stefano Manfredini de Il Resto del Carlino, il patron Simone Colombarini ha ammesso che la società sta tenendo d’occhio la situazione e che se si aprisse uno spiraglio si potrebbe anche procedere con l’oneroso sacrificio del contributo straordinario richiesto dalla Figc.

LA SPAL HA I REQUISITI? – Qui il ragionamento si fa complesso. La risposta è “dipende”. Da cosa? In primis da quale passato la Figc intende riconoscere alla SPAL. Perché nel quinquennio 2010-2015 la storia biancazzurra è stata abbastanza turbolenta. Da un lato c’è un passato che comprende la Spal 1907 di Butelli e la Real Spal di Benasciutti, dall’altro la Spal 2013 diventata tale dopo il trasloco della Giacomense a Ferrara. Si parla di realtà con tre differenti matricole, che per forza di cose hanno percorsi diversi e in base ai quali cambiano quei due parametri a 25 punti percentuali ciascuno. Si dirà che sul fronte storico ci sono poche storie: la SPAL è la SPAL, quella dei sedici campionati di A e di Paolo Mazza. Peccato che il nuovo secolo abbia anche riservato mancate iscrizioni (2005 e 2012) e penalizzazioni. Se si decide di portarsi dietro lo scomodo passato derivante dal primo percorso, per l’altro 25% non ci sono problemi, vista l’affluenza importante anche nei momenti più neri. Diversamente, se la Figc prendesse in esame i trascorsi della Giacomense (matricola Figc 71608, quella della SPAL di oggi) peserebbe un triennio di vacche magre al botteghino.

INCOGNITA STADIO – I requisiti comprendono anche lo stadio, che deve essere conforme ai minuziosi criteri infrastrutturali stilati dalla Lega di serie B. Per la stagione 2014-2015 era richiesta una capienza minima di 10mila posti, mentre il “Mazza” nell’ultima stagione era omologato per ospitarne un massimo di 7.500. Una postilla segnata da un asterisco tuttavia suggerisce che potrebbero essere concesse deroghe fino a una capienza minima di 5.500 nella stagione 2015-2016. Nell’ultima stagione questa deroga permetteva di giocare in stadi con capienza minima di 4.000, come dimostrato dalla permanenza del Carpi nel piccolo “Cabassi”. Per cui il numero di posti – almeno sulla carta – non costituirebbe l’ostacolo principale, così come non lo costituirebbero tutta la serie di piccole migliorie richieste per la piena messa a norma. Ciò che preoccupa di più è l’installazione degli eventuali tornelli per gli ingressi, obbligatori secondo il cosiddetto “Decreto Pisanu” del 2005. La loro collocazione nelle immediate vicinanze degli ingressi potrebbe risultare alquanto problematica vista la posizione del Paolo Mazza e richiederebbe sicuramente interventi costosi. In casi del genere le diplomazie, amministrazione comunale compresa, si mettono al lavoro, ma strappare una deroga in questi casi può essere parecchio difficile. Resterebbe la soluzione del trasloco, anche solo temporaneo, in un’altra città. Ma l’ipotesi al momento è stata scartata a priori dalla società.

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