Avanti che c’è posto (ma non i soldi): Lega Pro nel pallone tra mancate iscrizioni e problemi interni

E’ probabile che l’estate del 2015 venga ricordata come una delle più nere dell’intera storia del calcio in Italia, almeno per quanto riguarda la Lega Pro. La terza serie è già stata altre volte al centro del caos, ma mai in questa misura: i suoi vertici sono formalmente sfiduciati, il suo organico falcidiato dai problemi economici e lo scandalo del Calcioscommesse rischia di mietere presto nuove vittime.

A fronte di questo inquietante quadro sembra ormai inevitabile lo slittamento dell’inizio di stagione, originariamente previsto per il 23 agosto. Il presidente della Figc Carlo Tavecchio in un primo momento aveva dato l’impressione di voler scongiurare questa eventualità, ma ieri – durante la trasmissione UnoMattina su Rai Uno – ha ammesso che lo slittamento potrebbe diventare realtà: “Serie B e Lega Pro non hanno l’obbligo di partire il 21 agosto. Dobbiamo partire puliti, questo è il problema. Dobbiamo fare di necessità virtù, se partiamo con società non censurate o in itinere di censura, faremmo un errore. Se partono il 28 agosto anziché il 21, nel panorama federale non cambia niente”.

Una volta stabilita una data bisognerà capire per bene chi intende partecipare alla Lega Pro. Su un totale di sessanta squadre, dodici si sono iscritte senza presentare la fideiussione da 400mila euro, quattro (Barletta, Castiglione, Grosseto, Monza) hanno rinunciato e ripartiranno dai dilettanti. In pratica più di un quarto dei club aventi diritto all’iscrizione ha problemi più o meno seri già adesso. Posto che ogni caso ha le sue particolarità e che in un paio di casi la mancanza di fideiussione può essere addebitata a problemi tecnici, con quale credibilità si può iniziare un campionato se non si riesce nemmeno a ottenere una fideiussione di quella entità? In molti casi si tratta di una premessa per una stagione difficile, se non disastrosa.

Resta poi da capire se la Lega Pro intende mantenere il format da sessanta squadre o se coglierà l’occasione per ridurre da subito gli organici, anche se di poco. La questione è complessa, perché la serie B non sembra intenzionata a scendere sotto le ventidue partecipanti e di conseguenza un’ulteriore riforma dei livelli successivi potrebbe slittare di un’altra stagione. Da mesi infatti si parla dell’intenzione di fa dimagrire il professionismo con una serie A di nuovo a diciotto squadre, una B a venti e una Lega Pro da due gironi con diciotto squadre ciascuno.
Al momento in B sembra ormai inevitabile l’apertura di due o tre caselle (quella liberata dal Parma e quelle che potrebbero essere liberate da Catania e Teramo), che potrebbero essere facilmente colmate tra riammissioni e ripescaggi. Per la terza serie i posti liberi sono già quattro e non è detto rimangano tali visti i tanti problemi delle squadre iscritte con riserva. Il problema è che potrebbe essere difficile trovare qualcuno dotato delle risorse necessarie per affrontare un campionato in perdita come la Lega Pro. Nell’ormai ex girone B Forlì e San Marino si sono già chiamate fuori per la corsa alla riammissione, mentre nel fu girone A Albinoleffe e Pordenone potrebbero farci più di un pensiero. Al sud l’Aversa Normanna ha già fatto sapere di voler ripartire dalla D, mentre il Messina – coinvolto nell’inchiesta di Catania – dovrà necessariamente prestare attenzione ad altri fronti. Per completare l’organico quindi si dovrebbe guardare alla D: il Seregno (allenato fino a un mese fa dall’ex biancazzurro Sassarini) ha già fatto sapere di essere pronto, mentre il Taranto attende la conclusione del passaggio di consegne tra l’attuale presidente Campitiello e l’acquirente Castria. A tenere d’occhio la situazione c’è anche l’Altovicentino, invece il Delta Rovigo del presidente Visentini al momento sembra orientato a partecipare alla serie D.

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