Il gruppo, la comunicazione, la leadership: Semplici a 360 gradi al workshop di Randstad

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Il workshop organizzato all’hotel Carlton da Randstad in collaborazione con la SPAL di fatto si è trasformato in un’ulteriore occasione di celebrazione per la società, ma anche in un momento utile a scoprire qualche retroscena in più sulla stagione da poco conclusa col trionfale ritorno in serie B. Se da un lato non sorprende che Walter Mattioli riesca sempre a catturare l’attenzione con dichiarazioni a effetto (“Due anni fa quando ci dissero che sponsorizzavano solo la Juve perché vinceva, io risposi: Tranquil che a vinzen anc nú, ed è successo”), dall’altro è stato abbastanza inusuale sentire Leonardo Semplici sbilanciarsi più di quanto faccia abitualmente.

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Il tecnico, dopo l’introduzione sui temi della leadership da parte di Emanuele Aldiri, è intervenuto per raccontare la sua esperienza alla guida della SPAL e sottolineare l’importanza dell’assunzione di responsabilità all’interno del gruppo. Ma ha anche offerto qualche spunto utile a capire meglio il suo approccio: “Alla base ci deve essere la volontà di mettersi sempre in discussione, che parte prima di tutto da me. Dico sempre ai giocatori che è troppo facile dare la colpa al campo, al vento, all’arbitro, alla sfortuna o a qualsiasi altra cosa. Bisogna invece prestare attenzione ai propri errori e lavorare sempre per migliorarli”. Semplici, al momento di approfondire l’importanza di gruppo, ha raccontato almeno un paio di aspetti interessanti della sua organizzazione: il ruolo di “confidente” assunto dal suo vice Andrea Consumi con i giocatori, la rotazione delle camere nei ritiri (“non ci sono compagni di stanza fissi”) e la disposizione a quadrato del tavolo ogni volta che ci si ritrova per un pasto: “E’ una cosa su cui insisto: ci dobbiamo guardare tutti negli occhi e comunicare”. Proprio la disponibilità e la trasparenza nella comunicazione sono stati citati dal mister come elementi chiave per il successo di quest’anno: “Come allenatore devo dare spiegazioni ai giocatori se loro sentono il bisogno di confrontarsi. Faccio un esempio: nella prima parte di stagione Nicolas (Giani, ndr) che è anche il capitano, ha giocato meno. Lui da persona matura mi ha chiesto il motivo e io gliel’ho spiegato. Il girone di ritorno fantastico che ha fatto parla per lui e fa capire come la situazione abbia portato dei benefici. Da questo punto di vista posso dire che mi ritengo fortunato, perché i ragazzi hanno sempre remato nella direzione giusta e non c’è mai stata traccia di polemica o tensione”.

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Anche il cerchio a fine partita, secondo Semplici, ha la funzione di ribadire la vicinanza che ci deve essere in ogni singolo momento tra giocatori e staff: “A chi mi chiede cosa dico in quei momenti rispondo ‘nulla’, nel senso che le parole contano poco. Conta di più stare uniti e coesi. Nel pre-partita è troppo facile fare queste cose e darsi la carica. E’ invece nel dopo gara, nel bene o nel male, che ci si deve stringere per ribadire l’importanza di credere tutti in quello che si fa”. “In realtà – ha detto Mattioli a ruota, ridacchiando – quando perdono il mister gli dice che il lunedì dovranno fare i conti con la mia incazzatura”.

Come in quest’ultimo caso, il presidente e il tecnico non hanno affatto rinunciato a dare vita a dei spassosi botta e risposta. Come quando uno dei presenti ha chiesto se Mattioli sia o meno il tipo di presidente che prova a mettere naso nella formazione da schierare alla domenica. Semplici ha chiarito che il confronto avviene sempre e solo dopo le partite e non preventivamente. Mentre Mattioli ha rivelato: “Non è che il gioco del mister mi entusiasmi, perché io prediligo di più le verticalizzazioni, però ci fa vincere e per me conta di più questo”.
E se Semplici ha fissato nella salvezza tranquilla l’obiettivo per la prossima stagione (“Servirà pazienza, anche al presidente, per sopportare qualche sconfitta in più”), Mattioli ha invece ribadito il suo sogno: “Come sapete io penso già alla serie A”. A patto che a fare gruppo ci sia anche l’imprenditoria: “Perché per la B a ghen bisogn d’i baioc” ha detto con un’altra risata, condivisa da tutta la platea, Simome Colombarini compreso.

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