I dieci giorni da disoccupato di Mirco Spighi: Che gioia il rinnovo, Ferrara ormai è come casa

spighi controlla

I primi dieci giorni di mercato, visti da chi del calcio fa il proprio lavoro, possono essere un’eternità se li si affronta da disoccupato, ad aspettare che arrivi la chiamata tanto attesa, magari dal tuo procuratore o direttamente da Davide Vagnati che ti dica “Mirco, al raduno del 14 sei dei nostri: abbiamo il prolungamento da farti firmare”. Quel momento è arrivato, con tempistiche tutt’altro che strette. Mirco Spighi giocherà nella SPAL anche nella stagione 2016-2017 e sul contratto avrà un’opzione anche per la stagione successiva.

Dopo essere stato l’acquisto in extremis della campagna estiva della SPAL nell’estate 2015, anche quest’anno per Spighi regna la legge dell’ultimo, in questo caso tra i confermati: “E’ una cosa un po’ particolare – dice lui – ma la ritengo positiva, vuol dire che mi sono fatto conoscere bene e che sono tenuto in considerazione. E’ importante per una persona genuina come me riuscire ad esprimere appieno il proprio modo di essere. In ogni caso non conta il quando, conta solo che una cosa accada”.

L’intervista che leggete è stata realizzata domenica sera, durante l’ultimo weekend da svincolato di Mirco Spighi. Momento in cui il centrocampista sapeva di dover solo mettere un autografo: “Se le cose dovessero andare per il verso giusto sarebbe il coronamento di un sogno per me, ho aspettato a lungo la SPAL, pur restando in contatto con la società che ha sempre parlato chiaro con me. Ma per rimanere a Ferrara, in Serie B, a giocarmi un campionato guadagnato con passione, sforzi e sacrifici, sarei stato disposto anche ad aspettare oltre, rischiando di trovarmi a mercato inoltrato senza squadra. Le offerte da altri club non mi mancano, ma la grande occasione di debuttare in cadetteria credo di essermela meritata”.

Quindi, con il rinnovo ormai in tasca, la paura di dover lasciare i colori biancazzurri diventa solamente un ricordo sbiadito: “Ho avuto veramente il timore di non poter tornare alla SPAL, e quando vedi che la situazione è un po’ in stallo la preoccupazione inizia a farsi largo anche nella quotidianità. Non so più nemmeno io quante volte mio figlio Nicolò, che ha quattro anni, mi ha chiesto quando saremmo tornati a Ferrara. E io cosa potevo rispondergli? Facevo quasi fatica a tenergli nascoste le mie sensazioni, mi sono sentito spesso in bilico. Ma il calcio è così, si deve essere sempre pronti a cambiare. Questa volta, però, sarebbe stato faticoso, perché a Ferrara si sta bene, anzi benissimo, è perfetta per una famiglia, e lasciare tutto… non ci voglio neanche pensare. Per fortuna che mia moglie Carlotta è sempre al mio fianco, in qualsiasi momento, complicato o sereno che sia, e capisce al volo ogni mio stato d’animo, dandomi la forza che serve per lasciare alle spalle tutte le difficoltà che questo mestiere comporta”.

Difficoltà, ma anche tante gioie. Chi da bambino non ha mai sognato almeno per un secondo di fare il calciatore da grande? E l’infanzia di Mirco non fa eccezione: “Quando passavo di fianco al Manuzzi di Cesena pensavo quanto sarebbe stato bello giocare lì, per me quello era un sogno irrealizzabile. Però mi sono rimboccato le maniche, ho sudato tanto e duramente, ovunque sono andato: al Forlì ho lottato in Promozione, Eccellenza e Serie D in anni in cui ho anche lavorato come cameriere, visto che avevo studiato all’alberghiero. Poi la Lega Pro, ed ora spero di giocarmi questa grande occasione in B con la SPAL. Credo di essermela guadagnata sul campo, perché non ho mai avuto regali da nessuno, tutto quello che ho me lo sono cercato, l’ho fortemente voluto, partendo dal basso e facendo tanta gavetta. So cosa significa sbattersi, nel vero senso della parola, ma è anche così che uno cresce come uomo”.

E improvvisamente il “Manuzzi” potrebbe diventare realtà: “Chissà, lo spero. Per me la B sarebbe una categoria totalmente nuova, sconosciuta. Ciò che so bene, invece, è quello che posso dare io alla SPAL: corsa, grinta, impegno e professionalità, oltre a tanta disponibilità nei confronti della squadra e del mister. Il salto di categoria lo prenderei come un esame: gli allenamenti sono i compiti a casa, le partite le verifiche, e a fine anno c’è il test conclusivo. Poi si tirano le somme. Sono sempre stato abituato a lavorare a testa bassa, senza far polemica inutile. L’unico modo che conosco per farmi largo è sudare, solo così so che non potrò mai avere rimpianti nella mia carriera, e spero di poter salire su un treno importante come questo che potrebbe non passare una seconda volta nella vita”.

Tanti i giocatori confermati dalla passata stagione, ai quali si aggiunge anche il nome di Spighi. Chi, invece, lascerà Ferrara sicuramente sono due pezzi pregiati del mercato come Di Quinzio e Cellini, con i quali lo stesso Mirco aveva stretto un ottimo rapporto: “Il dispiacere per i loro addii è tanto, come me si erano meritati sul campo l’occasione di giocare in Serie B in maglia SPAL, ma il calcio è questo. Mi consola il pensiero di poter riabbracciare chi è rimasto: con Mora è tre anni che viviamo lo spogliatoio tra Alessandria e Ferrara, ma con tutti si è creata quell’alchimia tipica dei grandi gruppi. E credo proprio che la nostra arma segreta sia stato l’affiatamento nato giorno dopo giorno. Merito anche di mister Semplici, con il quale ho un ottimo rapporto di stima reciproca: tra noi c’è grande rispetto, siamo professionisti. Il suo lavoro è di prendere delle scelte, il mio di farmi trovare pronto, e se si rema tutti nella stessa direzione poi è tutto più facile, soprattutto se c’è voglia di aiutarsi l’uno con l’altro”.

E la responsabilità nei confronti di una piazza che ha aspettato il ritorno in B per 23 anni sono tante: “Lo so, ma è giusto che sia così, sportivamente parlando siamo noi che dobbiamo portare in alto i colori di una città e lo facciamo con orgoglio. Il pubblico con noi è sempre stato speciale e affettuoso e personalmente ho sentito tanta fiducia nei miei confronti, come dimostrano i tanti messaggi sui social che ho ricevuto in queste settimane di limbo. Tra chi chiedeva a gran voce la mia riconferma e chi mi dava il proprio sostegno sono rimasto veramente sorpreso, non me l’aspettavo proprio. Persino in vacanza, nei miei lidi ravennati, ho trovato un ragazzo tifoso della SPAL che mi chiedeva quasi ogni ora se ci fossero delle novità. Credo che questa sia una cosa bellissima, significa che ho lasciato il segno e per ricambiare così tanto affetto non posso che impegnarmi al 100%, SPAL o non SPAL che sia, perché nella vita non voglio avere rimpianti, i ‘se’ non devono esistere. Con questo non sto dicendo che spaccherò tutto, ci sono anche gli avversari in campo, ma se me ne sarà data l’opportunità voglio affrontare questo lunghissimo campionato con tutto quello che ho in corpo, senza mai risparmiarmi”.

Con la trattativa ormai arrivata alla conclusione – e per fortuna in maniera positiva – a cosa non rinuncerà proprio Spighi una volta tornato a Ferrara? “Allora, considerando che di tempo libero ne ho ben poco, spero di potermi concedere qualche bel giro in bicicletta. Ma l’importante è continuare a coltivare gli splendidi rapporti personali che sono riuscito a creare, ho trovato veramente tanti nuovi amici. Poi, vabbé, il giro in centro è d’obbligo, Ferrara è splendida e viverla con la mia famiglia è il massimo che posso chiedere. In più, il lato positivo è il rispetto che i tifosi hanno per la sfera privata di noi giocatori: c’è educazione, riservatezza, con Carlotta e i bambini (oltre a Nicolò c’è anche Giulia di 20 mesi; ndr) riesco a vivere serenamente, senza pressioni di alcun tipo. Insomma, il pensiero di non tornare a Ferrara ci dava proprio fastidio”.

In conclusione, cosa sente di poter dare uno come Mirco Spighi alla causa biancoazzurra? “Tanto, veramente tanto. Dal primo gol segnato a Savona ho sentito che qualcosa in me era cambiato, e quando sono entrato in campo con il Benevento in Supercoppa di Lega Pro, davanti alle telecamere Rai con tanti occhi puntati addosso, mi sono chiesto se il grande calcio facesse per me. Mentre mi scaldavo mi ripetevo che una volta sceso in campo avrei dovuto cambiare la partita, e così è successo! In quel momento ho rivissuto tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare lì, proprio dove volevo essere, e spero che la prossima tappa sia un bel gol sotto la Curva Ovest, dev’essere da brividi. Ho tanti traguardi nella mia vita, uno di questi è poter raccontare ai miei figli la favola del loro papà, partito dal basso e arrivato, con costanza e impegno, dove solo i sognatori possono arrivare”.

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