Quanto manca a venerdì? Foro Boario, il pullman e una trasferta che rievoca mille ricordi

Ma oggi che giorno è? Manca molto a venerdì? Ma lo sapete, che dopo… non mi ricordo più quanto tempo, venerdì sera farò una trasferta in pullman. Partiremo dal parcheggio a semicerchio del Tito (palazzo Tito Minniti, ndr), a cento metri dal mio bar, morto e dimenticato, a quattrocento metri da dove sono nato, a venti metri dal bar delle schedine, a quaranta metri dalla tabaccheria, che nei secoli si spostata di pochi passi. Si parla di sei pullman, mancheranno in tanti, tanti dei “nostri” andranno in macchina, tanti altri nel frattempo sono diventati adulti. Noi, ancora no. In tre anziani, più un ragazzo, ci siederemo spero nell’ultima fila, quella dei facinorosi, quella degli scalmanati, quella dei giovani, anche ci approssimiamo al mezzo secolo. Tutto è cambiato dall’ultima volta, anzi no.

Il bar e la Gilda (latteria, ndr), sono irreversibilmente chiusi. Bar Trentino, bar della mala, con una certa deontologia professionale, la nostra facoltà, l’ateneo della nostra adolescenza, il vaccino utile ad affrontare il mondo. Il nostro mondo. Ma sarò là, a vivere un presente che mi ricorda un sacco il passato, vedrò facce nuove, altre vecchie, vorrei rimettermi il bomber, ma è relegato in un armadietto in cortile, in mezzo agli abiti da pesca e da griglia, ed indossarlo, nonostante la vetusta età (del bomber) 1988, sprigionerebbe miasmi misti, tra costata e branzino. L’autista mi costringerebbe nel bagagliaio. Ma non importa. Ma poi è così vero che l’adolescenza ad un certo punto finisce? Non ne sono poi così convinto.
Via Foro Boario, l’antico spartitraffico tra città e campagna, la discesa, da casa mia, dal mio bar, al tempio, alla SPAL, luogo d’attesa e partenza, il pullman blu che ci porta verso la vittoria, verso l’aggregazione, verso la gioia di essere vivi e di stare insieme. Merda, la sindrome di Max Pezzali mi sta affogando. Mi manca il fiato. Ed allora cambiamo immagine, nuovo millennio, nuova età, vecchia passione. Certo, non avremmo a corredo torce e fumogeni, magari non un camion di Dreher della Gilda, ma qualche birretta ci scappa di sicuro. Ma poi cosa importa, la Romagna ci attende ed anche il suo… mare.

Il risultato? Importante certo, ma più importanti saremo, noi. Squadra e tifosi, ognuno nel suo ruolo, non semplice, ma insieme, come un onda che tutto travolge. Grande storia, grande SPAL: tante generazioni su quei pullman, chi c’era, chi c’è sempre stato, chi è mancato, chi si è aggregato, chi salito sul carro e chi ne è sceso, tutti insieme, con le mani, con i piedi, con il cuore. Il Manuzzi ci attende, non facciamoli aspettare, noi vogliamo questa vittoria, noi saremo la a cantar per te, noi saremo là a vivere la nostra passione, senza preclusioni, senza differenze, senza migliori e né peggiori. Noi saremo là. Sento il rumore dei freni del pullman, salirò quei pochi gradini, gesti antichi ed automatici, scaramanzie e vecchie immagini di foto sbiadite. Partenza. E forse, già in Via Bologna cominceremo a cantare: “Autogrill, Autogrill, Autogrill…”. Forza vecchio cuore biancazzurro.

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