Dalla SPAL di Oscar alla SPAL da Oscar e le statuette che ci piacerebbe dare ai biancazzurri

Se si guarda indietro a quanto accaduto negli ultimi due anni, viene difficile pensare a un passaggio di consegne più determinante di quello che ha visto Oscar Brevi cedere la panchina della SPAL a Leonardo Semplici. Nello spazio di un paio di orbite attorno al Sole, la SPAL è passata dalla palude della zona playout in Lega Pro alla lotta per un posto al più esclusivo degli ascensori, quello che può portare in serie A. Se ce lo avessero raccontato in quel dicembre 2014 avremmo senz’altro risposto con qualche volgarità. Eppure è successo, sta succedendo, e questa irresistibile ascesa sembra essere ancora lontana dall’esaurirsi. Siamo ancora nella fase del crescendo di questo incredibile film – prodotto dalla famiglia Colombarini – che una città intera sta vivendo. Un film d’autore, da Oscar – inteso come la prestigiosa statuetta – che in un’ipotetica cerimonia hollywoodiana probabilmente competerebbe in svariate categorie.
Quelli del cinema sono stati consegnati la notte scorsa a Los Angeles, noi invece ci vogliamo divertire ad assegnare delle ipotetiche statuette ai protagonisti di questi due anni che stanno facendo luccicare gli occhi ai tifosi. Proprio come capita con l’oro dei premi più ambiti.

Miglior attore protagonista: Walter Mattioli
Si dirà: “scelta scontata”. Già, ma a conti fatti è sempre lui a rubare la scena. Con i tifosi, con i giornalisti. Mentre la SPAL macina risultati sul campo il suo presidente sorride, ma non molla la sua routine da stakanovista, prendendo in carico ogni tipo di questione: dalla prima squadra alla più piccola delle giovanili. E come nei film di qualità, riesce sempre a uscirsene con qualche frase ad effetto su cui la stampa può costruire un titolo. Meglio di così è difficile…

Miglior attore non protagonista: Alex Meret
Avremmo potuto scegliere patron Francesco Colombarini per il suo profilo bassissimo e mai sopra le righe, ma ci sentiamo di premiare questo ragazzo friulano perché sentiamo che farà strada. Come gli attori nella prima fase della loro carriera, ha iniziato nello scetticismo, ha commesso qualche errore e ha dovuto faticare un po’ per entrare nella parte. Ma una volta compreso il copione, ha iniziato a padroneggiare il ruolo con la maestria del veterano. Ora è un punto fermo della SPAL e non a caso ha addosso gli occhi di squadre di primissimo piano.

Miglior sceneggiatura: Davide Vagnati
Senza una buona sceneggiatura è dura fare un bel film. Perché la sceneggiatura rappresenta la base del racconto, fissa i personaggi e i loro ruoli, sceglie i dialoghi e le inquadrature. In questo è difficile non rendere merito a Vagnati, che nell’ultimo anno e mezzo ha pescato parecchio bene nel mercato. Ha preso delle idee nate in via Copparo e ha trovato i personaggi giusti per realizzarli. Dal mercato di gennaio 2015 a oggi le cantonate si contano sulle dita di una mano, per cui non sorprende che altre fabbriche di sogni con budget hollywoodiano (cfr. Parma) si siano interessate a lui.

Miglior scenografia: il Centro di via Copparo
Sì, è vero, il Paolo Mazza è più suggestivo. Ma sconta ancora degli inevitabili problemi, anche dopo il make-up dell’estate 2016. In più c’è un dato incontestabile: la metamorfosi fatta dal Centro è stata straordinaria. Perché si è passati da una struttura antiquata ai limiti dell’essenziale a un centro sportivo da squadra di alto livello. Particolare non indifferente, perché via Copparo è di fatto il primo biglietto da visita per chi approda alla SPAL. Lì vengono firmati i contratti, lì vengono calciati i primi palloni, lì viene vissuta la maggior parte della settimana.

Miglior regista: Leonardo Semplici
Chi se non lui? L’uomo che ha preso un cast improbabile e nel primo anno, anzi, nei primi sei mesi, l’ha portato alle soglie dei playoff; quello che ha vinto un campionato dominando in lungo e in largo (e non era scontato) e quello che predicando umiltà si trova a competere con squadre dai budget faraonici. Come sul set di una produzione di alto profilo, tutti sanno cosa devono fare e danno l’impressione di farlo divertendosi. Succede solo quando dietro c’è un lavoro massacrante sui dettagli, fatto di ore davanti ad uno schermo e prove ripetute migliaia di volte.

miglior montaggio: lo staff di Semplici (Consumi, Fabbrizzi, Scalabrelli, Casoni)
Non sempre il lavoro del regista produce un risultato finale degno di una proiezione. Serve un montaggio attento ed accattivante, in grado di non annoiare e soprattutto di valorizzare i dettagli. In questo è determinante l’opera di chi sta attorno alla seggiola del regista. Gli occhi di coloro i quali sono chiamati ad analizzare scrupolosamente movimenti ed espressioni facciali, eliminare il superfluo, esaltare l’essenziale ed emozionare lo spettatore.

migliori effetti speciali: Pasquale Schiattarella
“Benvenuti a tutti voi” disse il giorno in cui arrivò a Ferrara, e qualcuno ironizzò su questa frase. Noi no e infatti avevamo visto giusto: eravamo i benvenuti al suo personale show. Da anni non si vedeva in biancazzurro un giocatore così abile a coniugare concretezza e giocate spettacolari. Aperture di prima, suggerimenti millimetrici, inserimenti impeccabili. Oltre a quella punta di teatralità che rende tutto più entusiasmante.

migliori costumi: HS per le due divise principali.
La scelta dello sponsor tecnico ha sorpreso un po’ tutti e qualche perplessità ancora rimane, ma bisogna ammettere che nel design dei due completi principali (il biancazzurro e classico e il nero con fascione azzurro) l’azienda di Massimiliano Ferrigno ha centrato il bersaglio. Il completo grigio invece resta un po’ indigesto.

miglior colonna sonora: la curva Ovest.
Casa o trasferta, ormai fa poca differenza: la SPAL viaggia accompagnata da un sostegno costante e rumoroso. Se nei primi anni Novanta i “ciocchi” dei gol si sentivano fino in via Foro Boario e anche più in là, oggi si lavora per tornare a quei livelli. Ammesso che non ci si sia già riusciti…

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