Come se la passa la pallavolo a Ferrara? Il presidente Fipav Fortini risponde in sei punti

Per i politici è quasi la regola: a cadenze regolari viene chiesto di fare un bilancio dopo un numero esatto di giorni dall’insediamento nella nuova carica e puntualmente si tratta di un’occasione per dettare un’agenda. Alessandro Fortini non è un politico, non nel senso stretto del termine, ma ricopre comunque una carica: è presidente provinciale della FIPAV e all’orizzonte vede approssimarsi i primi sessanta giorni di mandato dopo l’elezione del 29 gennaio 2016. Considerato anche il suo passato di socio fondatore della 4 Torri Volley, abbiamo voluto sederci al tavolo con lui e capire come se la passa il volley a Ferrara e provincia.

La prima domanda, da uomo della strada, è proprio questa. Come sta la pallavolo nel nostro territorio?
“Se guardiamo ai numeri direi che se la passa bene. Contiamo un totale di circa 2.200 tesserati, per l’85% femmine. La pallavolo da questo punto di vista è uno sport di vertice. Chiaro che in termini di risultati e qualità di gioco e organizzazione ci sono ampi margini di miglioramento. Allo stato attuale ci sono trentasei società in tutta la provincia, quindi in alcuni casi ce n’è più di una per Comune. La FIPAV ha come primo compito dare una mano a tutte queste realtà nella gestione quotidiana: sui temi della burocrazia, del rapporto con le istituzioni, la gestione delle palestre, il reperimento del materiale tecnico e la comunicazione. Senza dimenticare la promozione di questo sport nelle scuole elementari e medie: è un tema trasversale, che va sollevato periodicamente visto lo scarso livello dell’educazione fisica nel nostro paese”.

Quindi il movimento è tendenzialmente sano, mentre le strutture come se la passano?
“Bisogna dire che la ricostruzione post-sisma del 2012 ha permesso ad alcune realtà di contare su interventi di ristrutturazione che hanno permesso di sistemare impianti obsoleti. I primi casi che mi vengono in mente sono quelli di Poggio Renatico e Sant’Agostino. Ma a livello generale la qualità delle palestre rimane bassa. Ce ne sono tante che hanno bisogno di miglioramenti sotto ogni punto di vista: dall’accesso all’illuminazione. In questo caso il nostro ruolo sta nello stimolare le istituzioni, proprietarie delle palestre, e facilitare il reperimento di fondi tramite Coni e Credito Sportivo. Ma serve una progettualità credibile in un’ottica di vero ammodernamento”.

Mettere d’accordo trentasei presidenti e relative istituzioni non sembra impresa proprio facile. In alcuni casi ci sono rivalità che vanno oltre l’ambito sportivo.
“Questo è vero, ma d’altra parte la competizione ci sarà sempre e non posso pensare che non esista. Ma il mio compito non è quello di far uscire a cena le persone tra di loro, bensì livellare le differenze tra le varie società. Ognuna ha esigenze diverse e sta a noi creare dei canali tra loro e la federazione di riferimento. Incontreremo senz’altro delle resistenze, ma bisogna saper guardare oltre alla collina, alle cose che ancora non ci sono. Siamo determinati a insistere su questa strada. Si inizierà inevitabilmente con otto o dieci società che ci crederanno veramente e poi gli altri si accoderanno una volta visti i frutti di questo lavoro. Non basteranno le belle parole, serviranno i fatti e questi per noi consistono nell’andare nei territori a raccogliere esigenze e idee. Ad Argenta, a Cento, a Codigoro, in ogni angolo della provincia”.

In genere un tasto dolente soprattutto nel dilettantismo è rappresentato dalla scarsa preparazione dei dirigenti. Questo può incidere negativamente sull’idea di progresso che ha in mente?
“Capisco l’osservazione e posso dire che i dirigenti vanno supportati e non criticati per eventuali limiti. Tanti di loro si impegnano in cambio di nulla, solo per pura passione. Dal punto di vista pratico faremo molti incontri con presidenti e dirigenti per capire come aiutarli dal punto di vista formativo. Abbiamo designato anche un referente specifico, Alessandro Taddia, per l’assistenza in campo burocratico e fiscale. Come dicevo prima, vorrei che le società potessero contare su di noi come una sorta di segreteria per affrontare al meglio le questioni quotidianamente sul tavolo. La fatturazione di uno sponsor, l’organizzazione di una trasferta, la rendicontazione delle quote di iscrizioni e così via. A uno che sta affogando non puoi dire che deve imparare a nuotare. Devi piuttosto lanciargli un salvagente e aiutarlo concretamente”.

Quanto aiuta avere un passato da praticante di questo sport nell’affrontare i problemi?
“Moltissimo. Vent’anni da allenatore in questo mondo mi hanno dato l’opportunità di collaborare con tante squadre di vertice e formare tanti giovani. Stando all’interno si conoscono in profondità tutte le dinamiche reali di una squadra, parlando un po’ con tutti: giocatori, allenatori, dirigenti, arbitri, genitori, appassionati. Col tempo si matura una visione d’insieme abbastanza completa”.

L’estate non è poi così lontana. Fipav Ferrara ha progetti anche per il beach volley?
“Certo, non solo per l’estate, ma per tutto l’anno perché è un pezzo importante del movimento della pallavolo. Non scordiamoci che si tratta di una disciplina olimpica. L’idea allo stato attuale è di organizzare degli stage per i giovani Under 18 anche durante il periodo primaverile, sfruttando le location dei lidi ferraresi. E’ bene anche confrontarsi con l’estero per capire come si lavora altrove. Penso a un circuito che è stato creato a Valencia, in Spagna. I tornei comunque ci sono, soprattutto due contro due o tre contro tre. La moda era scoppiata negli anni Ottanta e Novanta e poi si è un po’ sgonfiata per l’arrivo di altre discipline. Ora lavoriamo sul consolidamento di questa disciplina, la base comunque è già piuttosto consistente”.

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