Nella mappa della Giovane Italia di Sky c’è anche Ferrara. Ghisoni: SPAL vivaio modello

Se si parla di calciatori giovani e soprattutto italiani, il centro sportivo “Gibì Fabbri” può essere considerato uno scenario ideale. Non è un caso quindi che una delle tappe di presentazione de “La Giovane Italia”, l’almanacco sugli Under 19 curato per il settimo anno da Sky Sport, sia stata proprio Ferrara. Il giornalista Paolo Ghisoni ha presenziato al fianco di Ruggero Ludergnani, Davide Vagnati e Marcello Cottafava nella sala stampa della sede biancazzurra per parlare dell’iniziativa. Il libro, realizzato con la collaborazione di Stefano Nava, descrive in maniera dettagliata le caratteristiche dei giovani calciatori e calciatrici scelti da Ghisoni, raccolte in schede in cui figurano particolari legati non solo agli aspetti tecnici e tattici, ma anche al percorso di crescita umano.
Nel corposo volume riguardante la stagione 2016-2017 ci sono ben dieci rappresentanti della SPAL: Alex Meret (97), Simone Pontisso (97), Paolo Ghiglione (97), Tommaso Equizi (97, sq. Primavera), Leonardo Ubaldi (99, sq. Primavera), Francesco Marzocchi (2001, U16), Edoardo Mazzoni (2001, U16), Emmanuel Cuomo (2002, U15), Davide Fregnani (2002, U15), Alessandro Pasqualino (2002, U15).

Paolo Ghisoni
“Prima di tutto vorrei ringraziare la SPAL per la disponibilità mostrata verso questo progetto: mi sono accorto fin da subito, visitando il centro sportivo, di trovarmi in una realtà a cui sta a cuore il settore giovanile. Quest’idea la portiamo avanti ormai dal 2011: allora ci dissero che, vista la penuria di italiani nel nostro calcio, l’almanacco avrebbe dovuto parlare solo di stranieri. In realtà, commentando le partite del campionato Primavera insieme a Stefano Nava, ho capito che nei settori giovanili italiani ci sono molte risorse, qualità e capacità nascoste, a dispetto della moda esterofila che purtroppo caratterizza il nostro calcio. Per noi venire alla SPAL è motivo d’orgoglio perché quello che sta facendo questa società col vivaio è un punto di riferimento. Dopo un breve tour del centro sportivo mi sono reso conto immediatamente della presenza di tutti i presupposti per un settore giovanile di qualità, primo fra tutti la vicinanza tra il vivaio e la prima squadra: è da qui che si devono unire i puntini per creare una sinergia vincente. Trovarsi nell’almanacco non equivale a una promozione, così come mancare non equivale a una bocciatura: nel caso della SPAL mancano due ragazzi come Boccafoglia e Di Pardo che sono sbocciati negli ultimi mesi. Il processo di crescita del progetto a volte lascia fuori ragazzi promettenti: il libro è statico e non ci possono entrare tutti. Dall’almanacco scritto siamo passati ad un’altra serie di iniziative, come un sito web che racconta storie positive sui ragazzi, compresi quelli che poi non ce l’hanno fatta e hanno cambiato vita, una trasmissione televisiva dedicata all’argomento e un premio conferito ai migliori talenti under 19, maschili e femminili: quest’anno abbiamo premiato Alex Meret, che ha ritirato il premio il giorno stesso della convocazione a Coverciano. Il cervello acceso, oltre alla bravura in campo, è una caratteristica fondamentale per un calciatore: sarò banale e scontato ma il bagaglio culturale è importante, specie quando poi nelle interviste i ragazzi sanno trasmettere qualcosa di positivo. Le storie che raccontiamo nel libro sono tutte importanti, indipendentemente dai risultati, proprio perché vogliamo focalizzarci sulla persona del giocatore. Partendo da questi presupposti e guardandomi intorno oggi mi rendo conto di essere arrivato nel posto giusto”.

Davide Vagnati
“In una realtà in cui non possiamo contare su risorse economiche considerevoli occorre concentrarsi sul gruppo, rendendolo il fattore principale in vista della crescita. I risultati ottenuti finora sono legati senz’altro ad elementi che sono uomini validi prima che giocatori validi. Penso che sia normale essere pronti anche alle evenienze future, tuttavia la SPAL cercherà giocatori stranieri soltanto in caso di necessità: non posso dire che non ci saranno mai giocatori stranieri in biancazzurro, non è che siamo razzisti, infatti già nella Primavera abbiamo qualche calciatore straniero di qualità. Se un giocatore viene alla SPAL deve avere certe caratteristiche e, nel caso, va preso in considerazione: è chiaro che conoscere l’ambiente rende più semplice l’inserimento di giovani italiani, ma non ci precludiamo nulla. Noi siamo orgogliosi di avere un gruppo di soli italiani e nei nostri campionati ce ne sono tanti anche nelle categorie inferiori: lo stesso Lazzari l’abbiamo comprato cinque anni fa dal Delta Porto Tolle in serie D e sta facendo molto bene. Mi auguro di portare a Ferrara altri giovani di talento e prospettiva in futuro”.

Ruggero Ludergnani
“Il bello viene adesso. Anzi, forse è già iniziato un anno fa: la serie B ci ha permesso di avviare un certo tipo di percorso e intendiamo continuare così. Io stesso prendo come esempio il Sassuolo, realtà a noi vicina, così come il Cesena. Chi conosce bene il nostro ambiente sa da dove siamo ripartiti. Tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento e occorrerà ancora parecchio lavoro per riportare il settore giovanile ai fasti di un tempo: servono strutture, tempo e pazienza per crescere i ragazzi. Loro possono cambiare in maniera radicale nel tempo e il nostro compito è saperli crescere, senza creare false illusioni o limitarci agli allenamenti e alle partite: il loro carattere fuori dal campo è fondamentale e può fare la differenza nella formazione calcistica”.

Marcello Cottafava
“Finché riesco a giocare con la sigaretta in bocca, continuo a farlo” disse Cottafava a Ghisoni ai tempi del Lecce, quando il giornalista gli chiese come mai stesse giocando ancora, “ma in senso figurato, perché non fumo” ha scherzato l’ex difensore. “Sono sempre di più quelli che a fine carriera maturano un senso di responsabilità nei confronti dei giovani della rosa. Il mestiere che questi ragazzi vogliono fare è difficilissimo e insidioso, ma fantastico, e avere una guida sicuramente aiuta. Nel nostro centro sportivo questa è una realtà: mio figlio ha sette anni e si allena nel campo accanto a dei grandi campioni. In questo modo i ragazzi entrano a contatto coi giocatori della prima squadra, li vedono allenarsi, sudare, arrivare un’ora prima all’allenamento e tornare a casa più tardi del dovuto per il lavoro extra. Tutto questo è fondamentale per il successo di un settore giovanile e la direzione che stiamo percorrendo, a mio avviso, è quella giusta”.

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