Riccardo Cavicchi sul futuro della 4 Torri: Il nostro vivaio è la base per ripartire

Con le luci della palestra ormai spente e i completi da gioco messi da parte, in casa 4 Torri è tempo di riflessioni sul campionato e sul futuro. In attesa della consueta cena societaria prevista per martedì 6 giugno, abbiamo chiesto al vicepresidente Riccardo Cavicchi di commentare il campionato ed il suo epilogo, focalizzandoci sulle intenzioni della società per il futuro a venire.

Partiamo dalle sensazioni di questo finale di campionato: il dirigente granata non nasconde una leggera amarezza per la fine della corsa playoff per la A2, ma ci tiene a sottolineare quanto il meccanismo di passaggio tra una serie e l’altra renda complicate le cose: “Come in ogni campionato, non bisogna mai dare nulla per scontato. Abbiamo detto chiaramente che la squadra avrebbe puntato ai playoff e per questo abbiamo meritatamente vinto il nostro girone, ma purtroppo il nostro regolamento non prevedeva l’accesso diretto alla categoria superiore, come è successo per la SPAL. I playoff sono sempre un’incognita e noi non li abbiamo superati”.
Cavicchi continua analizzando le tre partite contro Modena: “Abbiamo perso una grande occasione durante Gara 1. Purtroppo quando siamo arrivati in Gara 3 la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e Modena ha avuto la meglio. Quando le partite a disposizione sono poche, alcuni episodi possono compromettere l’intero match: per questo i playoff sono un rischio. Non recriminiamo nulla, se avessimo fatto il salto di categoria sarebbe stato un bel sogno realizzato. Complessivamente abbiamo visto un buon incremento di pubblico, un bel gioco e tanta voglia di combattere”.

Una volta archiviata la stagione appena conclusa, i tempi per progettare il prossimo campionato sono già maturi: Cavicchi si concentra sulla attuale situazione della società, ricordando la punta di diamante del progetto granata, ovvero il settore giovanile: “Nel nostro mondo fare progetti a lungo termine è molto difficile. Se la società gode di un main sponsor o di una dirigenza disposti ad investire ogni anno cifre grosse non ci sono problemi di progettualità, ma purtroppo i Colombarini di turno sono molto rari, ne nasce uno ogni secolo. Nel nostro caso la società è fatta di persone che nel loro piccolo si impegnano molto e con fatica, il che rende il tutto più difficile. Il nostro vantaggio è il settore giovanile: abbiamo investito in un vivaio che sta dando ottimi frutti e che ci consentirà di affrontare una serie B senza eccedere con le spese per i cartellini provenienti da altre città. In ogni caso, nei prossimi giorni ci incontreremo e valuteremo la situazione a 360 gradi”.

Concludiamo la nostra chiacchierata chiedendo a Cavicchi una riflessione sulla possibilità di comprare o cedere i diritti delle categorie pallavolistiche. Meglio guadagnarsi il posto e faticare nella categoria superiore o cedere il proprio posto e rimanere nella categoria inferiore in attesa di un futuro più propizio? “Il meccanismo della compravendita dei diritti è figlio della poca disponibilità delle società: se vendi i diritti della categoria guadagnata ci sarà sicuramente qualcuno che chiude il buco al posto tuo. In un mondo non professionistico come il nostro, dove i soldi provengono dai dirigenti, dai biglietti venduti e da poco altro la società deve pensare in primis a rimanere solida e sana, deve reggersi in piedi. Ho visto saltare tante società negli anni e come succede sempre chiunque è coinvolto si fa del male. Il pareggio di bilancio deve essere una priorità”.

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