La rivoluzione di Bulgarelli: Via nome e colori attuali, per puntare in alto bisogna cambiare

Cosa facciano le coppie per evitare la fantomatica crisi del settimo anno non si sa, ma Fabio Bulgarelli pare avere le idee chiare sul modo per scongiurarla nel suo rapporto con la Pallacanestro Ferrara: cambiare tutto. In quella che è stata di fatto la prima uscita della stagione 2017-2018, il presidente è sembrato più determinato che mai, al punto di annunciare una vera e propria rivoluzione. Via il nome Pallacanestro Ferrara 2011, via il relativo logo, via il biancazzurro vestito nelle ultime quattro stagioni, via il naming attuale del palasport. Resterà invece il main sponsor Bondi sulle maglie. I dettagli verranno svelati all’interno di un evento in programma venerdì 16 giugno alle 18 al Salotto Roverella. Lì di fato inizierà il nuovo corso della creatura di Bulgarelli.

Che tirasse un’aria diversa si era già capito nelle scorse settimane, con la ridefinizione dei quadri tecnici e dirigenziali. Fuori il gm Veronesi e coach Furlani, dentro Pasi come plenipotenziario dell’area tecnica, coach Martelossi e le addizioni di Roberto Tezzon come direttore marketing e di Francesca Corazza nell’area comunicazione.
Bulgarelli, nello spiegare le ragioni di questi radicali cambiamenti, è partito dall’epilogo della stagione 2016-2017: “Mandiamo in archivio un’annata chiusa al di sotto delle aspettative, seppur con momenti da ricordare come le due vittorie a Bologna. Negli ultimi mesi ci sono stati momenti difficili e non nego di aver pensato di lasciare. E’ un onore, ma anche un onere mantenere una società di questo livello. Fare la A2 può sembrare facile, ma non è un patrimonio da poco. Ci sono realtà che da anni investono tanto, ma alla fine non riescono a raggiungerla (il riferimento è a Cento – ndr). E non mi sembra strano che ci siano presidenti che lasciano per via di mancanza di possibilità o gratificazioni. Senza andar fuori da Ferrara: il Kaos ha traslocato a Reggio Emilia, la Bonfiglioli sta decidendo il suo futuro e altre piccole realtà sono in pericolo. Quello dell’ultima stagione è stato il risultato peggiore dei sei anni della mia gestione. Questo mi ha portato a fare delle riflessioni in funzione del sistema Ferrara in questo periodo. La società è sana, abbiamo superato i controlli sui bilanci, però non nego che era necessario rivedere un po’ di cose. Nella vita ci vogliono degli stimoli e dopo sei anni di sacrifici economici e personali serviva un rinnovamento. Serviva una spinta nuova per cambiare il prodotto basket dal punto di vista dell’appeal degli sponsor, che sono sempre più difficili da reperire e dare una prospettiva futura ai tifosi. Con loro ho stretto un rapporto molto importante e sentivo il peso di non riuscire a offrire un prodotto competitivo”.

Per cui ecco entrare in scena Tezzon e Corazza, che avranno il compito di rinnovare profondamente l’immagine della società presieduta da Bulgarelli: “Nei mesi scorsi, un po’ sotto traccia, abbiamo iniziato a costruire una nuova idea di società. E’ un progetto completamente nuovo: cambieranno nome, logo e colori sociali. Ci sarà continuità societaria, ma cambierà l’immagine che vogliamo dare all’esterno. Il prodotto non era più appetibile come avremmo voluto per raggiungere obiettivi ambiziosi. Ecco, ‘ambizione’ sarà la parola chiave. Non useremo ‘sogno’ perché il concetto è già stato utilizzato da qualcun altro (la SPAL – ndr)”.
Un percorso – ha spiegato Bulgarelli – che passa ance dalla valorizzazione di un palasport non esattamente all’avanguardia: “Vorremmo renderlo più consono alle ambizioni di una squadra che vuole arrivare a competere con le big della categoria. Abbiamo aperto un percorso col Comune, ma ci sono ostacoli burocratici che impediranno di agire nell’immediato. La convenzione scadrà nel 2019, poi bisognerà attendere un nuovo bando fatto dall’amministrazione che succederà a quella attuale. Per cui da qui a quel momento lavoreremo nel perimetro della convenzione, cercando di valorizzare al massimo la struttura con diversi cambiamenti”.

Potrebbe cambiare anche la collocazione delle partite: non più la domenica alle 18, ma il sabato alle 20.30, anche se Bulgarelli sull’argomento ha usato toni prudenti: “Ascoltiamo sempre tutti e in modo particolare i tifosi, non faremo cose che vanno contro il buonsenso. Dobbiamo abbinare le esigenze della società alle tempistiche della partita. Di certo al sabato sera sarebbe molto più semplice fare certe iniziative per rendere l’appuntamento col basket un ritrovo che vada oltre alla partita. Ma non c’è ancora una decisione, abbiamo due mesi davanti per fare tutte le valutazioni del caso”.

Da parte sua Roberto Tezzon, nuovo direttore marketing (già alla SPAL nella stagione 2015-2016), ha sottolineato la necessità di puntare in alto: “Il corteggiamento da parte di Fabio durava da qualche mese e fin da subito ho avuto nella testa un grande progetto che ha anche un po’ spaventato la società. D’altra parte si potevano fare solo due cose: cambiare radicalmente o proseguire sulla vecchia linea. Stiamo creando un percorso molto ambizioso e piuttosto unico per la pallacanestro. Ci saranno novità che potranno essere apprezzate o meno: gli sponsor hanno bisogno di visibilità, ma non solo di un marchio esposto. Vogliamo dargli qualcosa di esclusivo. Fare cose nuove per la ristorazione, il merchandising e gli eventi, sia nel contesto della gara, sia fuori. Il palazzetto della propria città va vissuto, ed è triste vedere la gente che arriva alle 18 in punto: vorrei che anche le famiglie venissero qui, in un ambiente sano in cui si può vedere una partita e divertirsi. La squadra vincente è la base, ma per riempire il palazzo, soprattutto per le partite con club meno blasonati, serve altro. Qui vedo potenzialità inespresse che possono essere liberate. Stiamo vedendo tutti che il futuro delle società sportive si base su valorizzazione del brand e delle strutture”.

“La palla ora passa alla città – ha detto Bulgarelli senza mezzi termini – perché noi stiamo puntando sulla qualità e vogliamo arrivare ai playoff. Non ho problemi a sbilanciarmi e se non riusciremo nell’intento sarà perché lungo il percorso avremo commesso degli errori. Però non dimentico il passato e per questo ci tengo a dire grazie ad Adriano Furlani, perché col suo lavoro ci ha consentito di mantenere la categoria. E’ noto quanto io lo apprezzi, ma gli investitori hanno deciso di voltare pagina, puntando su un profilo diverso. Il proposito è quello di prendere i migliori visti fino a qui finora: Martelossi che ha fatto i playoff nelle ultime quattro stagioni, Cortese che è stato un grande capitano, Rush che magari non è il più forte tra gli americani, ma dà garanzie dal punto di vista morale. In passato abbiamo fatto l’errore di aver rinunciato a uomini che ci hanno portato alla vittoria: non succederà più”.

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