Il centravanti non sarà Paloschi, l’accordo Chievo-Atalanta regge. Si studiano le alternative

Nello spazio di un weekend il velato ottimismo che circondava il possibile affare-Paloschi sembra essere già svanito. Almeno è questa la sensazione che si ricava dopo un’altra giornata intensa sui tre fronti della trattativa: Bergamo, Verona, Ferrara. La storia ormai ha contorni chiari: Atalanta e Chievo, società in ottimi rapporti, sono praticamente d’accordo per un trasferimento a titolo definitivo di Paloschi per una cifra non inferiore ai sei milioni di euro. Che sia acquisto immediato o prestito con obbligo di riscatto cambia poco: il club di Campedelli farà un consistente investimento per riportare a Veronello il figliol prodigo partito a gennaio 2016.

La SPAL, nel corso della settimana scorsa, aveva lavorato con grande pazienza attraverso il dg Vagnati per un clamoroso inserimento nella trattativa e sembrava effettivamente essersi creato uno spiraglio promettente dopo i continui contatti con Tullio Tinti, che di Paloschi è l’agente. Vagnati sarebbe riuscito a strappare un “sì” al giocatore, ma restava da convincere l’Atalanta. Società che su Paloschi ha puntato con decisione un anno fa e non intende fare sconti, cedendo il giocatore in prestito senza obbligo di riscatto. Alla SPAL ci hanno riflettuto, ma la scoglio del prezzo appare oggettivamente troppo alto. Anche un’ipotesi di un maxi-affare con l’inclusione di D’Alessandro (esterno d’attacco, 1991) e Radunovic (portiere, 1996) sembrerebbe tramontata. Il primo potrebbe anche essere portato in ritiro da Gasperini in attesa di essere valutato. A meno di colpi di coda, che però non sembrano all’orizzonte, Vagnati getterà la spugna per buttarsi immediatamente su altri obiettivi, meno complicati da agganciare. Nelle ultime settimane si era parlato di Iemmello e Matri, entrambi in uscita da Sassuolo.

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