Come se la passa LoSpallino.com? Uno sguardo indietro e tre propositi per il futuro

Il giorno in cui la squadra parte per il ritiro in genere segna sempre in maniera solenne l’inizio di una nuova stagione. Anche a livello strettamente verbale. Si parla già al presente del campionato che verrà e si mandano idealmente in archivio i dieci mesi precedenti.
Non è nello stile della nostra redazione essere autoreferenziale, ma per una volta vorremmo parlare un po’ anche noi di quanto abbiamo fatto e di quello che vorremmo fare in futuro. Un po’ come fanno giocatori, tecnici e dirigenti quando vengono interpellati dalla stampa in questo momento della stagione.

Innanzitutto il richiamo il titolo. Come se la passa LoSpallino.com? Se guardiamo ai numeri, cosa che tendenzialmente ci piace fare, bene. Non saremo il New York Times, ma il nostro pubblico c’è, è numeroso e ne siamo orgogliosi. Nello spazio di un anno siamo passati dal servire una comunità di quasi 200mila lettori a una di oltre 300mila e il trend continua a crescere (i dati vengono da Google Analytics).

il dato di riferimento luglio 2016 / luglio 2017

Crescono le sessioni e di conseguenza il numero di pagine aperte e visualizzate. Merito ovviamente della SPAL che nello spazio di due anni solari è passata dalla Lega Pro alla serie A, generando un’onda di attenzione senza precedenti.

il dato di riferimento luglio 2015 / luglio 2016

A ruota della SPAL però bisogna anche saperci stare, per adattarsi in fretta ai cambiamenti che i salti di categoria inevitabilmente impongono. Credeteci che non è poco riuscire a farlo senza un editore alle spalle, con un’età media del gruppo redazionale sotto i 30 anni (28 e 9 mesi, per la precisione) e un’organizzazione che a dispetto degli ormai otto anni di esistenza è ancora quella di una startup. Chi ci vuole male ci prende come degli occasionali del giornalismo, dei ragazzi che provano a giocare al mestiere nel mondo dei grandi. Sarà, ma in organico abbiamo otto iscritti all’Ordine dei Giornalisti come li possono avere le altre testate e abbiamo dimostrato con i fatti di poter fare questo lavoro. Con dedizione, professionalità e quel tocco di spensieratezza che non deve mai mancare quando si parla di sport. Chi ci segue da un po’ sa che abbiamo sempre provato a privilegiare la qualità. Non sempre ci siamo riusciti e abbiamo commesso i nostri errori, talvolta anche banali. Ci è toccato fare i conti con problemi tecnici e ritardi e questo ci è valso delle giuste critiche. Così come con cadenza periodica ne incassiamo per la linea editoriale, sia da chi pensa che sia troppo accondiscendente nei confronti della SPAL, sia da chi ritiene che non la si dovrebbe mai criticare (ed è successo) dopo un episodio negativo.

Continuiamo a sentirci tifosi al servizio di altri tifosi, ma senza rinunciare allo spirito critico. L’anno al seguito della SPAL in serie B ci ha insegnato tante cose nuove e non c’è neanche stato il tempo di adattarsi che subito ci si è trovati sballottati in questo pianeta alieno che è la serie A. Roba vista da sempre in tv o attraverso le pagine web e dei quotidiani, di cui avevamo coscienza solo da osservatori o da partecipanti al fantacalcio. Un mondo che inquadra la stampa in modo ben preciso: irrigidendo le procedure e i requisiti d’accesso, consentendo un accesso particolarmente regolamentato. Corsia privilegiata per chi paga (tanto), – tipo le televisioni – gli avanzi per chi rimane. I protagonisti inevitabilmente vengono tenuti a debita distanza dalla gente e dagli addetti ai lavori e inevitabilmente tutto diventa omologato, standardizzato e anestetizzato. I giocatori, nella migliore delle ipotesi, affidano i loro pensieri ad account sui social network ed è da lì che i giornalisti sportivi (“Oggi sono pettinati bene, ma sono spacciatori di niente“, ebbe a dire Gianni Brera) devono pescare sensazioni e pensieri vari. Oggi sarebbe del tutto impensabile vedere un Rivera intervistato sul tram da Beppe Viola o Di Canio tenere una rubrica (volutamente demenziale) a Mai Dire Gol sul vestiario dei suoi colleghi calciatori. “Meno i giocatori parlano e meglio è” ci siamo sentiti dire una volta da qualcuno di importante, ma anche: “Certe cose non ve le possiamo far fare: non siamo più in Lega Pro“.

Per cui come la racconti una SPAL in serie A dove la precedenza ce l’hanno i grandi network? E’ dal 13 maggio che ci pensiamo. Facendo sostanzialmente tre cose: privilegiando il punto di vista locale, di una città e di una popolazione che vive la serie A dopo mezzo secolo; fornendo punti di vista, opinioni e analisi sulle questioni d’attualità e facendo ordine nel flusso sempre più corposo di informazioni che provengono da altre fonti. Siano esse colossi televisivi o il giornalino della parrocchia. Per dare un quadro d’insieme, provare a fare il più possibile chiarezza, ridurre il rumore di fondo. Vorremmo anche aprirci sempre di più alle collaborazioni. Ce ne sono già: quella proficua con RadioSound nata un anno fa, quella del tutto dissacrante con i ragazzi di Spalmeme’s. Ne arriveranno altre, ci stiamo già lavorando.

Ultimi, ma non ultimi: i soldi. “Ma come fa LoSpallino a restare in piedi?” si chiedono in tanti. D’altra parte non chiediamo un singolo euro ai lettori, anche se più di qualcuno si è offerto di pagare una sorta di sottoscrizione, tipo un abbonamento. Bisogna ringraziare chi crede in noi. Chi decide di usare la nostra testata come veicolo per mettere in vetrina i propri marchi e le proprie attività. Nicola di Derby Sport, Luca di Clandestino, Stefano di Spidergas, Mario de L’Osteria i Bassotti… e diversi altri che lungo il percorso hanno fatto un pezzo di strada con noi. Senza la loro vicinanza e amicizia non saremmo online. Di questi tempi qualcun altro si sta avvicinando e questo ci fa ben sperare per il futuro. Vada come vada, saremo sempre con voi, mettendoci tutto quello che abbiamo.

Alessandro Orlandin e la redazione de LoSpallino.com

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