A Neymar preferisco Paloschi: appunti di un innamorato di SPAL a 15 giorni dal debutto

Una lunga estate calda, sudiamo solo a pensare, l’acqua ci inumidisce le idee. Ma siamo qua, sul tetto del calcio italiano, con Mazza c’è stata la gloria, con Colombarini pure. Siamo tornati dove la mia generazione non c’è mai stata. Un estate di code, polemiche, troppe parole, troppi commenti. Non so voi, ma io sono ancora inebetito da Terni, non ho fretta che inizi la serie A, non ho voglia di vedere il Chievo o il Sassuolo, ma neppure Juvemilaninter, io ho voglia di vedere la mia squadra. Ho voglia di spAL.

Vi dico di più, avere lo stadio più piccolo, il budget più ridotto, gli stipendi più bassi, il gestore informatico più incasinato, la coda per gli abbonamenti più lunga, mi riempie di orgoglio. Ma che vi credete, la serie A, ha un senso solo se ci siamo noi. Che vi frega di un branco di pancioni miliardari che acquistano calciatori al prezzo di una multinazionale? Come possiamo invidiare, squadroni o squadrette che giocano al monopoli coi soldi di chissà chi? Non vedo l’ora di rientare a casa mia. Nella mia curva, tra la mia gente, poi Tuttocuoio o squadrone metropolitano, cambia davvero tanto? No ragaz, non fraintendetemi, non rimpiango nulla delle nostre tribolazioni passate, ora siamo nell’unico posto che ci meritiamo, nell’unica categoria che dà dignità alle fatiche ed agli sforzi di una città e di una popolazione. Volevo sottolineare solo il fatto che noi siamo la SPAL, mentre tutte le altre sono squadre di calcio (cit.).

Che ci frega di Neymar, noi abbiamo Paloschi, che ci frega di Dybala noi abbiamo Antenucci, che ci frega di Marchisio, noi abbiamo Schiattarella. Non abbiamo niente da invidiare a nessuno, credetemi. Chi è abituato a vincere ha la puzza sotto il naso della contessa padrona della fabbrica, noi siamo gli occupanti di quella fabbrica, noi siamo quelli che lottano. Le battaglie non si perdono mai, diceva un tizio e così sarà. Tranquilli i nostri oracoli di Delfi, si sono già espressi e quindi niente paura, affrontiamolo questo campionato con l’arroganza e strafottenza di chi è arrivato in paradiso passando per l’inferno. Nessuno ci ha regalato niente.

Il presidente, il direttore, il mister sono quanto di meglio ci sia nel calcio, sono l’espressione della nostra dignità. Io dopo il Bari e la festa sono riuscito a staccare la spina, anche perché fisicamente ci avrei lasciato le penne, se il campionato fosse durato anche 45 minuti in più. Non ho giudizi sui giocatori, non mi interessa la polemica del ferrarese imbruttito su qualunque cosa. Ho fiducia nelle persone che compongono questo miracolo, negli uffici, in campo e sugli spalti. Il nostro obiettivo è già raggiunto, siamo in serie A. Ma nessuno creda di farci paura. Davide e Golia, Ulisse e Polifemo, l’elefante ed il topo. Noi siamo l’Ars et Labor, la nostra maglia è a righe (strette) bianche e azzurre, ed in più, e lo dico per voi squadre avversarie, vincere in casa nostra porta pure sfiga (a voi).

Non lo so quali saranno le mie emozioni quando risalirò i miei gradoni alla prima di campionato, ma non credo saranno molto diversi da quelle che ho provato nei quarant’anni precedenti. Le gambe tremeranno, avrò i condor nello stomaco al posto delle farfalle, la mia sudorazione aumenterà, mi si induriranno i muscoli delle gambe, i battiti cardiaci a centotrenta a riposo. Insomma tutto normale. Abbraccerò gli amici, stempereremo la tensione con una birretta (vera), ci racconteremo una valanga di cazzate, alzeremo i due aste e canteremo fino alla morte (tua), qualunque squadra si presenterà sul nostro campo. Perderemo tempo ad indicare i top player degli avversari? Io no, anche perché conosco pochissimi giocatori di serie A.

Ammirerò Lazzarino e Pa sfrecciare sulle fasce, Ante7 far impazzire il Chiellini o il Bonucci di turno, Alex parare un rigore a De Rossi, insomma io ammirerò i miei colori, come ho sempre fatto da quando sono bambino. Proverò compassione per quei pochissimi che fremeranno e si emozioneranno per vedere lo squadrone cittadino, io il mio squadrone lo sogno dalla fine degli anni Settanta, veste i colori del cielo, fu fondato dai salesiani nel 1907 e quest’ anno dopo quarantanove primavere giocherà in serie A. Lunga vita a tutti noi.

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