Lavagna tattica, episodio 1: come cambia il centrocampo della SPAL con Rizzo, Viviani e Grassi

A partire da agosto 2017 LoSpallino.com allarga il raggio delle sue collaborazioni includendo nel suo palinsesto anche l’approfondimento di carattere tecnico-tattico. Per farlo conterà sul contributo di Michele Tossani, classe 1978, analista tattico già collaboratore di realtà importanti come Rivista Undici e Il Napolista. Interviene anche su Radio Blu Toscana e Italia7 ed è autore di libri, tra cui “L’altro Mago. Mourinho dopo Herrera” edito da Limina

La SPAL di Leonardo Semplici si appresta ad affrontare il torneo di Serie A (dove torna per la prima volta quarantanove anni dopo l’ultima esperienza) con tutte le incognite che possono accompagnare una neopromossa alle prese con la massima serie. Per affrontare la Serie A, la squadra della famiglia Colombarini sta operando sul mercato di buona lena, cercando di adeguare la rosa ai difficili impegni della stagione che sta per cominciare.
Dal punto di vista tecnico/tattico, alcuni dei cambiamenti maggiori si sono avuti a centrocampo, zona nevralgica nella costruzione di una squadra. Qui infatti sono stati inseriti alcuni dei nuovi acquisti come Alberto Grassi, Federico Viviani e Luca Rizzo e Pa Konate. Premettendo che ci sono ancora diversi giorni prima della chiusura della sessione estiva di calciomercato che cambiamenti dobbiamo attenderci, ad oggi, nel centrocampo degli estensi?Semplici ha utilizzato il 3-5-2 come sistema base nella cavalcata che ha riportato la SPAL nel calcio che conta e questo sarà ancora una volta lo schieramento tattico di partenza all’inizio di questa stagione. Il tecnico toscano ha utilizzato una versione elastica del 3-5-2 che spesso, in fase offensiva, si proponeva come un 3-5-1-1 con una delle due punte che arretrava per giocare come trequarti nella zona di rifinitura alle spalle del centravanti.
In fase di non possesso il 3-5-2 diventava un 5-3-2 con i difensori centrali stretti e con gli esterni che si abbassavano e con la squadra che, tendenzialmente, assumeva un atteggiamento attendista con baricentro basso o molto basso con difesa a volte posizionale, a volte incentrata maggiormente sull’uomo. Questo atteggiamento permetteva alla squadra di Semplici di creare campo alle spalle della linea difensiva avversaria, spazio che veniva poi sfruttato con efficaci ripartenze. È probabile che, dato il maggior tasso tecnico delle squadre di Serie A, questo tipo di atteggiamento potrà verificarsi spesso nella stagione 2017/18.
Come ogni impostazione tattica, anche quella di difendere bassi ha i suoi pro e i suoi contro. Fra questi ultimi vi sono il fatto di far avvicinare alla propria porta squadre con elementi dotati di tecnica e velocità in grado di far saltare il bunker difensivo spallino e la maggior difficoltà che si incontra in serie A nello sviluppare un contropiede lungo, vale a dire con molti metri in avanti da conquistare.Fatte queste premesse, andiamo ad analizzare come potrebbe cambiare il centrocampo ferrarese con i nuovi innesti. La SPAL di Semplici ama la costruzione dal basso, a partire dalla difesa. Questa costruzione però non è particolarmente elaborata: non disponendo di fini palleggiatori dietro, Semplici chiede ai suoi tre difensori centrali di giocare velocemente palla in avanti. Spesso questa disposizione tattica si sviluppa mediante la ricerca immediata di una delle due punte che può poi eventualmente appoggiarsi dietro sulla mezzala o sull’esterno di centrocampo. Le due mezzali hanno comportamenti molto elastici in fase di possesso palla: generalmente l’interno sul lato forte tende ad occupare il proprio half-space con l’esterno che si alza.

Ma la mezzala sul lato palla può anche allargarsi per occupare una posizione esterna più avanzata rispetto a quella del laterale oppure può aggredire la profondità cercando di colpire la zona fra centrale e terzino avversario. L’interno di centrocampo sul lato debole invece si alza andando a supportare il centravanti ina una specie di 2-1 col trequarti.

I biancazzurri quindi arrivano ad occupare la zona offensiva attaccando posizionalmente con cinque giocatori, garantendosi sia ampiezza che profondità tramite l’occupazione di tutti e cinque i corridoi verticali, cercando poi di portare molti uomini nell’area avversaria in fase di conclusione dove la SPAL non disdegna di arrivare tramite cross.

Un esempio recente di fase offensiva della SPAL

Per svolgere questi compiti la SPAL ha bisogno di avere in rosa mezzali con discrete capacità di palleggio ma anche con buone qualità negli inserimenti offensivi. Luca Mora risponde a queste caratteristiche ed è facilmente ipotizzabile una sua conferma nell’undici titolare che approccerà questa stagione.

L’importanza delle capacità di inserimento di Mora

Anche Grassi e Rizzo hanno caratteristiche da mezzali di corsa con buoni tempi di inserimento quindi in teoria, indipendentemente dal loro livello tecnico (e, per quanto riguarda Rizzo, anche dalle sue condizioni fisiche) entrambi sono adatti a svolgere il ruolo di interni al fianco del play.

Le capacità di inserimento di Rizzo

Per quanto riguarda quest’ultimo ruolo, la SPAL ha cercato in questo mercato un giocatore con esperienza di serie A. La scelta è ricaduta su Viviani, ex Verona e Bologna. Talentuoso centrocampista, prodotto del prolifico vivaio della Roma, il 25enne ha buone qualità di palleggio ed una discreta visione di gioco.

Un saggio delle qualità balistiche di Viviani

Dotato sui calci da fermo (sia per i tiri diretti in porta sia per essere utilizzato in schemi su calcio piazzato, una delle armi tattiche sfruttate dalla SPAL di Semplici la scorsa stagione), Viviani ha in parte ripercorso tatticamente lo sviluppo di un Andrea Pirlo o di un Fabio Liverani, vale a dire di un trequartista trasformato poi in regista davanti alla difesa (operazione eseguita da Andrea Stramaccioni nelle giovanili giallorosse). Questo passato offensivo lo si rivede nella propensione di Viviani ad attaccare in verticale la metà campo avversaria, zona nella quale cerca di sfruttare le sue qualità nei passaggi (84.8% di precisione nella scorsa annata) e il suo tiro dalla distanza. Una certa lentezza, dovuta anche alla stazza (1.80 per 75 chili) e il fatto di giocare quasi esclusivamente con un piede solo hanno contribuito in parte a limitarne la carriera fino ad ora. A Ferrara Viviani avrà la possibilità di riproporsi nuovamente ai vertici del calcio italiano.

a cura di Michele Tossani

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