Zigoni e la SPAL, il lieto fine si ferma alla serie B. Il Cobra: Peccato, sentivo mia questa maglia

Un dolorino, un raffreddore, una scelta tecnica o anche semplicemente la sfortuna ha impedito a Gianmarco Zigoni di chiudere la sua avventura con un conto tondo, 100. Il Cobra si ferma a 99 presenze in biancazzurro tra serie B, Tim Cup, Lega Pro, coppa di Lega Pro e Supercoppa annessa. Nel sacco 36 gol, in pratica uno ogni tre partite o qualcosa in più.
Da giovedì Zigoni è un nuovo giocatore del Venezia, in serie B. Il Milan gli ha allungato il contratto in scadenza 2018 per prestarlo alla squadra di Inzaghi, ma con obbligo di riscatto in caso di salvezza. Se i lagunari rimarranno in B, per lui scatterà un triennale che potrebbe tenerlo a lungo sotto le insegne di San Marco. Ma prima di salpare a bordo di un vaporetto, è il caso di guardare indietro un’ultima volta al profilo del Castello…

Zigo, senza girarci troppo attorno, partiamo dalla prima domanda che viene spontanea: quanto ti rode non poter giocare in serie A con la SPAL?
“Beh inizialmente tanto, anche perché dopo aver vinto due campionato così era normale voler continuare con la maglia della SPAL. Ero convinto che avrei potuto dare il mio contributo anche in serie A. Ho letto tanti articoli sulla mia situazione, però bene o male so che una trattativa vera non c’è mai stata. Quando ho capito che la SPAL puntava ad altri obiettivi ho iniziato a guardarmi attorno perché le proposte non mancavano. Ovviamente mi dispiace non essere più lì, però il calcio funziona così e me la sono messa via”.

Per cui la SPAL non ti ha mai cercato in questi mesi?
“Non proprio, perché il mio procuratore e Vagnati si sono sentiti in diverse occasioni, ma si è sempre trattato di un sondaggio. Non si è mai andati in una direzione di un sì definitivo o di un no definitivo. Per cui un mese fa abbiamo capito che non c’erano i presupposti. La SPAL era la mia priorità e una volta scartata ho iniziato a valutare altre proposte e quella del Venezia mi è sembrata la migliore”.

Si è anche detto che il Milan chiedeva un milione per farti partire e questo ha fatto desistere la SPAL.
“Se avessero dovuto pagarmi tutto subito il costo era abbastanza alto, infatti anche il Venezia ha fatto un accordo per il quale inizialmente il trasferimento sarà in prestito e poi ci sarà l’obbligo di riscatto in caso di salvezza. Però questo dimostra che se la SPAL avesse voluto prendermi, una strada si sarebbe trovata”.

Hai firmato per il Milan nel 2011, a neanche vent’anni, e col successivo rinnovo sei rimasto legato ai rossoneri, pur non rientrando mai nei loro piani. Nel frattempo sei stato prestato addirittura otto volte, di cui tre alla SPAL. Non ti è capitato di sentirti prigioniero del contratto che avevi lì?
“Un po’ sì. Quando si è molto giovani è un’altra cosa, ora che sono più maturo ovviamente può essere un limite e infatti il mio obiettivo era puntare a un trasferimento definitivo, visto che ero in scadenza”.

Poco tempo fa tuo padre aveva messo in dubbio la tua permanenza alla SPAL, dicendo che già in B avevi trovato poco spazio. Lo pensi anche tu?
“Beh per quello ho dato avrei meritato un po’ di spazio in più e dentro mi rodeva un tantino, soprattutto per la seconda parte di stagione. Ma è comunque un’idea che ho messo da parte perché quando ho giocato ho fatto il mio dovere, facendo dei gol e quindi ero contento. Per me e per la squadra, visto che abbiamo fatto cose incredibili”.

Ti pesa dover sempre fare i conti con l’ombra di tuo padre, della sua carriera e del suo carattere estroverso? 
“Lui quando vede le partite cerca sempre di aiutarmi, dicendomi cosa non va bene e dandomi suggerimenti. Però non mi sento più ‘il figlio di Zigoni’, penso di essermi levato di dosso questa etichetta già da qualche anno, dimostrando di poter avere una mia carriera e di poter migliorare. Da piccolo senz’altro mi dava un po’ fastidio perché tutti mi chiedevano di lui, però anche lì era questione di farci l’abitudine. Oggi è cambiato tutto e anzi mi fa piacere quando mi chiedono di papà”.

Tabelle alla mano, chiudi la tua storia alla SPAL con 99 presenze complessive e 36 gol, di cui 33 in campionato. Numeri di tutto rispetto che ti collocano al tredicesimo posto tra i migliori marcatori della storia della SPAL.
“Eh, l’ho letto da qualche parte, a volte il conto si ferma al solo campionato. Sono bei numeri. So quello che ho dato alla squadra in questi due anni e mezzo e ne vado fiero. Penso di essermi ritagliato un posto nella storia della SPAL assieme ai miei compagni per aver riportato la squadra in categorie che mancavano da tantissimo tempo. E’ scontato dirlo: porterò la SPAL sempre nel cuore e non la dimenticherò mai”.

Ora ripartirai dalla B, ma la domanda è lecita: Gianmarco Zigoni è da serie A?
“Se lo chiedi a me ti dico di sì, mi sento pronto sotto ogni punto di vista, soprattutto quello mentale. Poi nessuno conosce il futuro, quindi non abbiamo possibilità di dire come sarebbe effettivamente andata. Però nel calcio ognuno fa le sue scelte e pazienza”.

Quanto c’è di mister Semplici in questa tua crescita tecnica e psicologica?
“Il mister mi ha senz’altro dato grande fiducia e con la sua idea di calcio andavo a meraviglia, per cui gli sono grato soprattutto per la pazienza che ha avuto. Invece la maturazione sotto il profilo umano la devo soprattutto a una persona che mi è stata vicina”.

Parlavamo di tuo padre prima. Lui è noto per essere stato un personaggio sopra le righe, mentre tu hai un carattere più riservato. Come gestisci la tua popolarità fuori dal campo?
“Ormai è da qualche anno che gioco quindi è normale che la gente mi riconosca, poi dipende sempre dal posto. Personalmente la vivo con una buona dose di serenità, anche perché non sono Inzaghi (ride) che non riesce a girare per strada. A Ferrara comunque era bello essere salutati dalla gente, ma mai in maniera opprimente”.

Invece che rapporto hai con le critiche?
“E’ normale dare un’occhiata ai giornali e ai social, però io tendo ad evitare. Le critiche non piacciono a nessuno e quindi bisogna ascoltare solo chi ti è vicino, il resto è sostanzialmente rumore di fondo”.

A Ferrara ti è mai capitato di leggere qualche giudizio troppo severo?
“Personalmente non mi ricordo di essere mai stato criticato, anzi, al ‘Mazza’ ho sempre sentito un affetto enorme nei miei confronti, soprattutto nell’ultimo anno”.

Vale anche per la stampa?
“Direi che non c’è mai stato alcun problema. Magari quando uno è all’inizio e lo si deve conoscere capita di dargli qualche giudizio, ma per me non ha mai influito”.

Tanti addetti ai lavori, tra cui dirigenti e calciatori, sostengono che la stampa dovrebbe andarci piano con i giudizi perché un articolo può cambiare la traiettoria di un calciatore. Tu come la vedi?
“Non saprei. Ormai si scrive un po’ di tutto e anche la minima cosa viene ripresa da altri, fino a diventare una verità, anche se in realtà la notizia in origine non era vera. Forse da questo punto di vista ha un impatto, ma non so fino a che punto”.

Torniamo al campo. Di 36 gol quali sono stati il più bello e il più emozionante?
“Possono sceglierne più di uno per categoria?”

Accomodati.
“Allora i più belli direi quello contro la Pro Piacenza al primo anno (video), stop in area, pallonetto per superare il difensore e destro sul palo lungo. Poi quello col Vicenza a settembre dello scorso anno, il mio primo in B, destro da fuori area in corsa (video). Mentre tra quelli più emozionanti metto senz’altro il gol contro l’Arezzo nel giorno della promozione in B (video) e la doppietta al Bari nella serata in cui abbiamo festeggiato il primo posto (video)”.

Anche perché grazie a quella ti sei intascato il premio per la doppia cifra.
“(Ride) Sì sì infatti”.

Se l’arbitro te l’avesse convalidato, avresti inserito quello con la Pro Vercelli?
“Quello sarebbe stato stupendo e mi è dispiaciuto, ma alla fine le cose sono andate comunque per il meglio. Anche perché nel finale di stagione ho visto la maggior parte della squadra davvero stanca”.

Dal gennaio 2015 sei stato uno dei punti fermi dell’attacco mentre andavano e venivano giocatori diversi. Quale è stato il più forte col quale hai giocato?
“Senz’altro Mirco Antenucci perché quest’anno oltre ai gol ha fatto vedere di saper fare tutto ed è un uomo squadra. Con lui mi sono sempre trovato alla grande. Comunque anche Floccari non è da meno, dieci anni in serie A non si fanno per caso. Solo che con lui ho avuto meno opportunità di giocare”.

Se invece potessi portare via un giocatore alla SPAL chi sceglieresti?
“Ti dico Luca Mora perché è un giocatore di quantità e qualità e oltretutto è un ragazzo simpaticissimo, farebbe comodo a qualunque squadra e sono sicuro che anche in serie A farà molto bene”.

Ti aspettavi che potesse diventare così determinante?
“Inizialmente no, anche perché in serie C faceva un ruolo molto diverso. Non era facile adattarsi come mezzala, invece lui è stato bravo e ha fatto una stagione dal rendimento incredibile, con addirittura sette o otto gol”.

Cosa ti mancherà di Ferrara e della SPAL?
“Abitando in centro ho vissuto la parte migliore della città e mi sento di dire che è difficile trovare un posto così bello in cui vivere. Mi mancherà passeggiare per le vie del centro e incontrare la gente che è sempre stata gentilissima con me. Ferrara è il posto in cui mi sono fermato più a lungo, quindi inevitabilmente mi mancherà. Come mi mancherà entrare al Mazza e vedere la curva Ovest. Dico la verità, la maglia biancazzurra ormai la sentivo mia e di certo porterò con me tutti questi ricordi per tutta la vita. Però la carriera del calciatore è fatta così e bisogna voltare pagina e guardare avanti”.

Adesso la tua maglia è quella del Venezia. Come è nata questa scelta? Sappiamo che c’erano anche altre proposte.
“Sì, altre due squadre mi avevano offerto un contratto, però ho voluto andare a Venezia perché c’è mister Inzaghi. Mi ha cercato fin da metà giugno, così come il direttore Perinetti, per dirmi che ero la loro prima scelta”.

Tra l’altro la tua unica apparizione in serie A risale al 2010, a San Siro, e in quella occasione entrasti proprio per sostituire Inzaghi (Milan-Lazio 1-1).
“Ci ho pensato e devo dire che è un po’ strano. Non posso certo dire che Inzaghi sia stato un mio compagno di squadra, ma è capitato di fare qualche allenamento e poi appunto c’è stato l’esordio a San Siro con lui che usciva e io che entravo. Mi fa molto piacere ritrovarlo e non vedo l’ora di essere a sua disposizione”.

Sulla carta dovrebbe essere l’allenatore ideale per un attaccante che vuole migliorare.
“Eh sì, penso che per carattere sia un allenatore che gioca all’attacco, quindi spero possa insegnarmi molto soprattutto nei movimenti in area. Faccio fatica a pensare a uno migliore di lui in questo aspetto”.

Nella serie B di quest’anno ritroverai almeno una dozzina di ex spallini tra i quali Giani, Arini, Beghetto, Castagnetti, Ceccaroni e infine Finotto che è appena andato a Terni. Chi segnerà di più tra te e lui?
“(Ride) Spero io! Però non è una gara ed a Mattia auguro lo stesso di farne tanti, perché è di proprietà della SPAL e se dovesse fare una bella stagione potrebbe tornare a casa e dare il suo contributo”.

Ti sei già dato un obiettivo personale in materia di gol?
“Ovviamente ho delle cifre a cui vorrei arrivare, ma non è il caso di dirle perché non porta mai bene, quindi le tengo per me”.

Quindici gol bastano?
“(Sospira) No davvero, facciamo il conto a fine stagione”.

Invece che stagione farà la SPAL secondo te?
“La serie A è un campionato difficilissimo e faccio fatica a fare dei pronostici. Vedo sei squadre potenzialmente a rischio e quindi sarà una lotta davvero dura. Però la SPAL si è rinforzata prendendo tanti giocatori e penso non sia finita qui. In più le altre neopromosse non mi sembrano così avanti. Di certo so che si vedrà anche quest’anno la mano di Semplici. Il calendario ha riservato un inizio difficile, soprattutto con le trasferte, ma penso che i ragazzi si faranno valere”.

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